
Osnato (Fdi) sulle tredicesime: «Sostituire l’Irpef con una imposta del 15% o del 10% produrrebbe un risparmio netto in busta paga tra 200 e 500 euro, a seconda del reddito». Per le imprese «bisogna dare piena operatività a nuovo iper-ammortamento e credito Zes».
Il cantiere manovra, l’ultima legge di Bilancio del governo Meloni, è ormai aperto. E in vista dell’autunno si susseguono le ipotesi allo studio dei tecnici dell’esecutivo e delle forze di maggioranza. Il solco da seguire è stato tracciato dalla premier, Giorgia Meloni, che ha indicato nelle misure che sostengono il lavoro e la famiglia le priorità da consolidare. Sullo stesso tracciato è intervenuto, in una intervista a ilSussidiario.net durante il Meeting di Rimini, il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato (Fdi).
Per Osnato, nel 2027 «vanno rinnovate la detassazione degli aumenti da rinnovi contrattuali e il bonus mamme. L’imposta all’1% sui premi di produttività è già valida per il 2027, mentre vanno mantenuti il bonus nuovi nati, il bonus nido e il sostegno alle spese essenziali». Con la scorsa manovra è salito da 40 a 60 euro mensili il bonus mamme per le lavoratrici madri dipendenti (con esclusione dei rapporti di lavoro domestico) e le lavoratrici madri autonome iscritte a gestioni previdenziali obbligatorie autonome (comprese le casse di previdenza professionali e la gestione separata) con due figli e fino al mese del compimento del 10° anno da parte del secondo figlio, titolari di un reddito da lavoro inferiore a 40mila euro annui. Per le imprese, ha aggiunto Osnato, «bisogna dare piena operatività al nuovo iper-ammortamento e al credito Zes, già programmati fino al 2028, sostenere ricerca e innovazione e rafforzare i contratti di sviluppo. La Nuova Sabatini dispone già di 450 milioni per il 2027: bisogna fare in modo che si traducano rapidamente in nuovi investimenti delle Pmi rafforzando la dotazione qualora le richieste superino le risorse disponibili».
Un’altra misura sul tavolo è la detassazione della tredicesima, sulla quale non si applicano le detrazioni da lavoro. «Sostituire l’Irpef ordinaria con una imposta del 15% o del 10% – ha dichiarato Osnato – produrrebbe un risparmio netto in busta paga tra 200 e 500 euro, a seconda del reddito». Sul ceto medio, con la scorsa manovra si è ridotta l’Irpef dal 35% al 33% sullo scaglione tra 28.000 e 50.000 euro. «Una prima ipotesi – ha detto ancora il presidente della commissione Finanze della Camera – è proseguire su questa strada estendendo il 33% fino a 60.000 euro, con un beneficio aggiuntivo fino a 1.000 euro e un costo vicino ai 3 miliardi. Si possono inoltre ridurre ancora le aliquote sulle fasce più basse oppure combinare le più leve. Un punto in meno sullo scaglione attuale costa indicativamente 1,5 miliardi e garantisce un beneficio fino a 220 euro».
Sempre in tema di sostegno ai salari, il governo sta studiando anche la conferma, per il prossimo anno, della tassazione al 15% di indennità e maggiorazioni retributive. Con la scorsa manovra è stato previsto che per il periodo d’imposta 2026, si assoggettano ad una imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 15% le somme corrisposte, entro il limite annuo di 1.500 euro, ai lavoratori dipendenti del settore privato, a titolo di: maggiorazioni e indennità per lavoro notturno (articolo 1, comma 2, del Dlgs 66/2003 e dei Ccnl); maggiorazioni e indennità per lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale (come individuati dai Ccnl); indennità di turno e ulteriori emolumenti connessi al lavoro a turni (previsti dai Ccnl). Sempre con la legge di Bilancio per il 2026 è stato riproposto il trattamento integrativo del 15% sulle retribuzioni lorde per il lavoro notturno e straordinario festivo svolto dal 1° gennaio al 30 settembre 2026. Anche in questo caso si starebbe ragionando su una proroga.
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