Vertice Ue, Meloni: «Con l’Ets industria a rischio». Poi il compromesso. Proroga di 7 giorni dell’alt a Schengen con la Spagna

L’Italia con Visegrad ottiene l’impegno a una valutazione di tutti gli impatti dell’Ets2, ma non il rinvio. Migranti, la richiesta di inserire l’alt ai pull factor e il confronto con Madrid

Il muro dei “frugali” sull’Ets. Lo scontro con la Spagna sull’immigrazione. La flessibilità addizionale legata all’«emergenza» inflazione sollevata insieme alla sola Grecia. Giorgia Meloni ha indossato l’elmetto nella prima giornata di un Consiglio europeo a Bruxelles da tutti considerato «difficile». Per l’Italia di più. E ha incassato nella notte un compromesso sull’Ets, ossia l’impegno a garantire «un mercato del carbonio ben funzionante» e, soprattutto, ad «aggiornare tutti gli impatti dell’Ets2, in particolare per quanto riguarda la sua configurazione e le relative salvaguardie». Non è il rinvio dell’entrata in vigore, ma neanche il silenzio sulla questione.

La premier ha posto al tavolo dei leader il tema della flessibilità aggiuntiva invocata in nome di una corretta interpretazione dei «fattori rilevanti» per il rispetto della regola della spesa al centro del Patto di stabilità. Fonti diplomatiche italiane riferiscono che Ursula von der Leyen non si è espressa, ma «i servizi della Commissione stanno comunque studiando il dossier». Complicato sia dall’esigenza di non mostrare cedimenti sul fronte dei conti pubblici in un momento di agitazione dei mercati sia, soprattutto, dall’altra richiesta italiana di poter utilizzare l’extragettito Iva per alleviare il peso del caro vita su famiglie e imprese, invece che destinarlo alla riduzione del debito.

Ma è sui costi dell’energia e sulla revisione dell’Ets proposta con il ceco Andrej Babiš che si è acceso il confronto. Meloni trova l’unica sponda, in particolare sul rinvio dell’Ets2, del gruppo Visegrad: Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia. Con Babiš ha offerto alla discussione due grafici. Il primo, elaborato sulla base dell’Eu Ets data viewer dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), incrocia l’andamento al ribasso delle emissioni di quote di CO2 con il prezzo in aumento dal 2020. «Le emissioni Ets stanno crollando, ma l’industria europea sta perdendo terreno», recita il commento. Anche se i critici, contrari a tendere la mano a chi ha un mix energetico ancora sbilanciato su gas e petrolio, ritengono che sia la dimostrazione che il meccanismo funziona: l’offerta di emissioni si riduce, dunque il prezzo sale. Aggiungendo che i sospetti di speculazione sono stati smentiti dall’Esma, l’Autorità europea dei mercati.

Il secondo grafico, la cui fonte è Eurostat, mostra la quota in discesa dal 2021 dell’industria (costruzioni escluse) sul totale del Pil europeo, con chimica e fertilizzanti a – 31%, l’acciaio a -16%, il vetro a -10 per cento. «L’Europa si sta deindustrializzando, specialmente nei settori energivori», la diagnosi. Che nelle parole di Meloni, in un confronto durato tre ore, sospeso e poi ripreso, è diventato un appello a fermare il treno prima che deragli, prima che l’industria sia “massacrata”.

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