
A pesare sulle aziende ci sono i rincari energetici ed Ets. Preoccupa anche la domanda debole e la concorrenza extra Ue
«Stiamo vivendo una crisi peggiore di quella del 2022: la domanda, a differenza di allora, è debole. I costi energetici sono aumentati: all’epoca venivamo da anni di prezzi bassi, e i contratti a lungo termine stipulati prima della guerra in Ucraina potevano mitigare lo shock, oggi invece no. Siamo infine sotto grande pressione a causa della concorrenza internazionale sempre più forte dalla Cina: alla prese pure con una domanda debole, ci scarica la sua sovraproduzione». Così Walter Da Riz, direttore generale di Assovetro, sintetizza le criticità della filiera nazionale del vetro. Un settore da 9 miliardi di euro di fatturato, con il 16% di export diretto, 28.800 addetti, 60 stabilimenti di 32 aziende di produzione di grandi dimensioni, più di 300 aziende di trasformazione, 6 milioni di tonnellate di vetro fuso prodotte all’anno: il 17% della produzione Ue che fa dell’Italia la prima manifattura del continente, come certificano i dati dell’associazione.
«I margini si riducono sempre di più e chiuderemo il 2026 con riduzioni della produzione fino al 15% e costi della stessa raddoppiati per i rincari energetici e l’Ets. Siamo già al limite: oltre non possiamo andare, a differenza magari di altri materiali. I nostri impianti, che devono mantenere una temperatura costante di 1.600 gradi, non si possono spegnere e poi riaccendere, né possiamo modulare la [...]
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