Violenza sulle donne, la politica  risponde all’appello all’unità del padre di Lorena Isceri

Meloni assicura: «Continueremo a fare la nostra parte». Schlein rilancia su educazione affettiva e legge sul consenso. Ma Vannacci continua a criticare il reato di femminicidio

«Mia figlia è una brava ragazza, straordinaria, educata, studiosa e dedita allo studio e al lavoro. Aveva tanti sogni e progetti ma ora non li ha più». Franco Isceri usa il tempo presente per descrivere sua figlia Lorena, la donna chiusa nel bagagliaio di un’auto e poi gettata come un oggetto da un viadotto dell’A1 dal suo ex Federico Vella. Lo fa in uno straziante ma lucido appello alla politica, perché «sia unita» nella lotta contro la violenza maschile sulle donne. Un appello a cui rispondono in tanti della maggioranza e delle opposizioni, dalla premier Giorgia Meloni alla segretaria del Pd Elly Schlein. Isolando ancora di più la posizione del generale Roberto Vannacci, che a margine del Forum di Cernobbio ha continuato a criticare il reato di femminicidio.

Chiara la richiesta di questo padre distrutto dal dolore: «Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza e gli strumenti normativi per prendere provvedimenti all’unanimità affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore».

La risposta di Giorgia Meloni, che già venerdì 4 settembre alla festa di Fdi a Bari per il record di longevità del Governo aveva ricordato Lorena, non si fa attendere. La premier rivendica innanzitutto il lavoro svolto in questa legislatura «anche grazie al contributo e al lavoro di tutte le forze politiche presenti in Parlamento»: «Abbiamo raddoppiato le risorse per i centri antiviolenza e le case rifugio, scongiurando anche la possibilità che tante di queste strutture potessero chiudere. Abbiamo reso strutturale e potenziato il reddito di libertà, rafforzato uno strumento fondamentale come il “Codice rosso”, introdotto tra i primi in Europa il femminicidio come reato autonomo».

Ma Meloni ammette che non è sufficiente, riconosce che «tutti noi dobbiamo continuare a cercare soluzioni, a migliorare ciò che già esiste, a fare tutto ciò che è possibile per intervenire prima che sia troppo tardi». Poi la promessa: «Continueremo a fare la nostra parte, fino in fondo. Nel nome di Lorena e di tutte le vittime. Nel nome delle loro famiglie. Nel nome di una società che protegge le donne e la loro libertà». Una libertà che «in Italia non è negoziabile», aveva gridato a Bari tra gli applausi, in evidente polemica a distanza con Vannacci.

Anche i vicepremier prendono posizione. Con qualche distinguo. «Siamo consapevoli dell’immensità dell’abominio che si cela dietro ogni storia di femminicidio, fattispecie di reato che per la prima volta ha introdotto proprio questa legislatura», afferma il leader di Forza Italia, Antonio Tajani. Che, a nome del suo partito, bolla come totalmente distorta l’idea dell’«amore come possesso» concorda sul fatto che lunga è ancora la strada «per diffondere una cultura che sia realmente rispettosa delle donne e che trasmetta la consapevolezza dell’orrore di una visione che porta inevitabilmente alla violenza».

L’altro vice, il leghista Matteo Salvini, si unisce alla vicinanza al papà di Lorena Isceri e difende il reato di femminicidio prendendo nettamente le distanze da Vannacci: «Ridiscuterlo? No, la violenza contro le donne in questo periodo è veramente odiosa, qualcuno la sminuisce, io no». «Occorre denunciare – sostiene – e inoltre che ognuno faccia la sua parte: che la magistratura, così come le forze dell’ordine, intervengano immediatamente con misure adeguate come il carcere preventivo». Unica via, a suo avviso, per prevenire e bloccare la violenza.

Di altro avviso Schlein, che ringrazia Franco Isceri per «la lucidità e la forza di fare richieste concrete e puntuali che sentiamo di fare nostre». «Abbiamo votato all’unanimità misure che hanno rafforzato la repressione – precisa la segretaria dem – ma sappiamo che non bastano se non si aumenta la prevenzione, con maggiori sostegni ai centri antiviolenza che ci aiutino anche nella formazione specifica degli operatori delle forze dell’ordine e delle pubbliche amministrazioni, e con l’educazione al rispetto e all’affettività che dovrebbe essere obbligatoria in tutti i cicli scolastici». Schlein rilancia anche l’esigenza di «una legge di civiltà che chiarisca che senza il consenso, è sempre violenza». Legge prima approvata alla Camera all’unanimità e poi franata per il “no” della maggioranza al Senato.

Sulla stessa lunghezza d’onda, in questo caso, viaggia Giuseppe Conte. «Dobbiamo fare veramente tutto quanto sta a noi, ciascuno per la propria parte – dice il numero uno del M5S – per continuare tante misure normative già adottate. Dobbiamo finanziare i centri antiviolenza e lavorare soprattutto sul piano culturale perché si diffonda una grandissima attenzione e soprattutto si rinnovi si rimuovano quelle quegli atteggiamenti che sono assolutamente maschilisti, che considerano la donna proprietà dell’uomo».

Fuori dal coro Vannacci. «Io vorrei che chi fa del male alle donne e a qualsiasi essere fragile, marcisca in galera. Vorrei che ci fossero, e ci sono già, le pene più dure per queste persone», scandisce a margine del suo esordio a Cernobbio. Nota la sua tesi: sì a un sistema di aggravanti e attenuanti, ma «il reato debba rimanere lo stesso, che è l’omicidio». Ai cronisti che gli chiedono successivamente di spiegare cosa intenda per “esseri fragili” dice: «Fisicamente la donna è più fragile dell’uomo, certamente non psicologicamente, non sempre, però nella generalità dei casi, fisicamente sì. D’altra parte la caccia e la guerra sono sempre state fatte dagli uomini».

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