
Washington minaccia di escludere dal sistema del dollaro chiunque fornisca carburante, assistenza a terra o venda biglietti delle compagnie di Teheran. I collegamenti con alcuni Paesi sono stati sospesi, mentre altri proseguono; il regime minaccia gli aeroporti dei paesi limitrofi se questi bloccheranno i voli iraniani.
Le compagnie aeree iraniane continuano a operare voli internazionali, sfidando le sanzioni che gli Stati Uniti hanno minacciato per le società che forniscono loro servizi. Poche ore dopo l’entrata in vigore delle restrizioni statunitensi, il sito di tracciamento Flightradar24 mostrava già sei voli partiti dall’ Iran e diretti in varie destinazioni internazionali: tre verso la Cina, due verso la Thailandia, uno verso l’Afghanistan.
Intanto il regime ha minacciato di paralizzare gli aeroporti dei paesi confinanti se bloccheranno i voli iraniani. Se questi «collaboreranno con gli Stati Uniti bloccando i voli iraniani, l’Iran farà in modo che i loro aeroporti non possano funzionare», ha affermato mercoledì 23 settembre Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, in un’intervista alla Tv di Stato.
Un agente di viaggi a Teheran ha dichiarato all’Afp che i voli per Baghdad (Iraq), Muscat (Oman), Qatar, Georgia e Azerbaigian sono stati tutti sospesi.
La Georgia ha vietato da lunedì 21 settembre tutti i voli iraniani sul proprio territorio. Da mezzanotte di mercoledì 23 settembre, con l’entrata in vigore delle sanzioni statunitensi gli aeroporti di Baghdad (in Iraq) e Muscat (in Oman) non accettano più voli iraniani.
In Iraq, l’aviazione civile iraniana sta dirottando i voli per Baghdad verso l’aeroporto di Najaf (sempre in Iraq), per cui i voli iraniani rimangono regolarmente programmati secondo il sito web dell’aeroporto internazionale di Teheran. Il governo iracheno non si è ancora espresso sulla questione. Secondo i media iraniani l’Oman sta invece intrattenendo negoziati sui voli con il regime.
Secondo i media iraniani, le rotte verso numerose destinazioni rimangono disponibili, tra cui Cina, Thailandia, Turchia, Armenia, Afghanistan, Pakistan, India, Najaf (Iraq) e Dubai (Emirati Arabi Uniti).
In Cina, un volo operato da Mahan Air è atterrato regolarmente a Guangzhou. Martedì 22 settembre il Paese ha dichiarato di opporre le sanzioni statunitensi, definendole «unilaterali e illegali». La presa di posizione contrasta con le parole del segretario al Tesoro americano Scott Bessent, che dopo un colloquio con il vicepremier cinese He Lifeng aveva descritto i funzionari cinesi come «molto coinvolti» nella campagna di sanzioni contro l’Iran.
In Turchia, Mahan Air ha sospeso i voli su richiesta delle autorità del Paese, ma altri vettori iraniani continuano a operarvi. I voli di Varesh Airlines e Iran Airtour sono atterrati nella città di Izmir. Da una verifica successiva è emerso che, degli almeno sette voli commerciali iraniani con destinazione Istanbul previsti per oggi, solo quello di Mahan Air è stato cancellato. Operativi anche voli della compagnia statale Iran Air, che ha dichiarato martedì 22 settembre di non essere stata informata di alcun divieto di volo da Turchia, Azerbaigian o Iraq che le vietasse di servire questi Paesi.
In Thailandia, il presidente della Airports of Thailand Public Company Limited (Aot), che gestisce dieci aeroporti internazionali, ha affermato di non poter sospendere i voli che rispettano le procedure internazionali. «Non abbiamo ricevuto alcuna normativa o direttiva dal governo thailandese né dal ministero degli Affari Esteri, quindi non possiamo fare altro che accettarli», ha dichiarato. Anche il vicedirettore generale per lo sviluppo economico dell’aviazione presso l’Autorità per l’Aviazione Civile della Thailandia, Sarun Benjanirat, ha riferito che l’autorità di regolamentazione non ha ricevuto alcuna istruzione statale di bloccare i voli.
Le compagnie aeree iraniane «non potranno ricevere carburante o servizi di assistenza all’atterraggio, né saranno venduti biglietti per i loro voli» aveva dichiarato Bessent, annunciando le sanzioni lunedì 21 settembre, specificando che chi non rispetterà il divieto rischia l’esclusione dal sistema del dollaro statunitense, ossia il divieto assoluto di effettuare transazioni commerciali e finanziarie in tale valuta.
Questo comporta la perdita dell’accesso ai conti in dollari e ai circuiti di pagamento mondiali. Le banche estere devono quindi interrompere i rapporti con i soggetti sanzionati per non essere tagliate fuori a loro volta. La conseguenza pratica è il blocco dei pagamenti: diventa impossibile usare carte di credito, ricevere bonifici o pagare materie prime fondamentali come il petrolio. Le aziende colpite non possono più operare sui mercati internazionali, ed enti terzi che aiutano i soggetti sanzionati rischiano di subire la stessa esclusione.
Le sanzioni fanno parte dell’operazione «Economic Outcast», la campagna di pressione economica che gli Usa hanno avviato contro l’Iran quest’estate, nella speranza (rivelatasi vana) di poter soggiogare il regime senza riprendere gli scontri, che si sono poi riaccesi a fine agosto. L’operazione però continua: ad inizio settembre, gli Stati Uniti hanno sanzionato 27 compagnie aeree iraniane e altri 9 soggetti esteri (tra cui intermediari in Emirati, Turchia, Malesia, Kazakistan) legati a Mahan Air, compagnia che secondo Washington avrebbe aiutato Teheran ad acquisire aerei e componenti americani aggirando le sanzioni, oltre a trasportare personale, armi ed equipaggiamento militare per il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Il primo giorno di sanzioni aeree mostra un’applicazione a macchia di leopardo tra chi si adegua completamente come la Georgia o parzialmente come l’Iraq, chi sfida apertamente le restrizioni come la Cina, e chi resta in un limbo normativo come la Thailandia. Il settore dell’aviazione iraniana è già da anni bersaglio di sanzioni e non è ancora chiaro quale sarà il pieno impatto e quali altri Paesi si adegueranno. Ma la minaccia di Rezaei cambia la posta in gioco, portando in campo il rischio di una ritorsione diretta dell’Iran contro l’aviazione civile dei Paesi vicini, con Iraq, Oman, Georgia e Azerbaigian in testa, proprio i Paesi che finora si sono adeguati o stanno negoziando con Teheran. Questi dovranno scegliere se allinearsi alle sanzioni Usa rischiando ritorsioni sui propri scali, o continuare ad accettare i voli iraniani sfidando Washington. Da questa scelta dipenderanno i nuovi equilibri aerei nella regione.

