Volkswagen mette la settimana da 35 ore nel mirino per tagliare il costo del lavoro

Il gruppo, che ha in programma decine di migliaia di esuberi e minaccia la chiusura di quattro stabilimenti in Germania, ha disdetto quasi tutti gli accordi aziendali. Sindacato pronto allo scontro. Anche Mercedes vuole allungare l’orario settimanale

Torna ad accendersi lo scontro sul costo del lavoro della Volkswagen e dell’auto in Germania. La scorsa settimana, il sindacato Ig Metall ha chiesto aumenti salariali del 5% per tutta l’industria metalmeccanica ed elettrica, come piattaforma di partenza per il prossimo rinnovo contrattuale, che interesserà 3,7 milioni di lavoratori.

La risposta del gruppo di Wolfsburg, che ha già in programma decine di migliaia di esuberi, è la disdetta di quasi tutti gli accordi aziendali, compreso quello sull’orario di lavoro dei suoi oltre 100mila dipendenti in Germania. E l’amministratore delegato, Oliver Blume, mette nel mirino la settimana di 35 ore.

Ancora una volta, la distanza delle posizioni fa presagire uno scontro muro contro muro. Ig Metall, che è stata appena costretta ad accettare un drastico piano di ristrutturazione, promette battaglia.

Il capo negoziatore, Thorsten Gröger, ha definito la decisione dell’azienda un nuovo «tentativo di mettere le mani nelle tasche dei lavoratori». La presidente del comitato aziendale, Daniela Cavallo, ha ricordato le rinunce accettate già nel 2024 dai dipendenti e ha avvisato che non si andrà oltre, anche a costo di arrivare allo scontro.

Secondo la rappresentanza dei lavoratori, gli accordi disdetti sarebbero dieci sui 13 esistenti, tra cui retribuzioni supplementari e indennità previste dal contratto collettivo, le disposizioni sulla formazione e il contratto quadro, quello che appunto disciplina orari e straordinari. Smetteranno di avere effetto dalla fine del 2026.

Non sarebbe stata toccata, invece, la garanzia occupazionale, contrattata con l’accordo del 2024, quello che prevedeva il taglio di 50mila posti di lavoro (35mila in Germania) e, in cambio, congelava i licenziamenti per motivi aziendali fino al 2030. Nell’interpretazione del sindacato, questa intesa sarebbe inderogabile.

Il piano di ristrutturazione dell’amministratore delegato, Oliver Blume, che ha aggiunto altri 50-60mila esuberi a quelli già in corso, contempla anche l’ipotesi di chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Questa partita sarà però giocata separatamente, come parte del compromesso che ha consentito al top manager di ottenere l’assenso del Consiglio di vigilanza sul proprio piano, in una drammatica riunione di inizio di settembre.

La crisi dell’auto (e dell’industria) tedesca, stretta tra transizione all’elettrico e concorrenza cinese, sta spingendo le aziende ad attaccare, uno dopo l’altro, tutti i capisaldi della regolamentazione del lavoro, compresa la settimana di 35 ore. Blume ha affermato che per ridurre i costi si può agire riducendo i giorni di ferie oppure aumentando l’orario settimanale, a parità di stipendio.

Prima di Volkswagen, già Mercedes-Benz aveva aperto il confronto, chiedendo di salire a 38-40 ore settimanali. Anche in questo caso, il gruppo ha minacciato la chiusura di alcuni stabilimenti, in caso di rifiuto. Ig Metall ha subito puntato i piedi: «Per noi sarebbe una potente leva di mobilitazione», ha avvertito la presidente Christiane Benner.

Articoli correlati