Volley femminile, la scommessa di Spike Media parte forte: «La visibilità è il nuovo sponsor del nostro sport»

Le visualizzazioni delle partite di Serie A1 trasmesse gratuitamente sul canale YouTube della Lega nel primo weekend di campionato sono cresciute rispetto allo scorso anno del 277%

La rivoluzione del volley femminile italiano è partita da un numero apparentemente semplice: 36mila. Tante sono state, in media, le visualizzazioni registrate dalle partite di Serie A1 trasmesse gratuitamente sul canale YouTube della Lega nel primo weekend di campionato. Un dato che diventa ancora più significativo se confrontato con le circa 9.600 visualizzazioni medie ottenute nella scorsa stagione sulla piattaforma Volleyball World: +277%.

In Serie A2 il salto è stato addirittura più marcato. Le gare hanno superato le 18.500 visualizzazioni medie contro le circa 3.800 dello scorso campionato, con una crescita del 385%.

Numeri ancora embrionali rispetto alle audience delle grandi piattaforme globali, ma sufficienti a certificare che il nuovo modello multicanale immaginato dalla Lega Volley Femminile insieme a Spike Media, la joint venture partecipata al 60% dalla Lega e al 40% da NJF Holdings, ha acceso i riflettori sul campionato.

Nel primo turno tutte le gare sono state distribuite su Dazn, mentre Rai Sport ha trasmesso Numia Vero Volley Milano-Il Bisonte Firenze. Parallelamente, tre gare di A1 e l’intero pacchetto selezionato di A2 sono state rese disponibili gratuitamente su YouTube, con una novità destinata a cambiare il paradigma della distribuzione sportiva: i contenuti possono essere rilanciati e valorizzati liberamente dai club e dalle atlete attraverso i rispettivi canali social.

Una scelta fortemente voluta da Mauro Fabris, per vent’anni presidente della Lega Volley Femminile e oggi presidente di Spike Media, la società nata per gestire e valorizzare i diritti media e commerciali del movimento.

«Eravamo convinti che il prodotto volley femminile avesse una qualità e un potenziale di pubblico superiori a quelli che emergevano dal precedente modello distributivo», spiega Fabris. «Volleyball World ha svolto un lavoro importante e i numeri globali raggiunti sono stati straordinari, ma volevamo una presenza più capillare e una maggiore libertà di diffusione dei contenuti».

Lo scorso anno l’ecosistema legato alla pallavolo femminile italiana aveva comunque superato 1,4 miliardi di visualizzazioni digitali, mentre la Lega era arrivata oltre 1,2 milioni di follower e 45 milioni di interazioni social.

Eppure, secondo Fabris, il punto non è soltanto accumulare visualizzazioni.

«La vera sfida è trasformare l’attenzione in valore economico stabile. Più visibilità significa più pubblico. Più pubblico significa più interesse per sponsor, partner commerciali e inserzionisti. E questo vale non solo in Italia ma anche all’estero».

L’obiettivo è intercettare una platea sempre più internazionale sfruttando il patrimonio di notorietà costruito dalle stelle del campionato.

«Abbiamo atlete italiane seguite in tutto il mondo e giocatrici straniere che rappresentano mercati strategici. Un brand può decidere di investire localmente sfruttando la popolarità di una specifica atleta nel proprio Paese. È una logica completamente diversa rispetto al passato».

La tecnologia è il cuore del progetto. Spike Media sta sviluppando strumenti destinati a personalizzare la distribuzione dei contenuti e ad aumentare le opportunità di monetizzazione per tutti gli attori coinvolti.

«Grazie agli investimenti in corso, le giocatrici potranno ricevere quasi in tempo reale highlights personalizzati delle proprie prestazioni. Questo consentirà loro di alimentare i canali social, aumentare l’engagement e, in prospettiva, monetizzare direttamente la loro visibilità».

I primi segnali sembrano incoraggianti. Una differita della sfida tra Busto Arsizio e Novara ha raggiunto circa 55mila contatti, superando addirittura le 50mila visualizzazioni ottenute nella passata stagione dalla finale di Coppa Italia tra Milano e Conegliano sulla piattaforma Volleyball World.

Fabris evita tuttavia facili entusiasmi.

«Siamo soltanto all’inizio. Questi risultati ci confermano che la direzione è corretta, non che il lavoro sia concluso. Serviranno ulteriori investimenti tecnologici, una rete sempre più ampia di creator e soprattutto una crescita culturale dei club».

Il riferimento è alla necessità di trasformare le società sportive in vere e proprie media company.

«Le piattaforme esistono, ma devono essere alimentate. I club dovranno produrre contenuti, raccontare le proprie atlete, valorizzare il dietro le quinte, costruire relazioni continue con tifosi e sponsor. Il campionato non può vivere soltanto durante le due ore della partita».

La filosofia di Spike Media è quella di superare il concetto tradizionale di diritti televisivi per costruire un ecosistema aperto, dove broadcaster, piattaforme digitali, social network, atlete e società collaborano alla diffusione del prodotto.

Una scommessa che potrebbe fare scuola nello sport italiano.

«Per anni ci siamo concentrati su chi comprava i diritti», conclude Fabris. «Oggi dobbiamo concentrarci su chi guarda i contenuti. Se cresce il pubblico, crescono tutti: la Lega, i club, gli sponsor e le atlete. La visibilità non è il risultato finale. È l’investimento da cui nasce tutto il resto»

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