
La presidente della Commissione Ue invoca un mercato unico in un settore in cui occorre autonomia strategica
Dal nostro inviato a PARIGI
«Il settore spaziale è ovunque», secondo Emmanuel Macron. «Dobbiamo agire come una sola Europa», secondo Ursula von der Leyen. Il presidente francese e la presidente della Commissione Ue, insieme all’International Space Summit di Parigi, hanno disegnato una strategia unitaria che punta all’indipendenza strategica dell’Unione senza dimenticare di coinvolgere partner esterni. Anche a costo di cadere in qualche potenziale contraddizione come quando il capo di Stato francese ha spiegato che «è un messaggio di potenza e di dialogo che questo summit vuole lanciare».
Europa e Francia si presentano allora come partner che, per forza politica ed economica, possono essere leader in un settore sempre più importante: «L’economia dello spazio dovrebbe quasi triplicare entro il 2035, passando dagli 630 miliardi a circa 1.800 miliardi», ha detto von der Leyen che ha ricordato come programmi come Galileo e Copernicus (importante nel sostegno alla protezione civile durante i recenti incendi e l’inondazione in Nepal) «sono diventati beni pubblici globali».
Per «restare all’avanguardia», ha però avvertito, «l’Europa deve agire insieme». Il richiamo all’unità dell’Unione è stata una costante nel discorso della presidente: «Servono investimenti di dimensioni adeguate», ha detto ricordando che il budget Ue di lungo termine prevede 131 miliardi di finanziamenti per difesa, sicurezza e spazio. Il richiamo all’unità comporta la creazione di «un mercato unico delle comunicazioni satellitari», con assegnazione delle frequenze gestita a livello europeo, attraverso l’Eu Space Act; e la nascita di «campioni industriali», per i quali von der Leyen ha fatto l’esempio di Bromo, joint venture tra Airbus, Thales e Leonardo operativa dall’anno prossimo.
A suggerire unità è anche l’invasione dell’Ucraina. «Vediamo segnali di navigazione disturbati e falsificati, con conseguenze sui voli civili; attacchi informatici alle reti satellitari che mettono fuori uso infrastrutture critiche; e droni che sorvolano il nostro spazio aereo utilizzando tecnologie dipendenti dai sistemi di navigazione satellitare. Il messaggio è chiaro», ha detto. L’iniziativa dello scudo spaziale europeo «rafforza – ha aggiunto – le nostre capacità, con una migliore consapevolezza della situazione e maggiori difese contro il jamming e lo spoofing, attraverso un’azione congiunta per colmare lacune critiche, dall’allerta precoce dallo spazio alla protezione dei nostri satelliti». «L’Europa – gli ha fatto virtualmente eco il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius – sostiene un uso pacifico e responsabile dello spazio, il diritto internazionale, la trasparenza e regole chiare. Noi tedeschi amiamo le regole, ma possono essere violate; da sole, non proteggeranno la libertà e la pace. A farlo saranno le capacità».
Gli obiettivi di difesa non impongono però chiusura. «L’indipendenza non significa isolamento», ha spiegato von der Leyen. «L’Europa non è una fortezza, restiamo aperti alle partnership», aveva detto poco prima Macron. La presidente della Commissione ha ricordato come lo Space Act intende fissare standard universali «per un uso sicuro, protetto e sostenibile dello spazio». Macron aveva già ricordato come il summit – a guida franco tedesca – conservava ambizioni globali: la preferenza per le aziende europee «non è protezionismo, è il rifiuto dell’ingenuità».
Il vertice si è concluso con quattro dichiarazioni: una complessiva, politica, tutta europea, è stata siglata da 22 Stati membri, mentre le altre tre sembravano avere, nell’annuncio del presidente, un’apertura globale: «La prima dichiarazione – ha detto Macron – riguarda la sicurezza e la sostenibilità dello spazio». Ribadisce il ruolo centrale dell’International Telecommunication Union e si impegna a difendere il sistema satellitare da ogni ingerenza dannosa; è stata siglata da 44 Paesi. La seconda – firmata da 53 Paesi – pone Copernicus come bene comune globale. La terza, che riguarda i dati scientifici spaziali, garantendone l’accessibilità, è invece tutta europea, firmata solo da 20 Paesi.
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