
Secondo il rapporto Unipol la previdenza si conferma come componente principale di spesa del welfare e incide per il 16,3% sul Pil, una percentuale superiore alla media dell’Eurozona (12,5%), mentre le risorse destinate a sanità (6,6%), politiche sociali (4,8%) e istruzione (4%) sono inferiori alle rispettive medie dell’Eurozona (7,4%, 7,3% e 4,6%).
Nel 2025 la spesa per il welfare ha sfiorato i 693 miliardi di euro, pari al 60% della spesa pubblica, nel 2026 raggiungerà circa 715 miliardi di euro e tra poco più di un decennio (2037) si stima che supererà i mille miliardi. La previdenza assorbe quasi la metà delle risorse (49,5%), confermandosi la componente principale di spesa del welfare e incide per il 16,3% sul Pil, una percentuale superiore alla media dell’Eurozona (12,5%), mentre le risorse destinate a sanità (6,6%), politiche sociali (4,8%) e istruzione (4%) risultano inferiori alle rispettive medie dell’Eurozona (7,4%, 7,3% e 4,6%).
È il quadro tracciato dal rapporto “Welfare, Italia”, promosso da Unipol in collaborazione con Teha Group, con il contributo di un Comitato Scientifico presieduto da Giuseppe Guzzetti, presentato in un Forum a Roma, aperto dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella («Il Welfare non è una mera partita di spesa, bensì, nel nostro Paese ha sempre rappresentato un motore dell’economia e della società, agendo come risorsa per lo sviluppo e strumento di inclusione, caratteristiche preziose»), alla presenza, tra gli altri, dei ministri Orazio Schillaci (Salute), del vicepremier Antonio Tajani (Affari Esteri) e Paolo Zangrillo (Pubblica Amministrazione).
Lo scenario demografico caratterizzato dalle nascite ai minimi storici (355mila nel 2025 a fronte di circa 652mila decessi), e dalla progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa (-3,6 milioni entro il 2040, -6 milioni entro il 2050) pone la sfida di garantire la sostenibilità del sistema di welfare nel [...]
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