Yayoi Kusama, il mercato dell’infinito

L’artista giapponese, appena scomparsa, nel 2025 con le sue opere ha generato in asta 52,1 milioni di dollari con 765 lotti venduti. In corso diverse mostre

È morta a 97 anni Yayoi Kusama, l’artista giapponese che ha trasformato pois, zucche, reti, specchi e ambienti immersivi in un linguaggio globale. Ma dietro l’icona pop e le Infinity Mirror Rooms c’è anche uno dei mercati più solidi dell’arte contemporanea. Nel 2025 le sue opere hanno generato 52,1 milioni di dollari all’asta, con 765 lotti venduti, portandola al 26° posto nella classifica mondiale degli artisti più venduti e al primo posto tra le artiste. Yayoi Kusama è morta il 14 agosto a Tokyo, ma la notizia è stata resa pubblica il 27 agosto da David Zwirner, la galleria che la rappresentava dal 2013. “È stato uno dei grandi privilegi della mia vita professionale aver potuto rappresentare la straordinaria arte di Yayoi Kusama negli ultimi quindici anni”, ha dichiarato il gallerista, ricordando come già la prima mostra newyorkese della collaborazione fosse stata accompagnata da lunghe code di pubblico.
Oltre al gallerista Zwirner, Ota Fine Arts, con sedi a Tokyo, Singapore e Shanghai, ha seguito storicamente l’artista fin dagli esordi in Giappone, mentre Victoria Miro (Londra) ospita le sue mostre personali e le sue Infinity Mirror Rooms in Europa.

La sua scomparsa chiude una delle vicende più singolari dell’arte del secondo Novecento: quella di un’artista capace di trasformare esperienze personali, ossessioni e ripetizioni compulsive in un sistema visivo immediatamente riconoscibile e, nello stesso tempo, in un fenomeno globale.
Dopo sedici anni a New York, nel 1973 Kusama tornò in Giappone e dal 1977 scelse di vivere in un ospedale psichiatrico di Tokyo, continuando a lavorare quotidianamente nel suo studio. Le sue fragilità personali diventarono così parte integrante di una pratica artistica tra le più riconoscibili e influenti del contemporaneo.

La sua morte arriva mentre il sistema museale internazionale sta ancora accompagnando la sua opera attraverso importanti progetti espositivi. In Europa, il prossimo appuntamento è al Stedelijk Museum di Amsterdam, dove dall’11 settembre al 17 gennaio 2027 arriverà la terza e ultima tappa della grande retrospettiva itinerante organizzata con Fondation Beyeler e Museum Ludwig. La mostra ripercorre oltre settant’anni di attività attraverso pittura, scultura, installazioni, disegni, collage, moda e happening. Anche il Giappone ha già in calendario delle esposizioni. A Matsumoto, città natale di Kusama, il museo civico presenta durante tutto l’anno «Yayoi Kusama: The Place for My Soul», un percorso che attraversa la sua produzione dalle opere giovanili fino alla serie «My Eternal Soul».
Sempre in Giappone, il Fukushima Prefectural Museum of Art ospita fino al 18 settembre «The World of Yayoi Kusama Prints – Repetition and Proliferation», mostra itinerante costruita a partire dalla collezione del Matsumoto City Museum of Art.

La scomparsa di Kusama arriva nel pieno di un processo di costruzione della sua eredità istituzionale, ampliandone la platea fino a trasformare Kusama in una delle poche figure dell’arte contemporanea capaci di muoversi contemporaneamente nel museo, nella cultura popolare e nel mercato del lusso, con la collaborazione con Louis Vuitton.

Nel 2025 Yayoi Kusama è stata la prima artista donna al mondo per fatturato d’asta, secondo Artprice. Le sue opere hanno generato 63,4 milioni di dollari, con 774 lotti venduti, collocandola al 23° posto nella classifica mondiale. Il dato è particolarmente significativo perché Kusama non è sostenuta soltanto da pochi capolavori milionari. Il suo mercato è molto articolato e comprende dipinti, sculture, opere su carta, stampe e multipli. Questa ampiezza dell’offerta contribuisce a renderla una degli artisti contemporanei più liquidi sul mercato secondario. Allo stesso tempo, il confronto con gli anni precedenti mostra una normalizzazione dopo i picchi raggiunti nel periodo di maggiore espansione del mercato contemporaneo. Il risultato del 2025 è, infatti, inferiore ai picchi raggiunti negli anni precedenti: nel 2024 il volume d’affari è stato pari a 130,5 milioni di dollari e nel 2023 ha superato i 155 milioni di dollari.

Il record d’asta appartiene a «Untitled (Nets)» del 1959, venduto da Phillips a New York nel maggio 2022 per 10,496 milioni di dollari, contro una stima di 5-7 milioni. Il risultato è significativo anche per la tipologia dell’opera. Non si tratta di una zucca né di una scultura a pois, ma di una delle prime «Infinity Nets», realizzata quando Kusama era ancora all’inizio della sua esperienza americana. È proprio la produzione storica degli anni Cinquanta e Sessanta a rappresentare il segmento più raro del mercato. La ripetizione apparentemente infinita dei piccoli archi e delle maglie della rete costituisce già allora la matrice di una ricerca che negli anni successivi si allargherà alla scultura, agli ambienti e agli specchi. Il mercato sembra dunque distinguere con chiarezza fra l’immagine più popolare dell’artista e le opere che rappresentano i passaggi storicamente più importanti della sua ricerca.

È probabilmente questa la domanda più interessante per i collezionisti. La morte di un artista interrompe la produzione e introduce una nuova componente di scarsità. Nel caso di Kusama, tuttavia, l’effetto non sarà necessariamente immediato né uniforme: il numero elevato di opere presenti sul mercato secondario rende difficile immaginare una rivalutazione indistinta dell’intera produzione.

Sarà più interessante osservare quali segmenti verranno premiati. Le prime «Infinity Nets», le opere della stagione newyorkese e i lavori storici legati alla ricerca sull’infinito potrebbero accentuare la loro distanza rispetto alla produzione più recente, proprio per la loro rarità e importanza nella costruzione del linguaggio dell’artista.
Anche il rapporto fra mercato primario e secondario meriterà attenzione. La scomparsa di Kusama pone, infatti, una nuova questione: come verrà gestita nel tempo la produzione esistente e quale ruolo avranno gallerie, fondazioni, museo e archivio nella definizione della sua eredità.

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