“Zoom In, Zoom Out”, dall’Estremo Oriente l’esordio del regista cinese Dong Jie

Film di grande attualità, capace di parlare con forza dell’odierno universo digitale e della solitudine che può derivarne

Dall’Estremo Oriente arriva alla Mostra del Cinema “Zoom In, Zoom Out”, esordio del regista cinese Dong Jie presentato all’interno della Settimana Internazionale della Critica. Shi, giovane game designer, intraprende un difficile viaggio alla ricerca di Gao, il suo coinquilino misteriosamente scomparso. Un indizio nascosto in un videogioco lo spinge a iniziare un percorso sospeso tra finzione e realtà.

Film di grande attualità, capace di parlare con forza dell’odierno universo digitale e della solitudine che può derivarne, “Zoom In, Zoom Out” è un’opera prima che dimostra una buona maturità formale, nonostante qualche autocompiacimento di troppo. Il lato misterioso e vicino al genere giallo si affianca a una riflessione sociologica da non sottovalutare e che fa davvero ben sperare per la carriera futura di questo giovane regista.

In concorso è stato invece presentato l’americano “Primetime”, esordio nel cinema di finzione di Lance Oppenheim con protagonista Robert Pattinson.

L’attore inglese veste i panni di Chris Hansen, il conduttore di To Catch a Predator, che nel 2006 ha cercato di scrivere una pagina di storia della televisione.

«Pochi programmi hanno saputo mantenere una presa così salda sulla cultura di massa – e sulla mia stessa immaginazione – come ha fatto la rubrica To Catch a Predator di Dateline nei vent’anni trascorsi dalla sua prima messa in onda. Il suo conduttore, Chris Hansen, ha inaugurato uno spettacolo della punizione: il momento in cui l’indignazione morale si è trasformata in un appuntamento televisivo irrinunciabile»: il regista ha accompagnato con queste parole la proiezione di una pellicola che unisce in maniera curiosa forma e contenuto, utilizzando uno stile esplicitamente esagerato ed estremamente appariscente, esattamente come il programma di cui parla.

Alternando sequenze di pregevole fattura ad altri momenti troppo autocompiaciuti, “Primetime” è un lungometraggio che funziona a metà: le riflessioni sulla televisione e il nostro modo di guardarla sono ficcanti, ma gli spunti rischiano una certa ripetitività e anche la conclusione non è all’altezza delle ottime premesse. Ottima, in ogni caso, la prova di Pattinson.

«Se è naturale temere di diventare vittime di una guerra, questa storia ci fa comprendere che diventarne carnefici è altrettanto terrificante»: il regista giapponese Shin’ya Tsukamoto ha usato queste parole per accompagnare a Venezia “Mr. Nelson, Did You Kill People?”, film inserito nel concorso principale.

Tsukamoto, diventato celebre con film cult come “Tetsuo” e “A Snake of June”, da alcuni anni si sta dedicando al cinema di guerra, attraverso pellicole profondamente impegnate e con un taglio prettamente antimilitarista: da “Fires on the Plain” (2014) a “Hokage – Ombra di fuoco” (2023), il cinema dell’autore nipponico si è spostato in maniera decisa verso questa linea che prosegue con “Mr. Nelson, Did You Kill People?”, tratto [...]

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