Spending review ed Ets: «A rischio piani d’azione pluriennali e impatto sociale delle missioni»

Spending review ed Ets: «A rischio piani d’azione pluriennali e impatto sociale delle missioni»

La spending review che l’ultima legge di Bilancio estende potenzialmente anche agli enti del Terzo settore (imponendo, come successo già per la Pubblica amministrazione, vincoli di spesa più o meno stringenti sull’acquisto di materie prime, beni di consumo e servizi a società, enti e organismi che ricevono dallo Stato contributi «significativi») rischia di mettere alla prova la mission di onlus, fondazioni e non profit, con conseguenze cospicue sulla gestione delle attività e sulla platea di destinatari a cui si rivolgono. Una preoccupazione condivisa da Andrea Arrigo, direttore Amministrazione e Finanza di Fondazione Telethon Ets.

I vincoli di spesa imposti dall’ultima manovra potrebbero colpire anche gli Ets. Che effetti avrebbero su una realtà come Fondazione Telethon?

Come per qualsiasi Ets che si avvalga anche di finanziamenti pubblici, le ripercussioni delle misure sulla Fondazione Telethon potrebbero essere molto rilevanti. In concreto, se la disciplina fosse applicata, si dovrebbero rimettere in discussione i piani pluriennali di impieghi già disposti e ratificati, con un effetto controproducente sugli impatti futuri. Non è tutto: potrebbe verificarsi anche il paradossale caso per cui enti virtuosi nella raccolta fondi sarebbero impossibilitati a spendere tutte le risorse e a massimizzarne l’impatto sociale. Arrivando, quindi, a fine anno con margini operativi positivi per impossibilità di spesa e venendo meno alla caratteristica fondamentale di chi opera nel non profit, impiegare quanto più possibile per la propria missione proprio perché non vi è necessità di generare profitti.

L’applicazione generalizzata della misura potrebbe minare la sostenibilità degli enti coinvolti, spesso legata proprio ai fondi per la realizzazione di iniziative e progetti. Come andrebbero ripensate le regole?

La sostenibilità di realtà più grandi come Telethon potrebbe non essere messa in discussione ma lo sarebbe l’impatto rispetto alla missione, che si ridurrebbe anche a fronte di una maggiore raccolta di donazioni da privati. Quanto alle realtà coinvolte, forse, andrebbe fatta una distinzione tra gli enti di natura strettamente privata e quelli che, pur essendo di diritto privato, sono controllati in tutto o in gran parte dal pubblico. Questi ultimi, malgrado la loro natura giuridica, sono a tutti gli effetti parte del sistema pubblico ed è quindi più comprensibile che li si voglia sottoporre al controllo delle spese.

Fonte: Il Sole 24 Ore