Starmer e la «Mission Impossible»: convincere Trump a non mollare Ue e Kiev

Starmer e la «Mission Impossible»: convincere Trump a non mollare Ue e Kiev

Keir Starmer è volato a Washington per la missione diplomatica più importante e delicata della sua carriera. Molto dipende dall’incontro di oggi del premier britannico con il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca, e non solo per il Regno Unito. Pochi giorni dopo la visita del presidente francese, tocca ora a Starmer convincere Trump a non abbandonare l’Europa, la Nato e l’Ucraina. Tenterà questa «Mission Impossible» forse con meno charme di Emmanuel Macron, ma con diverse frecce al suo arco.

Le frecce all’arco del premier britannico

Il premier arriva dopo avere annunciato un aumento della spesa per la difesa al 2,5% del Pil entro il 2027 con l’impegno di arrivare al 3% negli anni successivi. Non il 5% auspicato da Trump, ma comunque un chiaro segnale che Londra ha agito rapidamente in linea con le sue richieste. Finora Starmer si è dimostrato un buon funambolo. Ha evitato di criticare le esternazioni di Trump, anche le meno condivisibili, per non urtare la suscettibilità del presidente. No comment quindi su Zelensky «dittatore» o sugli Usa schierati con Russia e Corea del Nord all’Onu. Ha anzi lodato l’intervento «costruttivo» di Trump che avrebbe «aperto nuove opportunità di pace» in Ucraina.

La posizione di Londra sull’Ucraina non cambia

Al tempo stesso però il premier ha messo in chiaro che la posizione britannica sull’Ucraina non è cambiata e che Londra continuerà a sostenere Kiev «per i prossimi cento anni». Starmer è stato il primo leader europeo a dirsi disposto a schierare soldati in Ucraina per mantenere la pace e sta accelerando la cooperazione con gli alleati europei, che domenica saranno a Londra proprio per parlare di difesa. Con Trump però Starmer, unico tra i leader europei, può guardare anche oltre l’Europa, ricordandogli l’impegno britannico in Aukus, l’alleanza trilaterale con Usa e Australia, e la collaborazione nell’intelligence con Five Eyes, che comprende anche Nuova Zelanda e Canada.

Un posto nella storia?

Il premier può anche contare sulla nota anglofilia di Trump e sul di lui amore per la famiglia reale. Secondo voci attendibili, per blandirlo userà la “carota” di un invito di Re Carlo III non a Buckingham Palace, dove il presidente è già stato, ma alla tenuta di Balmoral, privilegio concesso a ben pochi. Potrà anche guardare al passato, facendogli balenare un posto nella storia se starà dalla parte giusta e faciliterà una pace duratura in Ucraina, evocando Churchill e il suo monito agli alleati nel 1938 di non abbandonare la Cecoslovacchia ai nazisti. Oggi Starmer non intende però parlare solo di difesa e di Ucraina. Il Governo, che ha promesso di rilanciare la crescita economica finora asfittica, vuole evitare i dazi minacciati da Trump e punta a consolidare i rapporti commerciali con gli Usa, negoziando anche un patto bilaterale sulle tecnologie critiche e sull’intelligenza artificiale. Il tempo è dalla sua parte: Starmer, come Trump, è stato appena eletto e i due leader sanno che, salvo imprevisti, dovranno collaborare per i prossimi quattro anni.

Fonte: Il Sole 24 Ore