Trasporto CO2 via tubo, con Rina in Italia un terzo delle prove globali

Trasporto CO2 via tubo, con Rina in Italia un terzo delle prove globali

Entro la fine del 2025 la multinazionale genovese di servizi e consulenza ingegneristica Rina avrà completato 5 delle 15 prove pubbliche su scala reale, attualmente in corso a livello mondiale, per il trasporto della CO2 tramite pipeline. Focus delle sperimentazioni: la resistenza dei materiali, con lo studio della propagazione delle fratture dei tubi e delle soluzioni per il controllo della corrosione. «In Sardegna e in Calabria, qui a 20 metri di profondità, testiamo la resistenza dei tubi in diverse condizioni, utilizzando sensori e dati», spiega Andrea Bombardi, vicepresidente Global Market di Rina che da tempo si occupa di transizione: «Cattura e trasporto di CO2 non sono una novità. Si tratta di una tecnologia nota nel mondo petrolifero: con l’enhanced oil recovery si pompa nei giacimenti CO2 per estrarre maggior petrolio. È tuttavia la missione oggi ad essere nuova. Si cattura per abbattere al massimo le emissioni. Oggi seguiamo le nuove tecnologie, che prescindono dalla cattura tradizionale (con le ammine), per capirne lo sviluppo anche dal punto di vista economico».

Eccellenza italiana

Il lavoro sui materiali è legato ai diversi progetti in cui Rina è coinvolta, in Italia e nel mondo. «Siamo un’eccellenza, noi e l’intero ecosistema italiano, penso a Eni e a Snam con cui abbiamo lavorato all’impianto di stoccaggio di CO2 a Ravenna. Il nostro è un Paese dove stanno nascendo progetti di questo tipo. Le nostre competenze sono riconosciute a livello globale. Soprattutto in un momento in cui si va verso un fabbisogno di energia in aumento: le soluzioni di mitigazione delle emissioni, come la cattura della CO2, saranno protagoniste nel breve, finché non troveremo altre tecnologie», racconta Bombardi..

Cattura e stoccaggio a Ravenna

Per il primo progetto italiano di cattura e stoccaggio della CO2, sviluppato da Eni e Snam a Ravenna, che in autunno ha iniziato le attività di iniezione, Rina ha condotto valutazione, qualifica e certificazione della conversione di due gasdotti offshore e di due onshore, attualmente destinati al trasporto di gas naturale, per permettere il passaggio di CO2 in forma gassosa. «Spesso si usano nei progetti reti già esistenti per il trasporto dell’anidride carbonica, sia a terra che a mare», osserva Bombardi. Rina in Italia sta anche lavorando a strategie di cattura della CO2 per termovalorizzatori e cogeneratori, e ha inoltre condotto analisi di mercato per lo sviluppo di impianti power-to-x, cioè di conversione dell’energia in vari vettori, in particolare ammoniaca e metanolo. «Già conosciamo i grandi emettitori, operatori marittimi, acciaierie, cementerie, centrali elettriche, e i loro processi: indichiamo soluzioni per gestire e catturare la CO2 che producono», commenta Bombardi.

Progetti nel mondo

Rina lavora per Petronas a un progetto di Ccs (carbon capture and storage) in Malesia, ha realizzato in Grecia uno studio di fattibilità per un gasdotto di circa 25 km per trasportare CO2 da un cementificio a infrastrutture portuali, ha partecipato ai piani di cattura di CO2 di una centrale a carbone in Nebraska (Usa), ha preso parte a progetti di conversione di gasdotti in Regno Unito, Svizzera e India. L’interesse viene da tutto il mondo.

Sul piano della ricerca, nel 2024 ha guidato uno studio per l’International Pipeline Research Council sullo stato dell’arte del trasporto di CO2 nel mondo e sulle prossime sfide su cui lavorare come gasdotti ad alta pressione e gestione di diverse miscele di anidride carbonica. Rina partecipa ai progetti di ricerca Poseidon, dedicato alla produzione di metanolo sintetico per la propulsione navale, e Captus, sullo sviluppo di tecnologie per la conversione della CO2. «La frontiera è il riutilizzo. Bisogna costruire un mercato perché l’anidride carbonica riutilizzata è molto minore rispetto a quella emessa. Combustibili sintetici o metanazione della CO2 con l’idrogeno possono essere una strada, oggi ancora costosa», conclude Bombardi.

Fonte: Il Sole 24 Ore