
L’intervista alla vice direttrice dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sul bilancio dei primi sei mesi del 2026. Aumentano gli eventi del 47% per effetto della Nis 2 che ha imposto l’obbligo di comunicazione
Nel primo semestre del 2026 l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha gestito 2.171 eventi, il 47% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma il dato non equivale a una corrispondente crescita degli attacchi cyber contro le infrastrutture strategiche dello Stato. Riflette soprattutto l’aumento delle segnalazioni e una maggiore capacità di rilevare gli incidenti, anche per effetto dell’applicazione della Nis 2, la normativa europea che ha implementato gli obblighi di notifica. Una disciplina che «ha rafforzato la capacità di rilevare gli incidenti, ampliando la visibilità dei fenomeni cyber e migliorando la nostra capacità di risposta, tanto che abbiamo diramato 606 tra alert e bollettini, in aumento del 275% rispetto a tutto il 2025, e oltre 12mila comunicazioni, con una crescita del 131% sullo stesso periodo dello scorso anno».
Nunzia Ciardi, vicedirettrice dell’Agenzia, traccia con Il Sole 24 Ore il bilancio dei primi sei mesi di attività dell’organismo che fa capo alla presidenza del Consiglio, soffermandosi sulle principali tendenze emerse nell’Operation summary che sarà pubblicato oggi.
Crescono gli eventi. E le notifiche di incidente?
Diciamo subito che l’aumento non va letto come un peggioramento del quadro di sicurezza cyber del Paese. Abbiamo ricevuto 1.160 notifiche: 953 sono arrivate da soggetti obbligati dalla Nis 2 e, tra questi, 690 hanno notificato per la prima volta. Sono, per così dire, esordienti della notifica. Altre 207 segnalazioni sono invece arrivate su base volontaria. Si tratta di un aumento delle notifiche del 310% rispetto al 2025. È il sommerso che viene a galla, consentendoci di conoscere e lavorare sui fenomeni.
Cioè hanno notificato anche realtà aziendali che non avevano alcun obbligo?
Esatto. Le aziende che lo hanno fatto volontariamente, hanno scelto di segnalarci gli incidenti proprio per trovare nell’Acn un supporto. È un passo avanti importante, prima di tutto culturale. Con l’entrata in vigore della Nis 2 si è ampliata la platea dei soggetti che riconoscono nell’Agenzia un punto di riferimento.
Le forme di attacco più diffuse?
DDoS e ransomware – i primi mandano in tilt un servizio sommergendolo di traffico, i secondi bloccano o cifrano i dati chiedendo un riscatto – restano le forme di attacco più ricorrenti, ma sono entrambe in diminuzione. Senza usare toni trionfalistici i numeri ci dicono che siamo nella direzione giusta. Nel semestre abbiamo registrato 181 ransomware, il 12% in meno rispetto ai 206 dello stesso periodo del 2025, e 407 attacchi DDoS, in calo del 32%. È il segno che oggi ci si difende meglio. Il picco si è concentrato a febbraio, durante le Olimpiadi di Milano-Cortina, per l’azione di gruppi di attivisti spesso sponsorizzati da Stati. Ma soltanto il 6% degli eventi registrati in quel mese ha provocato l’indisponibilità di un sito, e comunque per non più di 15 minuti. L’impatto, dunque, è stato quasi nullo.
I sistemi informatici compromessi?
Scendono a 1.560 da 4.408 del corrispondente periodo del 2025, quindi con una flessione del 64,6% che non è poco.
Un calo generalizzato dunque.
L’andamento di questi indicatori dà la misura dell’efficacia della nostra attività di allertamento, nonostante una superficie digitale esposta in continua crescita. Le segnalazioni sono sempre più capillari e tempestive: consentono di individuare e correggere prima le vulnerabilità. In questo modo gli attaccanti trovano meno spazio. E i numeri lo confermano.
Resta però un punto debole: basta ancora che un dipendente apra il link sbagliato in una mail per mettere a rischio l’intera azienda, e forse anche la filiera?
Deve essere chiaro che, in ogni contesto, la sicurezza cyber è una responsabilità condivisa: la quota parte più grande spetta certamente alle istituzioni e a chi si occupa professionalmente di questi temi, ma una quota parte grava su ciascuno di noi.
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