
Gasolio a 2,141 euro al litro, 1,3 cent sotto la vetta settimanale del il 14 marzo 2022. Nuovi sconti solo dopo l’extragettito Iva di luglio
La nuova risalita dei prezzi dei carburanti corre a ritmi più veloci di quelli raggiungibili dalla politica economica. Ma anche per ragioni di calendario, il gasolio ormai a un passo dai picchi massimi di sempre toccati nel marzo del 2022 promette di infiammare ancora il dibattito politico, alla vigilia di un agosto che per tradizione storica è in Italia il mese delle vacanze. Ma le armi del bilancio pubblico sono spuntate: sia quelle domestiche, sia quelle comunitarie.
Nelle rilevazioni di ieri, il ministero delle Imprese ha indicato un prezzo medio del diesel nella rete stradale di 2,141 euro al litro. Le serie storiche pubbliche complete sono quelle del ministero dell’Ambiente, che registra le medie settimanali ogni lunedì: il valore più alto è indicato alla casella del 14 marzo 2022, a poco più di due settimane dall’ingresso dei tank russi in Ucraina: 2,154 euro al litro, 1,3 centesimi in più rispetto ai dati di ieri. In quella settimana, il gasolio volò il 15 marzo fino a 2,231 euro al litro, quasi 8 centesimi sopra ai livelli di ieri. E proprio fino a 8 centesimi arrivano le previsioni di aumento formulate dal presidente di Unem Gianni Murano in base alle dinamiche del prezzo del petrolio. Che poi, però, nel corso della giornata di ieri ha fatto un altro salto tornando a sfondare i 100 dollari al barile che aveva abbandonato a maggio.
Tre giorni dopo quella vetta, il 18 marzo 2022, il Governo Draghi introdusse il primo taglio da 25 centesimi di accise al litro più 6,5 centesimi di Iva, che poi di proroga in proroga fu esteso per tutto l’anno (in forma ridotta, anche dal Governo Meloni entrato in carica il 22 ottobre) con un costo di 7 miliardi di euro. Ma con l’eccezione del prezzo del gasolio, cresciuto questo mese di 25,7 centesimi al litro contro i 15,1 cent di rincaro della benzina, il quadro attuale non è paragonabile a quello di allora. Nel 2022 un’inflazione volata all’8,1% gonfiava le entrate Iva di un bilancio pubblico che non dovendo fare i conti con il Patto di stabilità, sospeso per la pandemia, chiuse l’anno con un deficit all’8% del Pil, in riduzione di un punto rispetto al 2020. Oggi, il Governo, ancora in lotta per uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi, ha già dedicato quasi 2 miliardi per ridurre i prezzi dei carburanti dal 18 marzo al 3 luglio, prima che le speranze di un raffreddamento a Hormuz e dintorni fossero travolte dal ritorno di una crisi ora raddoppiata a Suez.
E adesso? Al momento, l’unica carta sul tavolo appare quella delle accise mobili. Ma ha un problema duplice, di tempi e di potenza. Oggi il meccanismo, che poggia sull’extragettito Iva generato dagli stessi rincari al distributore, è depotenziato dal fatto che a giugno l’attenuazione delle tensioni e l’effetto calmiere degli sconti ha alleggerito drasticamente le risorse utilizzabili. Se ne potrà riparlare dopo la prima settimana di agosto, quando saranno contabilizzati gli incassi di luglio, e lo stesso ministro dell’Economia Giorgetti ha confermato mercoledì che la cosa sarà «valutata». Ma l’esperienza insegna che le accise mobili, da sole, non fanno miracoli. Per questa ragione, e per evitare l’effetto regressivo degli sconti generalizzati che favoriscono chi ha più capacità di spesa, al ministero dell’Economia si studia da tempo un sistema per incentivare le aziende a riconoscere come fringe benefit gli aiuti ai loro dipendenti che hanno redditi medio bassi e devono utilizzare l’auto per lavoro. Ma il dossier non ha ancora assunto la forma di un provvedimento.
Né un aiuto può venire dalla quota di “flessibilità” europea per l’energia. Perché per utilizzare l’extradeficit occorre uno scostamento di bilancio, in calendario non prima dell’autunno, al termine del percorso che sarà avviato il 5 agosto dall’informativa di Giorgetti alle Camere. E in ogni caso quel disavanzo non potrà essere impiegato per sconti alle accise o bonus carburanti, essendo vincolato a investimenti (ancora da definire) per ridurre la dipendenza da combustibili fossili. In questo quadro, un’eventuale attivazione della clausola quest’anno sarebbe irrilevante. La febbre dei prezzi alla stazione di servizio non è solo italiana. Il bollettino settimanale diffuso ieri dalla Commissione Ue, che però raccoglie i censimenti nazionali chiusi lunedì scorso, mostra in Italia un aumento del gasolio del 4,6% in un mese, contro il +11,42% della media Ue e il +24,8% della Germania, che come noi e la Spagna ha fatto scadere gli sconti a inizio luglio. Oggi, fra i grandi Paesi europei solo la Francia contempla un aiuto, sotto forma di forfait una tantum da 100 euro per i titolari di redditi fino a 16.880 euro annui che per lavoro devono percorrere almeno 30 chilometri al giorno.
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