Un team internazionale con forte partecipazione italiana dell’Inaf ha individuato per la prima volta un oggetto gassoso grande come Giove in orbita attorno a una nana bruna

Fra pochi giorni, qui sul pianeta Terra, sarà di nuovo Luna piena. Il 29 luglio la nostra splendida compagna celeste si mostrerà in tutta la sua lucente bellezza. Chi ha la fortuna di essere al mare o in montagna, o comunque in un luogo abbastanza lontano da luci artificiali, se la godrà particolarmente e verificherà, una volta di più, quanto il nostro satellite faccia luce sulla Terra, ovviamente riflettendo quella che riceve dal Sole.

Ma una scoperta annunciata dai grandi telescopi europei in Cile e pubblicata su Nature ci porta molto più lontano: a CD-35 2722, un sistema a 73 anni luce da noi, dove un gruppo di ricerca, con forte partecipazione italiana dell’Inaf, l’Istituto nazionale di Astrofisica, potrebbe aver individuato la prima esoluna mai osservata.

Con questo termine gli astronomi indicano una luna che non orbita attorno a un pianeta del nostro sistema solare, ma attorno a un pianeta extrasolare, cioè a un mondo che gira a sua volta intorno a un’altra stella. È una scoperta ancora da consolidare nei dettagli, ma già molto importante perché apre una finestra su sistemi planetari finora poco conosciuti.

Ora possiamo quindi chiederci: ma cosa si vedrà invece su CD-35 2722? Con la sigla che abbiamo appena introdotto, gli astrofisici indicano un sistema solare e planetario non troppo distante da noi, sta infatti a soli 73 anni luce, è già conosciuto.

Il sistema è piuttosto strano: al centro c’è una stella di tipo M, molto giovane, con un’età fra i 50 e i 200 milioni di anni, attorno a questa ruota una nana marrone e ora, dal prezioso lavoro pubblicata sulla rivista Nature, sappiamo che c’è anche una “Luna”. Sarebbe la prima scoperta di una esoluna, che gira attorno a un pianeta, che a sua volta gira attorno a una stella, un po’ come noi facciamo attorno al sole.

Di pianeti che stanno in altri sistemi solari ne conosciamo oramai con certezza più di 7000 e possiamo dire che probabilmente sono moltissime le stelle che hanno un sistema di pianeti. Insomma, le recenti scoperte, parliamo degli ultimi 30 anni, ci hanno tolto anche l’ultima speranza di essere “unici” nell’universo.

Se possiamo fare una breve digressione storica, prima Copernico e Galileo ci hanno detto che siamo noi, piccolo pianeta roccioso, a ruotare attorno al Sole, poi, negli ultimi 100 anni, abbiamo imparato che quella striscia biancastra che solca il cielo nelle notti più buie è la nostra vera casa: la Galassia, fatta di almeno 100 miliardi di stelle; ed infine che esistono almeno un centinaio di miliardi galassie. Nel 1995, poi, è stato scoperto il primo pianeta attorno a un’altra stella e così l’unicità del sistema solare nostro se ne è andata. L’Universo si è preso quasi una rivincita e ci ha ricollocato nel cantuccio che ci compete.

Oggi troviamo anche che i pianeti “eso” hanno lune “eso” e dobbiamo pensarci bene.

È una bella scoperta, che soprattutto ci insegna molto, ad iniziare dal fatto che con la astrofisica dei sistemi planetari abbiamo tanto da imparare. Un momento però: gli astrofisici hanno fatto il possibile con quello che potevano vedere, cioè il nostro di sistema solare. Ora che andiamo a spasso nelle vicinanze del Sole, con telescopi sempre più potenti, scopriamo una varietà impressionante di casi diversi. Per fare un esempio, è come se fino al 1995, dalla comparsa dell’umanità sul pianeta, avessimo studiato le automobili basandoci solo su quella unica che avevamo in garage. Oggi possiamo invece vedere auto di ogni tipo, marca e colore. Una bella differenza, ovvio che ci si senta spesso spaesati.

A questo punto guardiamo da vicino quel che i ricercatori ci dicono. Al centro del sistema c’è una stella di tipo M, piccola e fredda, sui 2500 gradi in superfice. Nell’immagine è il punto luminoso in alto a sinistra. La stella evolve in modo molto, molto lento, talmente che si pensa che forse nessuna nana rossa ha ancora finito il suo ciclo vitale dall’inizio dell’universo. Può durare molti e molti miliardi di anni, un po’ una rappresentazione del nostro proverbio: Chi va piano va sano e va lontano. Ne conosciamo parecchie di questo tipo: Proxima del Centauro, la stella più vicina a noi, a soli 4,24 anni luce, è proprio una nana rossa.

In questo sistema, attorno alla nana rossa, orbita una nana bruna, in primo piano nell’immagine, con una massa pari a 37 volte il nostro pianeta Giove. Questa in realtà è quel che rimane di un corpo celeste che non è riuscito a innescare le reazioni di fusione nucleare al suo centro e diventare una piccola stella. Sta lì a ruotare come un pianeta attorno alla stella madre, ma non è un pianeta.

La scoperta sta in un terzo corpo, che non si conosceva, di tipo gassoso e con una massa tipo quella di Giove, che pare ruotare attorno alla nana bruna che fa le parti di pianeta.

Per questo il corpo appena scoperto, grazie a sofisticatissime misure di velocità di rotazione del sistema, è chiamato esoluna.

“Questo sistema è piuttosto difficile da definire usando termini del Sistema Solare come “pianeta” e “luna”. L’esoluna è chiaramente abbastanza massiccia da poter essere considerato un pianeta, ma non orbita attorno a una stella, sebbene orbiti attorno a un oggetto che a sua volta orbita attorno a una stella. Essendo il terzo elemento di questo sistema, tendiamo a chiamarlo luna, anche se non assomiglia per niente alle piccole lune rocciose che abbiamo nel nostro sistema.” Ha dichiarato Kevin Hoy, dell’Università Diego Portales, Cile, che è l’autore principale dell’articolo su questo lavoro.

Siamo insomma di fronte a un caso intrigante, in cui i nostri schemi e addirittura le definizioni di pianeti e satelliti entrano in crisi e sono da rivedere: in effetti cosa costituisce esattamente un sistema stellare “ordinario”?

In fondo, è una lezione di umiltà scientifica. Ogni nuova osservazione ci ricorda che il cosmo è più ricco, più vario e più sorprendente di quanto suggeriscano i nostri schemi abituali. E forse è proprio questo il fascino più grande dell’astronomia.

Articoli correlati