
L’analisi della spesa sanitaria italiana nel contesto OCSE ed europeo mette in luce una situazione di persistente sottofinanziamento rispetto ai principali partner e alla media dei paesi avanzati
Alle porte della manovra 2027, il ministro della Salute Orazio Schillaci punta a un aumento dell’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil al 6,4%, che si tradurrebbe nella necessità di un incremento di 4-5 miliardi. Ma anche una volta raggiunto questo traguardo, l’Italia resterebbe comunque lontana da molti stati dell’OCSE e dai maggiori partner dell’UE: oggi, con una spesa sul PIL pari al 6,4%, c’è solo la Repubblica Slovacca.
L’analisi della spesa sanitaria italiana nel contesto OCSE ed europeo – secondo i nuovi dati appena pubblicati – mette in luce una situazione di persistente sottofinanziamento rispetto ai principali partner e alla media dei paesi avanzati.
Nel 2025, la spesa sanitaria pubblica italiana rappresenta il 6,2% del PIL, posizionando il nostro Paese al venticinquesimo posto su 38 stati OCSE. Anche considerando la spesa sanitaria privata, che incide per il 2,2% del PIL, la spesa totale italiana si attesta all’8,4% del PIL, ben distante dai livelli di Germania (12,7%), Francia (11,3%) e Regno Unito (11,3%). Tradotta in euro pro capite a parità di potere d’acquisto, l’Italia è ventiquattresima con 2.438 euro di spesa pubblica e diciottesima con 854 euro di spesa privata. La Germania spende 5.385 euro pro capite per la sanità pubblica, la Francia 3.854, il Belgio 3.760, il Regno Unito 3.675 e la Spagna 2.467 euro, mentre la media OCSE si attesta a 2.999 euro.
Il nostro paese, pur vantando un sistema sanitario universalistico, si trova a dover affrontare diverse criticità. Il gap rispetto ai principali partner europei è significativo sia in termini assoluti che relativi. Anche con l’auspicato aumento della spesa pubblica al 6,4% del PIL, l’Italia resterebbe comunque distante dai livelli di Germania, Francia e Regno Unito. La quota di spesa privata, seppur inferiore a quella di alcuni paesi come Belgio e Svizzera, rappresenta un elemento di criticità, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione che rischiano di rinunciare alle cure per motivi economici.
Il sottofinanziamento si traduce spesso in diseguaglianze nell’accesso ai servizi tra Nord e Sud, con tempi di attesa più lunghi e minore disponibilità di prestazioni in alcune regioni. L’invecchiamento della popolazione italiana comporta una crescente domanda di servizi sanitari e sociosanitari, con impatti rilevanti sulla sostenibilità del sistema. Il confronto con paesi come Germania e Francia evidenzia la necessità di maggiori investimenti in tecnologie, digitalizzazione e personale sanitario per mantenere elevati standard di qualità e sicurezza delle cure.
Rispetto alla media di tutti i paesi OCSE, l’Italia è al di sotto per incidenza percentuale della spesa pubblica sul PIL (media 7,1%) e per spesa pro capite (media 2.999 euro), ma è di poco sotto (2,2 contro la media del 2,3%) per incidenza percentuale della spesa privata sul PIL e anche per quanto riguarda quella pro capite (854 euro contro la media di 881). Se si osservano i dati della tabella OCSE 2025, emerge che paesi come Austria, Belgio, Canada, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Svizzera investono molto di più sia in termini di percentuale sul PIL che di spesa pro capite, mentre l’Italia si colloca in una posizione intermedia, superando solo alcuni paesi dell’Europa orientale e dell’America Latina.
Per affrontare queste criticità, sarebbe necessario incrementare la spesa pubblica portandola almeno in linea con la media OCSE, rafforzare i servizi pubblici per contenere la crescita della spesa privata e garantire equità di accesso, investire in prevenzione, medicina di prossimità e assistenza domiciliare per ridurre la pressione sugli ospedali e migliorare la qualità della vita dei cittadini, valorizzare il personale sanitario attraverso adeguate retribuzioni e formazione continua, e sfruttare in modo efficace le risorse del PNRR e dei fondi strutturali UE per modernizzare infrastrutture e processi. Il confronto internazionale mostra che l’Italia deve affrontare con decisione il tema del finanziamento sanitario, puntando su efficienza, innovazione e inclusività per garantire la sostenibilità e la qualità del Servizio Sanitario Nazionale.