Sindaco Milano, verso le primarie del centrosinistra. Mario Calabresi si prepara

Sarà uno dei principali candidati per le amministrative della prossima primavera

Il suo nome come possibile candidato sindaco di Milano per il centrosinistra circola da un anno. Ora però è lui stesso ad essere venuto allo scoperto con una frase detta in una piccola festa dell’Unità della periferia milanese, a Vizzolo Predabissi. Una modalità del tutto inaspettata: Mario Calabresi ha scelto una piccola platea per dire che vorrebbe «fare qualcosa per Milano». Che è disponibile pur «aspettando» di valutare gli eventi ed eventuali chiamate in quel mondo variopinto che è attualmente il centrosinistra milanese (e non solo).

Prima bisognerà però rispondere a delle domande. Ci saranno o no le primarie? E soprattutto: quanti saranno i candidati?

Alla prima domanda ormai la risposta sembra essere sì. Alla seconda, è ancora un “non so”: al momento se ne contano più di sette ma il numero potrebbe crescere. Calabresi tuttavia già rientra nella categoria dei candidati forti. A influenzare il corso degli eventi saranno anche le elezioni nazionali, la cui campagna elettorale si sovrapporrà la prossima primavera a quella delle amministrative. Probabilmente a Milano le primarie del centrosinistra si faranno a gennaio, dopo la nomina dei saggi che scremeranno la platea dei candidati.

Dalla sua Mario Calabresi ha un nome e una reputazione non legata alla politica, che lo fanno amare dalla borghesia milanese. Il suo cognome è carico di storia, ed è notoriamente crocevia di contraddizioni e riflessioni soprattutto a sinistra: è figlio di quel commissario Luigi Calabresi ucciso per volontà di esponenti di Lotta continua (secondo una verità processuale spesso contestata), accusato a sua volta di essere il mandante dell’omicidio dell’anarchico Pinelli e poi però riabilitato e ridefinito come vittima inconsapevole degli eventi. La sua storia Mario Calabresi non l’ha mai nascosta, anzi, l’ha valorizzata nei suoi racconti. Aveva solo due anni ma questa vicenda lo ha chiaramente segnato per sempre.

Fa il giornalista e lo scrittore, ha 56 anni, nato e cresciuto a Milano, ha diretto La Stampa tra il 2009 e il 2015 e Repubblica dal 2016 al 2019. Ha poi fondato Chora Media, di cui è direttore editoriale. Ancora oggi è uno degli autori di saggistica più venduti in Italia, tanto che una traccia dell’ultimo esame di maturità nasce da uno dei suoi libri («Alzarsi all’alba»).

A Milano guarda a quel centrosinistra moderato e riformista: o meglio, è quel centrosinistra moderato e riformista che guarda a lui come a un possibile leader, in grado di convincere sia gli elettori storici del Partito democratico che quell’area civica senza una casa, tenendo insieme anche quello che rimane della borghesia milanese e l’associazionismo cattolico.

La sua forza, dicono i suoi, è il non essere ideologico e il riuscire a far passare il messaggio, gradito ai milanesi del centro storico, che lui non ha mai vissuto di politica. In questo senso è nel solco già tracciato da Giuliano Pisapia e Giuseppe Sala. Figure diverse e per certi versi opposte, ma che potevano contare su questa allure.

Quanto alle primarie, Calabresi non le teme. Se c’è da farle, si fanno. I sondaggi ufficiosi che circolavano lo davano – insieme al democratico Pierfrancesco Majorino – tra i nomi più graditi, per quel che valgono i sondaggi fatti 10 mesi prima.

I suoi temi: welfare e città accessibile e «attraente», dove la gente viva volentieri; attenzione alla vita dei ragazzi e degli studenti fuori sede.

Sarebbe un sindaco federatore o leader? Sicuramente più il secondo. Ma il gruppo che sta lavorando alla sua candidatura da mesi giura che è in grado di ascoltare persone e partiti.

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