Stretta Ue sulle emissioni di metano: la Germania si unisce al coro del no, ma la Commissione tira dritto

Nel pieno della seconda ondata di calore dopo quella di maggio, tra temperature record, decessi, allarmi, bollini gialli e rossi, stop di attività produttive e blackout, un gruppo di Stati della Ue, tra cui l’Italia, ha proposto di rinviare di tre anni i regolamenti che limitano le emissioni di metano.

L’Italia nel fronte del no

L’iniziativa è partita da una lettera sottoscritta da 12 Governi, ai quali si è aggiunto quello di Berlino, che non ha firmato il documento, ma ne condivide l’obiettivo. I ministri dell’Energia ne hanno discusso venerdì 26.

Le norme nel mirino scattano dal prossimo anno: la Ue richiederà il monitoraggio e la verifica delle emissioni di metano anche per il petrolio e il gas importati, al fine di ridurne le dispersioni. Sospendere le misure potrebbe generare contenziosi legali, proprio perché la normativa è già in vigore dal 2024 per la produzione nazionale di combustibili fossili.

C’è però la forte opposizione da parte dell’industria del settore e dei fornitori, compresi Qatar e Stati Uniti, questi ultimi ormai fieri oppositori di qualsiasi azione di contrasto al global warming, ovunque venga tentata. La tesi, o la minaccia, è che la normativa Ue ostacolerà l’approvvigionamento di combustibili fossili, proprio quando la crisi di Hormuz ha generato uno shock energetico (ma dopo la tregua tra Stati Uniti e Iran, le quotazioni sono tornate a livelli prebellici) e le forniture di carburante per l’aviazione civile sono sotto pressione. Gli importatori sarebbero restii a stipulare accordi contrattuali che violano le regole della Ue. L’obiezione riecheggia quelle già usate contro altre norme climatiche, poi annacquate, come la due diligence ambientale sulle catene dei fornitori.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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