Salvo strani cataclismi, il podio è quindi definito con Pogacar davanti a Evenepoel (+6’26”) e Del Toro (+9’42”). A seguire Seixas con quasi 12 minuti e infine Martinez con tredici
Per una volta, ora che sta finendo il Tour (questa domenica conclusione a Parigi), non cominceremo subito da Tadej Pogacar, meno indiavolato del solito e più preoccupato di fare da fratello maggiore al suo giovane compagno di squadra Isaac del Toro, che stava rischiando di perdere il terzo posto sul podio.
No, in questa ventesima tappa della Grande Boucle, con il secondo arrivo all’Alpe d’Huez dopo 170 chilometri su e giù per le Montagne Sacre del Tour (Telégraphe, la Croix de Fer, il Galibier e Col de la Sarenne), la foto di copertina va all’ecuadoriano Richard Carapaz, al suo secondo successo in tre giorni dopo una lunga fuga conclusasi davanti al belga Evenepoel (+26”) e allo statunitense Kuss (+31”).
Carapaz, con la maglia a pois di leader della montagna (ormai definitivamente sua), è stato in verità avvantaggiato dalla doppia caduta di Sepp Kuss, in testa alla corsa fino all’ultima discesa prima del traguardo. L’ecuadoriano, sempre all’attacco in questi giorni, ha comunque ampiamente meritato il successo.
“Non ci credo ancora” ha detto con un sorriso smagliante Carapaz. “Mi spiace per Kuss, bravissimo e sfortunato. Ma io ho ci ho provato fino all’ultimo. E credo di aver meritato la maglia di miglior scalatore” ha concluso l’equadoriano, 33 anni, campione popolarissimo nel suo paese, vincitore del Giro d’Italia nel 2019 e di un oro nella corsa in linea ai Giochi di Tokyo 2020.
La doppia caduta di Kuss (salvato da una rete di protezione, ha rischiato di finire nel vuoto), ha anche permesso a Remco Evenepoel di arrivare secondo alle spalle di Carapaz. Il belga, ora secondo anche in classifica generale con un ritardo di quasi sei minuti e mezzo da Pogacar, ha attaccato nell’ultima salita staccando il gruppetto dei big e anticipando l’americano nel finale. “Sono davvero soddisfatto” ha commentato Evenepoel. “Lo sono perché ho finalmente dimostrato ai miei critici che posso vincere anche in montagne e in lunghe corse come il Tour”. Il belga si è tolto qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di chi lo vede soprattutto come uno specialista a cronometro. In effetti Evenepoel nel tic tac è un fenomeno, superiore perfino a Pogacar. In salita a questo Tour è molto migliorato. E forse, se non avesse aspettato troppo prima di attaccare, avrebbe potuto conquistare anche la tappa.
Bene, ora che siamo ai titoli di coda, parliamo anche di sua maestà Tadej Pogacar, per un giorno più preoccupato di dare una mano al suo giovane apprendista Del Toro che, grazie all’aiuto dello sloveno, conserva il terzo posto in classifica a +9’42” dal capitano. Pogacar gli ha fatto da apripista per 60 chilometri scortandolo fino al traguardo. Qui i due si sono abbracciati mimando il gesto delle corna. In effetti, questo Tour l’hanno incornato e ucciso con Pogacar in giallo e Del Toro terzo: per la Uae è un successo clamoroso.
Chi invece ha pagato dazio, in questa frazione tra le nuvole, è stato il giovane francese Paul Seixas, rimasto attardato sul Col de Sarenne. Il 19enne di Lione, prima spavaldo poi in forte difficoltà, ha però conservato la quarta piazza nella generale con 1 minuto e 06” sul connazionale Lenny Martinez, quinto a oltre 13 minuti dalla maglia gialla. Riassumendo, salvo strani cataclismi, il podio è quindi definito con Pogacar davanti a Evenepoel (+6’26”) e Del Toro (+9’42”). A seguire Seixas con quasi 12 minuti e infine Martinez con tredici.
Che dire? Dietro a Pogacar c’è l’abisso. Aspettando il gran finale di Parigi (con il percorso ridotto da 133 a 89 km per gli incendi che stanno colpendo la Gironda) i giochi sono fatti. Con Pogacar, assoluto dominatore, che si appresta a celebrare la sua quinta vittoria alla Grande Boucle come Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain.
La grande aristocrazia del ciclismo dove lo sloveno ormai non è più un parvenu, ma un assoluto protagonista con i suoi 126 successi, dove già spiccano 4 Tour, un Giro d’Italia, 2 campionati del mondo e 13 corse monumento. Gli mancano solo la Vuelta e la Parigi-Roubaix. Di sicuro a breve completerà l’opera. Tadej ha solo 27 anni. Forse non riuscirà a superare l’incredibile numero di vittorie (523) di Eddy Merckx, però può oscurarne il mito.
Avremo tempo per verificarlo. Sperando che prima o poi, per ridare un minimo di imprevidibilità al ciclismo, spunti qualche nuova stella. Sugli italiani stendiamo un velo pietoso.
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