Basi Usa in Italia, quali sono e quali le funzioni strategiche

La polemica a distanza tra il segretario generale della Nato Mark Rutte e il governo Meloni sugli almeno 500 aerei statunitensi che, ha ricostruito l’ex premier dei Paesi Bassi, sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione americana Epic Fury contro l’Iran, ha messo ancora una volta sotto i riflettori il tema della presenza Usa sul territorio italiano. L’Italia ospita alcune delle installazioni logistiche e strategiche più importanti dell’intera scacchiera euro-mediterranea.

Se da una parte gli Usa hanno annunciato l’intenzione di ridurre la loro presenza nella Nato, anche a livello di militare, e il vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio dovrebbe essere l’occasione per ufficializzare ai partner dell’Alleanza atlantica il nuovo assetto, le basi italiane non dovrebbero essere toccate da questa operazione di ridimensionamento. Il 15 giugno il ministro della Difesa Guido Crosetto ha incontrato a Washington, nella sede del Pentagono, il segretario alla Difesa americana Pete Hegseth. Al termine del faccia a faccia il responsabile della Difesa italiana ha fatto il punto di quello che era emerso durante l’incontro e ha confidato di non aver percepito la volontà di un disimpegno degli Stati Uniti dalle basi italiane. «Anzi, dal punto di vista bilaterale e della Nato la cooperazione con noi in qualche modo è molto importante per gli Stati Uniti», ha spiegato parlando con i media all’ambasciata a Washington. Quanto ad un disimpegno americano in Europa, Crosetto ha spiegato che si tratta di un piano di cui gli americani parlano da anni: un impegno minore. «Assetti che loro potrebbero ritirare dall’Europa ed essere sostituiti comodamente da assetti europei».

Solo operazioni logistiche e di rifornimento

Solo operazioni “logistiche” o di “rifornimento”. È la clausola principale che regola l’utilizzo delle basi Usa in Italia, dove le infrastrutture militari americane sono costituite da aeroporti, torri radar o porti mentre sono tredicimila, tra reclute e ufficiali, gli statunitensi di stanza in Italia. Secondo i protocolli, di conseguenza, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano invece utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio per scopi bellici – come gli attacchi a Teheran – servirebbe l’ok del governo italiano o un passaggio in Parlamento. I primi patti che regolamentano l’utilizzo delle basi risalgono al primo dopoguerra: il Nato Sofa del 1951, poi il Bilateral infrastructure agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995.

Ecco le principali basi americane in Italia, e le loro caratteristiche.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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