Cairo non vende La7 e nega l’etichetta anti-Meloni: «Non abbiamo pericolosi bolscevichi»

Share in prima serata al 6,6%. Nuova app in autunno: in arrivo La7 Play

«Siamo ormai sistematicamente la terza rete italiana». Nel caldo luglio di Milano, all’hotel Principe di Savoia, Urbano Cairo celebra i risultati di share di prima serata del suo network: «Partivamo nel 2022-23 al 5,2% e oggi siamo al 6,6%, con solo due reti». Nello stesso periodo lo share di giornata passa, secondo l’editore, dal 4% al 5%.

Risultato incoraggiante per la nuova rete dedicata al cinema, lanciata nella scorsa stagione: «Arriva all’1% nella fascia serale». Cairo conferma di aver ricevuto manifestazioni di interesse per La7; ci sarebbe stata un’offerta nel 2020 e un’altra intorno al 2024 ma ha sempre declinato le proposte: «Non mi interessa vendere La7».

La linea editoriale, almeno nei programmi di punta, non cambia: restano “Otto e mezzo”, “DiMartedì”, “Propaganda Live” e “Piazza Pulita”. Quest’ultimo conferma l’esperimento della versione lunga con il nuovo “Piazza Pulita 100”.

Per Enrico Mentana il contratto resta in scadenza a dicembre 2026. L’editore ha ribadito la stima per il direttore del TgLa7, ma ha spiegato che un eventuale rinnovo sarà affrontato più avanti, vicino alla scadenza: «Io sono sempre felice di averlo con noi. Lui deciderà».

Non si escludono acquisti importanti, come quello della storica conduttrice di “Chi l’ha visto?” Federica Sciarelli: «Lei sa che da noi le porte sono sempre aperte».

Nel corso della conferenza è tornato anche il tema dell’identità politica dei suoi canali. A chi gli chiedeva se La7 sia diventata una tv anti-Meloni, ha risposto di no, sostenendo che la rete «ha sempre evitato di fare sconti a qualsiasi governo», e che vuole restare libera, indipendente e, soprattutto, critica.

Al suo arrivo, nel 2013, i nomi di punta erano Michele Santoro e Gad Lerner, oggi sono Corrado Augias e Giovanni Floris: «Non stiamo parlando di pericolosi bolscevichi», scherza.

In autunno arriverà anche la nuova La7 Play, disponibile su mobile, desktop e smart tv. L’editore l’ha descritta come un’app completamente nuova, «con concetti molto moderni», e come un investimento significativo nel rapporto con gli utenti fuori dalla tv. Il progetto è seguito da un manager arrivato da Mediaset Infinity.

La mossa arriva in un settore televisivo frammentato e che affronta la concorrenza di social, streaming e contenuti on demand. Cairo ha riconosciuto che oggi fare editoria è più difficile rispetto agli anni Ottanta e Novanta, quando la competizione era più limitata. Internet prima e l’intelligenza artificiale oggi hanno cambiato il mercato: bisogna «capire cosa sta accadendo il più velocemente possibile» e provare a cogliere le opportunità.

La novità più rilevante del palinsesto è l’acquisto da Sky di “M. Il figlio del secolo” – serie con Luca Marinelli tratta dal romanzo di Antonio Scurati – che per la prima volta andrà in onda in chiaro. Su La7 sarà proposta questo autunno in quattro serate, con un’introduzione di Corrado Augias all’interno di La torre di Babele.

Annunciati anche il film “The Apprentice” sulle origini di Donald Trump e il documentario “Mr. Nobody Against Putin”, vincitore agli Oscar 2026. Cairo punta a stabilizzare lo share di La7 Cinema sull’1% nell’intera giornata. L’obiettivo è rafforzare l’offerta con pacchetti di film acquistati da major americane e produttori italiani.

«Sto cercando uno che compri tutto, così io posso fare politica». Così Cairo scherza sulla sua possibile candidatura a sindaco di Milano.

Poi una riflessione: «Sapendo che mi avreste fatto questa domanda ho fotografato questa pagina stupenda de L’ora dei predatori (di Giuliano da Empoli, ndr): Quanti facoltosi imprenditori, tecnocrati o intellettuali abbiamo visto infliggersi cocenti umiliazioni (…) facendo il loro ingresso in politica».

Nel mondo dell’impresa, ha spiegato, il terreno di gioco è ben definito. In politica le regole sono meno chiare e i risultati più difficili da ottenere: «Anche Silvio Berlusconi, alla fine, ha fatto il 30% di quello che poteva fare».

Sul calcio ha ribadito la possibilità di vendere la sua società: «Dopo 21 anni si può fare, si deve fare».

Lo scenario auspicabile sarebbe l’arrivo di un imprenditore «torinese, ricco, tifoso e generoso». Poi ha riconosciuto che l’interesse potrebbe venire più facilmente da soggetti internazionali, anche se non sono arrivate – per il momento – delle offerte vincolanti.

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