Castelbuono punta sui nomadi digitali

Dal 4 settembre parte Madonie Nomad Residency, progetto pilota tra lavoro da remoto, co-living e restituzione di competenze alla comunità

Castelbuono, comune sulle Madonie in provincia di Palermo, prova a trasformare il lavoro da remoto in uno strumento di sviluppo per le aree interne. La scelta del borgo madonita come sede di Madonie Nomad Residency non è casuale: qui esiste già un’esperienza consolidata, nata durante la pandemia e diventata negli anni un punto di riferimento per smart worker e nomadi digitali.

Il Coworking pubblico di Castelbuono è stato avviato alla fine del 2020 da un gruppo di castelbuonesi che lavoravano a distanza. L’obiettivo iniziale era offrire uno spazio condiviso a chi, lavorando da casa, rischiava l’isolamento e il cosiddetto “effetto grotta”. È stato il primo coworking pubblico italiano strutturato e continuativo, fondato e gestito attraverso l’associazione senza fini di lucro Social Green Hub.

Superata l’emergenza sanitaria, lo spazio non ha esaurito la propria funzione. Ha accolto oltre 750 persone, con circa 350 utenti attivi, e dispone di 40 postazioni stabili, estendibili a 70 durante i retreat aziendali. Tre imprese tecnologiche hanno già trascorso a Castelbuono una settimana di lavoro con gruppi di circa cinquanta persone ciascuno.

Gli effetti vanno oltre le presenze. Molti castelbuonesi che vivono altrove e lavorano per grandi aziende o multinazionali hanno aumentato la frequenza e la durata dei ritorni in paese: la loro permanenza media annuale è più che triplicata rispetto al periodo precedente all’apertura del coworking. Alcuni lavoratori provenienti da altri Paesi europei hanno inoltre acquistato casa e si sono stabiliti a Castelbuono. Secondo le stime dei promotori, l’esperienza avrebbe prodotto un impatto economico di almeno un milione di euro sul territorio.

Da questa base nasce Madonie Nomad Residency, progetto pilota che punta ad allargare il modello dal singolo spazio di coworking all’intero territorio. L’obiettivo è costruire una “Smart Land” capace di mettere in rete lavoro digitale, servizi, imprese, amministrazioni e comunità locali, trasformando le Madonie in un luogo dal quale sia possibile lavorare per aziende e progetti nazionali e internazionali senza trasferirsi nelle grandi città.

La sfida si inserisce nella crisi demografica della Sicilia interna. Nei materiali di presentazione vengono richiamati i dati Istat secondo cui, tra il 2019 e il 2026, l’Isola ha perso 96.328 residenti tra i 18 e i 35 anni, con una riduzione del 9,6% della popolazione giovanile. A questa emorragia si aggiunge la fuoriuscita di competenze verso il Centro-Nord.

Il progetto è ideato da Empeeria, promosso da Sosvima e sostenuto da una rete istituzionale che comprende il ministero delle Imprese e del Made in Italy, Enit, i Comuni di Castelbuono e Collesano e la rete dei Borghi più belli d’Italia in Sicilia. Non vuole però limitarsi ad attirare nuovi consumatori o presenze turistiche.

Uno dei nodi affrontati è il rischio di gentrificazione. L’arrivo di professionisti con redditi più elevati può far crescere affitti e costo della vita, rendendo i piccoli centri meno accessibili ai residenti. Per evitarlo viene proposta la formula del “co-living consapevole”: un Local Host coordinerà camere, spazi di lavoro e servizi a tariffe calmierate, con l’obiettivo di distribuire i benefici senza alimentare dinamiche speculative.

«L’accoglienza dei nomadi digitali non deve tradursi in gentrificazione, ma in un’opportunità Win-Win-Win in cui l’innovazione genera valore permanente per i residenti, le imprese locali e chi sceglie di vivere il territorio», afferma Tony Cirnigliaro, fondatore e direttore esecutivo di Empeeria.

Al centro c’è un patto di reciprocità: chi viene ospitato non sarà soltanto un visitatore, ma metterà a disposizione competenze e attività formative per giovani, artigiani e imprese locali nei campi del marketing, della digitalizzazione e dell’innovazione. L’obiettivo è fare in modo che il valore generato non si esaurisca nei pernottamenti e nei consumi, ma produca collaborazioni e opportunità durature.

Il progetto sarà avviato pubblicamente dal 4 al 6 settembre 2026 con un festival internazionale a Castelbuono. Sono attesi oltre duecento lavoratori da remoto e professionisti per tre giorni di talk sull’intelligenza artificiale e sul futuro del lavoro, workshop, tavole rotonde sulla rigenerazione delle comunità, networking ed esperienze sul territorio.

Dal 7 al 13 settembre seguirà l’Open Stay: i partecipanti continueranno a vivere e lavorare nelle Madonie, utilizzando gli spazi di coworking diffuso e svolgendo le attività di restituzione rivolte alla comunità. La verifica decisiva arriverà dopo l’evento: capire se il modello saprà trasformare le presenze temporanee in nuovi residenti, relazioni professionali e occasioni economiche stabili.

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