Francia, metà degli agricoltori andrà in pensione entro il 2030: la sfida del ricambio generazionale

Con metà degli agricoltori destinati ad andare in pensione entro il 2030, la Francia punta su incentivi, innovazione e trasmissione delle competenze per garantire il ricambio generazionale e preservare il futuro delle aree rurali

L’agricoltura europea si trova davanti a una delle sfide più importanti dei prossimi decenni: garantire il ricambio generazionale in un settore in cui l’età media degli imprenditori continua ad aumentare, mentre sempre meno giovani scelgono di investire nella terra. Ma dietro un problema comune si nascondono realtà molto diverse. In Spagna il nodo principale è l’accesso ai terreni agricoli, in Italia la multifunzionalità è diventata il motore di nuovi modelli di impresa, mentre Grecia e Francia affrontano sfide legate rispettivamente alla frammentazione aziendale e alla competitività delle produzioni. Attraverso dati, analisi e testimonianze raccolte sul campo, questa serie di reportage, realizzata nell’ambito del progetto europeo PULSE, racconta come quattro Paesi del Mediterraneo stanno cercando di costruire il futuro dell’agricoltura europea partendo dalle nuove generazioni. Dopo le puntate su Italia e Spagna, di seguito il reportage sulla Francia.

Entro il 2030 un agricoltore francese su due andrà in pensione. È il dato che più di ogni altro racconta la sfida che la Francia si trova ad affrontare: garantire il ricambio generazionale in uno dei settori più importanti della propria economia senza perdere competenze, biodiversità e presidio del territorio.

A differenza di altri Paesi europei, però, il problema non riguarda soltanto il numero di giovani disposti a investire nella terra. La nuova generazione di agricoltori francesi è sempre più composta da persone che non provengono da famiglie agricole e che scelgono questo mestiere per ragioni diverse da quelle delle generazioni precedenti: sostenibilità ambientale, autonomia produttiva, qualità della vita e innovazione tecnologica.

La sfida, quindi, non è semplicemente sostituire una generazione con un’altra, ma garantire che il passaggio di consegne avvenga senza disperdere il patrimonio di conoscenze accumulato nel tempo. È qui che si gioca il futuro dell’agricoltura francese.

La Francia è uno dei maggiori produttori agricoli europei, ma il ricambio generazionale è ormai diventato una priorità politica. Le nuove imprese agricole non sono sufficienti a compensare il numero di agricoltori che lasciano il settore e, secondo le stime, entro la fine del decennio circa il 50% degli agricoltori francesi avrà raggiunto l’età pensionabile.

Negli ultimi anni il governo ha quindi costruito un articolato sistema di incentivi e strumenti dedicati ai giovani imprenditori agricoli. Tra le misure più significative c’è il Pacte d’Orientation pour le renouvellement des générations en agriculture, adottato nel 2024, che punta a favorire l’accesso alla terra, incentivare il trasferimento delle aziende agricole e accompagnare le nuove generazioni nella costruzione del proprio progetto imprenditoriale.

Il piano prevede nuovi strumenti di investimento per l’acquisto dei terreni agricoli, modifiche ai contratti di affitto rurale e un programma nazionale di orientamento alle professioni agricole. Anche il sistema fiscale è stato rivisto per favorire il passaggio delle aziende ai giovani agricoltori, aumentando le esenzioni sulle plusvalenze derivanti dalla cessione delle attività agricole.

A queste misure si aggiunge il nuovo sostegno complementare previsto dalla Politica agricola comune per i giovani agricoltori francesi: un contributo fisso di 4.300 euro per azienda, indipendente dalla dimensione della superficie coltivata, introdotto per superare il precedente sistema che finiva per favorire le aziende più grandi.

Nonostante gli incentivi, il principale ostacolo resta sempre lo stesso: l’accesso alla terra.

Molti agricoltori prossimi alla pensione preferiscono vendere i propri terreni ai vicini intenzionati ad ampliare le aziende piuttosto che a giovani imprenditori che si affacciano per la prima volta al settore. Una dinamica che favorisce la concentrazione fondiaria e rende più difficile l’ingresso di nuove realtà imprenditoriali.

Per questo uno degli strumenti che sta dando i risultati migliori è il mentoring individuale. Solo nella regione dell’Île-de-France, nel 2025, le Camere dell’Agricoltura hanno realizzato 133 colloqui individuali con aspiranti agricoltori, il 22% in più rispetto all’anno precedente. L’obiettivo non è soltanto fornire assistenza burocratica, ma accompagnare concretamente i candidati nella costruzione del proprio percorso imprenditoriale.

Il ricambio generazionale, in Francia, è sempre più una questione di incontro tra domanda e offerta di aziende agricole. Non basta convincere i giovani a scegliere l’agricoltura: occorre creare le condizioni affinché chi lascia il settore possa trasmettere la propria attività a una nuova generazione.

È forse questo l’aspetto più interessante del modello francese: una quota crescente dei nuovi imprenditori agricoli appartiene ai cosiddetti hors cadre familial, ovvero giovani che non provengono da famiglie agricole e che scelgono volontariamente di investire nella terra.

Si tratta spesso di laureati, professionisti o persone che hanno maturato esperienze lavorative in altri settori e che vedono nell’agricoltura un’opportunità per costruire un progetto imprenditoriale coerente con i propri valori.

L’interesse per l’agroecologia, le produzioni biologiche, le filiere corte e la sovranità alimentare rappresenta uno dei principali fattori di attrattività del settore. L’obiettivo non è semplicemente produrre cibo, ma contribuire alla transizione ecologica e costruire modelli produttivi più sostenibili. L’agricoltura francese sta quindi diventando un settore capace di attrarre competenze nuove, spesso molto diverse da quelle tradizionalmente associate al lavoro nei campi.

Anche l’innovazione sta giocando un ruolo decisivo. Nell’ambito del piano France 2030, il governo francese ha destinato 65 milioni di euro a un programma di ricerca dedicato all’agroecologia e alle tecnologie digitali applicate all’agricoltura. Sensori, monitoraggio satellitare, intelligenza artificiale e agricoltura di precisione vengono oggi considerati strumenti fondamentali per accelerare la transizione ecologica del settore.

L’agricoltura sta progressivamente smettendo di essere percepita come un mestiere esclusivamente fisico per trasformarsi in una professione che integra competenze digitali, ambientali e imprenditoriali.

Ne sono un esempio le startup francesi che sviluppano trattori elettrici e robot agricoli pensati per l’agroecologia. L’innovazione tecnologica, infatti, non viene interpretata come un’alternativa alla sostenibilità, ma come uno strumento per renderla economicamente praticabile.

Questo cambiamento contribuisce anche ad aumentare l’attrattività del settore agli occhi delle nuove generazioni, particolarmente sensibili ai temi della sostenibilità e della digitalizzazione.

Il ricambio generazionale, però, non riguarda soltanto l’agricoltura. Le conseguenze della mancanza di nuove imprese agricole sono particolarmente evidenti nella cosiddetta diagonale du vide, la “diagonale del vuoto”, una fascia del territorio francese che attraversa il Paese da nord-est a sud-ovest e che rappresenta uno dei simboli dello spopolamento rurale europeo.

Quando le aziende agricole chiudono, i servizi seguono la stessa traiettoria. Scuole, farmacie, presidi sanitari e uffici postali diventano progressivamente insostenibili dal punto di vista economico. Il risultato è un circolo vizioso: meno servizi significano meno famiglie disposte a trasferirsi nelle aree rurali, rendendo ancora più difficile attrarre nuovi agricoltori.

Le conseguenze non sono soltanto economiche e sociali. L’abbandono delle terre comporta anche la perdita di paesaggi agricoli costruiti nel corso dei secoli, di conoscenze agronomiche locali e di pratiche produttive strettamente legate ai territori.

La Francia sta lentamente imparando che tradizione e innovazione non sono termini in contrapposizione.

I modelli più promettenti sono quelli che riescono a mettere in dialogo l’esperienza degli agricoltori prossimi alla pensione con le competenze tecnologiche e imprenditoriali dei nuovi arrivati. Le Camere dell’Agricoltura francesi stanno investendo sempre di più in programmi dedicati al trasferimento delle conoscenze, organizzando incontri tra agricoltori che lasciano l’attività e giovani imprenditori interessati a rilevarla.

Sensori, satelliti e intelligenza artificiale possono rendere il lavoro agricolo meno faticoso e più efficiente, ma non possono sostituire il patrimonio di conoscenze costruito in decenni di esperienza.

Più che di ricambio generazionale, forse, nel caso francese sarebbe più corretto parlare di trasmissione generazionale. Perché la vera sfida non è soltanto capire chi coltiverà la terra domani, ma fare in modo che, insieme alla terra, vengano tramandati anche il sapere, le competenze e il rapporto con il territorio che rendono possibile l’agricoltura di oggi.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” ed è stato realizzato con il contributo di Silvia Martelli

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