Per la peste suina a rischio estinzione il Maialino di Cinta Senese

I primi casi rinvenuti in Toscana hanno spinto all’abbattimento di 300 capi, il 10% del patrimonio totale. L’allevamento allo stato brado espone gli animali al contagio

Maialino di Cinta Senese a rischio estinzione a causa della Peste suina africana. A dare l’allarme è lo stesso consorzio di tutela della Cinta Senese Dop dopo i primi abbattimenti di capi avvenuti nei giorni scorsi. Il primo focolaio in un allevamento toscano è stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara, mentre nei giorni scorsi due suini rinvenuti morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, sono risultati positivi al virus.

Nei giorni scorsi sono stati abbattuti 300 capi circa il 10% di un patrimonio che è di circa 3mila capi in tutto.

Il maialino di Cinta Senese è allevato soprattutto allo stato brado o semibrado caratteristica fondamentale per la qualità delle sue carni ma che rende però i capi particolarmente esposti al contagio il cui veicolo principale è rappresentato dai cinghiali selvatici.

«Siamo davanti a un pericolo reale – ha commentato il presidente del Consorzio della Cinta Senese Dop, Nicolò Savigni -. Gli allevatori hanno rafforzato la biosicurezza interna, anche grazie ai contributi ricevuti, ma fuori dai confini aziendali il rischio resta al di fuori del loro controllo. Non possono essere lasciati soli: ogni allevamento di Cinta Senese deve essere considerato un presidio da difendere».

Il Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop chiede pertanto alla Regione Toscana, al Ministero della Salute, al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e al Commissario straordinario alla Peste Suina Africana di intervenire con azioni concrete e immediate a tutela del sistema della Cinta Senese Dop coinvolge 79 allevatori, 6 macelli e 18 imprese di trasformazione, per un valore economico indicativo di 5,5 milioni di euro.

«La principale ipotesi allo studio con il Commissario e le istituzioni – ha spiegato il direttore della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati – è creare una sorta di incubatore nel quale inserire 12 verri e 12 scrofe in modo da assicurarsi un presidio di conservazione del patrimonio genetico. Con la peste suina alle porte il rischio estinzione è davvero reale».

«La Cinta Senese non è soltanto una razza autoctona della Toscana: è un patrimonio storico, genetico, culturale ed economico dell’intero Paese – ha aggiunto il presidente di Origin Italia, Cesare Baldrighi -. La sua filiera è alla base di una produzione tutelata a livello europeo con la Denominazione di Origine Protetta e rappresenta uno dei simboli più autentici del Made in Italy agroalimentare. La perdita di questo patrimonio provocherebbe un danno irreversibile non soltanto agli allevatori e al territorio toscano, ma anche all’immagine e alla credibilità dell’intero sistema italiano delle DOP e IGP. Per questo è indispensabile che le istituzioni intervengano con la massima urgenza»

.

Articoli correlati