Salute, elettronica, casa: cosa viene fermato alle dogane europee e da dove arriva

Sul fronte merceologico, la salute resta la categoria più colpita per il quarto anno di fila

Quasi sette “rifiuti” su dieci arrivano dalla Cina. Lo scorso anno, il 67,9% dei prodotti bloccati alle frontiere Ue per non conformità o rischio grave ha origine cinese. Un numero in calo rispetto al picco del 74,9% del 2024, ma ancora ben sopra i livelli 2022-2023, quando la quota si fermava al 57-58%.

Al secondo posto gli Stati Uniti, scesi al 5,4%, lontani dal 13-14% del biennio precedente. Poi il Regno Unito, anch’esso in calo: dall’8,3% del 2022 al 6,1% di oggi. È la geografia dei prodotti che non ottengono l’ok alla dogana europea e che viene presentata nel dettaglio all’interno dell’ultima relazione della direzione generale fiscalità ed unione doganale della Commissione europea.

Il dato più interessante, però, è sotto la superficie. Nel 2025 tornano tra le prime origini Hong Kong, al 3,25%, e la Corea del Sud, al 3,86%. Sparisce invece l’India, che nel 2023 e 2024 pesava rispettivamente il 5,98% e il 2,71% dei rifiuti e oggi non figura più tra le origini principali. Fuori scena anche la Turchia, presente nel 2022 e mai più tornata ai vertici.

Sul fronte merceologico, la salute resta la categoria più colpita. Per il quarto anno di fila. Più di 27 mila rifiuti nel 2025, quasi cinque volte i 6.736 del 2022. Dentro ci sono dispositivi medici, dispositivi di protezione medica, cosmetici, prodotti del tabacco.

Al secondo posto sale l’elettronica, con 11.773 rifiuti: per la prima volta supera la categoria casa e arredamento, ferma a 9.237. Un ribaltamento netto rispetto al 2024, quando casa e arredamento occupava il secondo posto con 14.505 rifiuti. Più stabili bambini e infanzia, a 3.708, e gli altri prodotti manifatturieri, a 3.220.

Cambia anche la geografia dei canali d’ingresso. Per la prima volta le dichiarazioni doganali per il traffico postale diventano la principale fonte di rifiuti: 40,7% del totale, superando le dichiarazioni standard, scese dal 76,3% al 38,4%. E le dichiarazioni per le spedizioni di basso valore, la forma più diretta dell’e-commerce, più che raddoppiano: da 5.216 rifiuti nel 2024 a 11.457 nel 2025.

Resta un ultimo dato, forse il più eloquente. Nel 93% dei casi il rifiuto è definitivo: niente rilascio dopo la messa in conformità, solo ri-esportazione o distruzione. Il report lo lega al calo del valore medio delle spedizioni. Con pacchi di pochi euro, sistemare un prodotto costa più del prodotto stesso.

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