
Dopo gli episodi di San Siro a Milano e sull’autostrada A3, l’analisi del centro Radarmeteo-Hypermeteo. Così l’incontro di aria calda e fredda scatena gli episodi estremi
Due fortissime grandinate nel giro di pochi giorni e che avrebbero potuto provocare gravissime conseguenze. Sabato scorso a Milano la violenta grandinata ha interrotto il concerto di Bad Bunny e messo in fuga decine di migliaia di persone. Mercoledì mattina sull’A3, l’autostrada che collega Bologna a Padova una seconda violentissima grandinata ha provocato molteplici danni alle automobili, infrangendo vetri e danneggiando le carrozzerie, ma fortunatamente senza grandi conseguenze per le persone.
«Dobbiamo prendere atto della realtà – spiegano da Radarmeteo-Hypermeteo, hub di rianalisi e scenari climatici applicati fondato dal climatologo Massimo Crespi – che è profondamente cambiata. Il rischio di grandine grossa con chicchi di diametro superiore ai 5 centimetri è aumentata dell’80% rispetto alla media degli ultimi anni. Le nuove grandinate violente devono spingere a una riflessione sulle modalità di gestione degli eventi all’aperto perché 80mila persone in fuga, come avvenuto sabato scorso a San Siro, possono diventare un problema anche di ordine pubblico».
«Nella giornata di sabato – ha commentato il climatologo, Massimo Crespi – sulla Lombardia era presente una massa d’aria calda ed umida, alimentata dall’espansione dell’anticiclone africano; contemporaneamente, una perturbazione sull’Europa centrale stava iniziando a spingere aria più fresca ed instabile sul Nord Italia, creando una situazione di forte contrasto. In quota, venti più intensi, generati da questa situazione, favorivano il crearsi di temporali, mentre al suolo l’energia accumulata poteva alimentare celle anche vigorose».
Secondo lo European Severe Weather Database, riportato dall’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica (Anbi) dal 1° gennaio 2016 ad oggi sono stati registrati 7526 episodi di “grandine grossa” lungo la Penisola: di questi eventi registrati in dieci anni, ben il 13,4%, cioè 1006, sono avvenuti nei primi 7 mesi e 20 giorni del 2026.
Un dato che fa segnare una forte accelerazione di tali fenomeni visto che in tutto il 2025 erano stati 779, nel 2024 687, mentre il 2023 fu l’anno con il maggior numero di grandinate anomale, 1479; nel 2022 si registrarono 1001 episodi di “grandine grossa”, che erano stati 871 nel 2021. Più indietro si va nel tempo e più il numero si riduce.
«In generale – aggiungono da Radarmeteo-Hypermeteo – un mar Mediterraneo più caldo della norma può rappresentare un fattore favorevole per fenomeni temporaleschi più intensi, perché aumenta la quantità di calore e umidità disponibile nei bassi strati dell’atmosfera. In questi giorni le temperature superficiali del mare risultano superiori alla media climatica con anomalie anche marcate: questo può contribuire ad alimentare masse d’aria più umide e potenzialmente più instabili, amplificando l’intensità dei temporali».
Non solo. Anche la cementificazione e l’isola di calore urbana possono giocare un ruolo. «Le superfici artificiali accumulano più calore rispetto ad aree rurali o vegetate – proseguono – riscaldando maggiormente lo strato d’aria vicino al suolo; questo può accentuare il contrasto termico verticale e favorire moti ascendenti, creando condizioni più favorevoli all’innesco od al rinforzo di celle temporalesche, soprattutto in contesti già instabili».
Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’Italia è tra i Paesi UE, che subiscono le maggiori perdite economiche, a causa degli eventi climatici, che stanno crescendo in frequenza ed entità. Negli anni recenti, gli eventi meteo estremi sono aumentati fortemente ed il periodo 2022-2024 è tra quelli, in cui si sono registrati i danni maggiori con un aumento esponenziale nel numero di eventi.
Altro fattore scatenante di eventi estremi è la progressiva sostituzione dell’anticiclone delle Azzorre con quello di matrice africana, più aggressivo ed umido. «Questo quadro – proseguno da Radameteo-Hypermeteo – comporta un generale aumento della frequenza delle ondate di calore, siccità e fenomeni severi come ad esempio i temporali forti, con un aumento delle grandinate sia come frequenza che come diametro soprattutto sulle aree settentrionali del Paese; nei mesi estivi, il rischio maggiore di grandinate si registra tra giugno e luglio, mentre in agosto, in genere, si osserva un calo».
In termini di grandine il triennio 2021-2023 è stato il più attivo mai registrato: il 24 luglio 2023 forti temporali determinarono grandinate con chicchi fino a 19 centimetri di diametro ad Azzano Decimo (Pordenone), che resta un record europeo.
Diversi reports assicurativi (Swiss Re, Munich Re, ecc.) indicano la grandine come uno dei pericoli secondari in rapida crescita e l’Italia è uno dei territori più esposti a causa delle condizioni climatiche e dell’orografia del territorio. Questo si traduce anche in un forte aumento dei sinistri auto da eventi atmosferici, anno dopo anno: nel luglio 2023 ci sono stati danni per circa 4 miliardi a causa di episodi di grandine intensa, avvenuti in pochi giorni, con difficoltà nel gestire i picchi di richieste e conseguente revisione dei premi assicurativi per area geografica.
E per il futuro le grandinate si prevedono in ulteriore aumento
«Per il futuro – concludono al centro di analisi climatiche – alcuni studi mostrano che, con gli attuali scenari di aumento della temperatura globale, i fenomeni severi come quelli, che si stanno registrando, potrebbero aumentare dal 50% ad oltre il 100% entro il 2100».
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