
Tra aprile e giugno in Italia sono nate 83.169 imprese e ne sono state chiuse 50.460. Il risultato è un saldo positivo di 32.709 attività, che porta a oltre 5,8 milioni il numero complessivo delle aziende registrate nelle Camere di commercio.
I dati di Movimprese, realizzata da Unioncamere e InfoCamere mostrano un secondo trimestre 2026 in crescita dello 0,56%, esattamente lo stesso dato registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Rispetto al 2025 aumentano sia le nuove iscrizioni, da 80.205 a 83.169, sia le cessazioni, passate da 47.405 a 50.460 e il saldo rimane quindi sostanzialmente stabile.
Servizi e costruzioni spingono la crescita
Dietro il dato nazionale si muove un sistema produttivo a due velocità. La crescita si concentra soprattutto nei servizi e nelle costruzioni, mentre agricoltura e manifattura avanzano a passo molto più lento.
Il settore più dinamico in termini percentuali è quello delle attività finanziarie e assicurative, cresciuto dell’1,91%, con 2.868 imprese in più. Seguono le attività professionali, scientifiche e tecniche, che guadagnano 4.059 unità e l’1,59%, e i servizi amministrativi e di supporto, in aumento di 2.577 imprese.
In termini assoluti il contributo maggiore arriva invece dalle costruzioni, con un saldo positivo di 5.369 attività. Subito dopo si collocano alloggio e ristorazione, con 4.851 imprese in più, e il settore immobiliare, che ne aggiunge 3.191.
La manifattura rimane quasi immobile: il saldo positivo è di appena 483 aziende, pari allo 0,10%. Anche agricoltura, silvicoltura e pesca crescono poco, con 1.549 imprese in più e un incremento dello 0,23%. Il commercio, che resta il comparto più numeroso con oltre 1,2 milioni di attività, guadagna 2.130 unità.
Riparte l’artigianato, ma grazie all’edilizia
Il segnale più netto arriva dall’artigianato. Nel trimestre sono state registrate 21.542 nuove imprese artigiane, a fronte di 16.341 chiusure. Il saldo è positivo per 5.201 unità, in aumento rispetto alle 4.606 dello stesso periodo del 2025.
Anche in questo caso è però l’edilizia a sostenere quasi interamente l’espansione. Le imprese artigiane delle costruzioni aumentano di 2.660 unità: più della metà del saldo complessivo.
Sul fronte opposto, l’artigianato manifatturiero continua a perdere terreno e chiude il trimestre con 289 imprese in meno. Il recupero del settore nasconde quindi una trasformazione della sua composizione perché diminuisce il peso delle attività produttive tradizionali.
Una crescita non uniforme
La crescita riguarda tutte le aree del Paese ma il sud e le isole guidano la classifica in termini assoluti, con 11.129 imprese in più, circa un terzo dell’incremento nazionale.
Se si considera il tasso di crescita, il primato passa però al centro, che avanza dello 0,64% trainato dal risultato del Lazio (+0,73%), mentre il mezzogiorno si ferma allo 0,56%.
A trainare la crescita sono soprattutto le società di capitali. Nel trimestre ne sono state aperte 30.189 e chiuse 10.328, per un saldo positivo di 19.861 unità e un tasso di crescita dell’1%.
Le imprese individuali aumentano invece di 13.120 unità, mentre prosegue la contrazione delle società di persone. Con 611 attività in meno e un calo dello 0,08%, sono l’unica forma giuridica a chiudere il trimestre in territorio negativo.
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