
Dopo il caso Spahn, il capogruppo della Cdu al Bundestag che si è dimesso per aver riscorso alla maternità surrogata negli Usa, il Cancelliere ha nominato l’attuale ministra della Sanità, Warken, a capo della Cancelleria e ha annunciato che altri avvicendamenti potranno avvenire nel prossimo futuro. Saltata all’ultimo la sostituzione del ministro dei Trasporti, si moltiplicano le voci sulla possibile uscita anche della titolare dell’Economia, Reiche
Un rimpasto piccolo e confuso oggi, che potrebbe preludere a una scossa più significativa nel prossimo futuro, magari, ma al momento è solo un’ipotesi, con l’uscita dal Governo della ministra dell’Economia, Katherina Reiche. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha provato a cogliere l’occasione offerta dalle dimissioni del capogruppo dei conservatori (Cdu-Csu) al Bundestag, Jens Spahn, per riassegnare alcune poltrone. Il tentativo di ridare smalto alla compagine di Governo rischia però di alimentare il disagio all’interno del suo stesso partito, con un effetto contrario a quello cercato.
Gli avvicendamenti avvengono tutti tra uomini della Cdu. Per prendere il posto di Spahn, travolto dalle polemiche per il ricorso alla maternità surrogata negli Stati Uniti (aggirando così il divieto in Germania), Merz ha scelto il fedelissimo capo della Cancelleria Thorsten Frei, liberando una casella di peso. Riempirla, come è stato annunciato venerdì 24 luglio, toccherà all’attuale ministra della Salute, Nina Warken.
Sarà la prima donna in Germania a ricoprire questo incarico, che fa da collante tra la Cancelleria, i ministeri e i parlamentari. Warken dovrà fare un lavoro migliore di Frei nell’appianare i conflitti e tenere i contatti tra la leadership del partito, i gruppi regionali e il Governo federale. «Sarà per me il sostegno più importante nel lavoro quotidiano di Governo», ha dichiarato Merz.
Alla Warken, giurista del Baden-Württemberg, un anno fa Merz aveva affidato un po’ a sorpresa il compito di guidare la riforma del sistema sanitario. Portare a termine l’incarico toccherà ora a un altro peso massimo del partito, Carsten Linnemann, rimasto fuori dalla squadra di Governo a maggio dello scorso anno, dopo aver gestito il capitolo sanità nelle trattative di coalizione. Linnemann era anche stato il responsabile della campagna elettorale del 2025, finita con il secondo peggior risultato del dopoguerra per la Cdu, che pure ha conquistato il Governo con la maggioranza relativa. Ora nei sondaggi è costretta a inseguire Alternative für Deutschland.
Cambio anche al ministero per i rapporti tra Stato federale e Länder, dove arriva Philipp Amthor, finora sottosegretario al Digitale. Nel primo anno di mandato, i rapporti tra Berlino e le regioni non sono stati idilliaci. Le tensioni sono emerse clamorosamente a maggio, quando la Camera dei Länder ha bocciato una misura proposta dal Governo e approvata dal Bundestag, che dava alle aziende la possibilità di offrire un bonus fino a mille euro esentasse ai propri dipendenti, per contrastare la crisi.
Altri cambi di poltrone arriveranno presto. Lo ha detto lo stesso Merz, senza entrare nel dettaglio. Già in questa prima tornata, aveva preso in considerazione la sostituzione del ministro dei Trasporti, Patrick Schnieder, ma la persona scelta per prenderne il posto si sarebbe ritirata, dopo aver inizialmente accettato. E qui nascono i malumori nella Cdu, dove si parla di caos e di mancanza di rispetto per il povero Schnieder.
Sul suo dicastero pesa una delle responsabilità più difficili nella Germania di questi tempi, quella di risollevare lo stato della rete ferroviaria e ammodernare infrastrutture rese fatiscenti da decenni di mancati investimenti pubblici, in nome del rigore dei conti che tanto piace ai conservatori, anche dopo la riforma del freno al debito.
I ritardi dei treni, in particolare, sono diventati un argomento di discussione, barzellette e frustrazione. Le risorse finalmente ci sono: ben 500 miliardi di euro sono stati destinati alle infrastrutture, con il fondo speciale varato a marzo. Bisognerà però essere in grado di spendere rapidamente e bene, altra responsabilità non da poco.
In bilico, però, ci sarebbe un nome molto più pesante, quello della ministra dell’Economia. Il Cancelliere non è soddisfatto dell’operato di Reiche, che ad aprile ha criticato pubblicamente il responsabile delle Finanze e vicecancelliere, Lars Klingbeil, leader della Spd, gli alleati di Governo con i quali i rapporti sono stati a tratti burrascosi.
Reich ha recentemente parlato di questioni di salute che la terranno lontana dall’attività per il mese di agosto, alimentando speculazioni su una possibile uscita “soft” dall’Esecutivo. I media tedeschi fanno il nome del ministro per il Digitale, Karsten Wildberger, come suo possibile successore.
Solo pochi mesi fa, a rincorrersi erano state invece voci su una possibile sfiducia ai danni dello stesso Merz, la cui popolarità è ai minimi storici per un cancelliere. Secondo un recente sondaggio RTL/ntv Trendbarometer, solo il 14% degli intervistati è soddisfatto del suo operato, contro l’85% che lo boccia. Già a maggio, nel giorno della fiducia al Bundestag, Merz fallì il primo tentativo, dovendo ricorrere a una seconda votazione il giorno stesso.
Nei sondaggi, la Cdu è scesa dal 28,5% dei voti, nelle elezioni di febbraio 2025, al 20-24% dei consensi, superata da mesi da Afd, che in alcune rilevazioni sfiora il 30%. E in Sassonia-Anhalt, dove si vota a settembre, l’ultradestra supera il 40% e punta a formare un Governo monocolore. Sarebbe un terremoto, anche a Berlino.