Bruxelles contesta la gestione degli account minorili su TikTok, con rischi di esposizione e cyberbullismo, e annuncia possibili sanzioni e nuove regole per la protezione online dei giovani.
BRUXELLES – Non passa giorno, ormai, senza una iniziativa della Commissione europea nel grande settore digitale. L’esecutivo comunitario ha annunciato oggi, venerdì 24 luglio, di considerare TikTok in violazione del Digital Services Act per quanto riguarda le regole che vengono applicate agli accounts gestiti da minori. La società ha la possibilità di rispondere ai rilievi della Commissione europea. Se le spiegazioni fornite non fossero sufficienti, Bruxelles potrebbe imporre una ammenda.
Secondo l’esecutivo comunitario, i minori su TikTok possono scegliere di impostare il proprio account come “pubblico”. Ciò significa che qualsiasi utente, compresi quelli che non dispongono di un account TikTok, possono essere in grado di visualizzarne i contenuti. Questa impostazione consente inoltre che i contenuti pubblicati dai minori definiti “più grandi” (di età compresa fra i 16 e i 17 anni) vengano consigliati a qualsiasi altro utente della piattaforma cinese.
«Questa visibilità potrebbe comportare contatti indesiderati da parte di potenziali autori di abusi e il rischio che i contenuti possano essere utilizzati a fini di cyberbullismo», spiega Bruxelles. «Questa funzione offre potenzialmente a estranei una finestra sulla vita di un bambino. Inoltre, poiché ciò che i minori pubblicano potrebbe rimanere online per sempre e seguirli fino all’età adulta, la funzione comporta il rischio di conseguenze che potrebbero durare per tutta la vita».
«I minori meritano un’esperienza sicura fin dal momento in cui si connettono a Internet – spiega in un comunicato Henna Virkkunen, la vice presidente della Commissione europea –. Il Digital Services Act impone alle piattaforme di integrare misure di protezione per i minori nella progettazione dei propri servizi e le ritiene responsabili qualora non lo facciano. Un elevato livello di protezione non dovrebbe essere un’opzione facoltativa, ma dovrebbe essere l’impostazione predefinita».
La stessa Commissione europea ha confermato a metà luglio che intende presentare in autunno una proposta legislativa con cui regolamentare l’accesso dei più giovani a Internet. Alla base dell’attesa proposta saranno le raccomandazioni presentate da un gruppo di esperti che in un rapporto suggeriscono un approccio graduale, a seconda dell’età dell’utente e del contenuto del sito, limitando al massimo il contatto con Internet prima dei 13 anni (si veda Il Sole/24 Ore del 14 luglio).
La società cinese ha ora la possibilità di esaminare i documenti relativi all’indagine e di rispondere per iscritto alle conclusioni preliminari a cui è giunta la Commissione europea. Parallelamente, verrà consultato il Comitato europeo per i servizi digitali. Se le conclusioni dell’esecutivo comunitario dovessero essere confermate, la Commissione europea potrà emanare una decisione di non conformità, la quale potrà poi comportare anche un’ammenda.
Questa decisione nei confronti di TikTok è solo l’ultima di una lunga serie contro le aziende digitali. Già in febbraio la piattaforma cinese era stata accusata di creare dipendenza nei più giovani (si veda Il Sole/24 Ore del 7 febbraio). Nei giorni scorsi Bruxelles ha multato Google. In precedenza, aveva puntato il dito contro il rischio di dipendenza inerente ad alcune reti sociali di Meta. Sempre di recente ha anche multato le cinesi Temu e AliExpress perché non hanno valutato in modo diligente i prodotti venduti online.
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