
Presentati ad Ancona i palinsesti autunnali. Rossi: «Un errore non nominare presidente Simona Agnes»
Due nuovi canali, una nuova strategia per intercettare il pubblico che si allontana dalla televisione tradizionale e una difesa senza arretramenti della gestione Rai. E tutto questo mentre infuria lo scontro politico sulla governance del servizio pubblico.
La presentazione dei palinsesti 2026-2027, andata in scena al Teatro delle Muse di Ancona, finisce così per trasformarsi in qualcosa di più della tradizionale vetrina della prossima stagione televisiva. Diventa l’occasione per l’amministratore delegato Giampaolo Rossi di rivendicare la linea editoriale dell’azienda, respingere l’etichetta di “Telemeloni”, difendere la scelta (che ormai anche lui, fra le righe ma senza dirlo apertamente, sembra considerare tramontata) di Simona Agnes alla presidenza e assicurare che il terremoto istituzionale che ha investito la Commissione parlamentare di Vigilanza non avrà conseguenze sull’operatività della Rai.
Se il tema doveva essere l’offerta editoriale, la principale novità sta nel lancio di due canali, che però ormai sono anche da considerare progetti multipiattaforma: dal 1° ottobre debutterà Italiana, nuovo canale che andrà a occupare il tasto 57 del digitale terrestre e sarà interamente dedicato al racconto del territorio, delle produzioni, delle culture e delle identità locali. Dal 1° gennaio 2027, invece, Rai Gulp lascerà il posto a V/BE, nuovo marchio rivolto ai ragazzi tra gli 8 e i 14 anni, collocato al numero 42, con l’obiettivo di recuperare quella fascia di pubblico sempre più attratta dalle piattaforme digitali.
Sono due progetti molto diversi fra loro ma che Rossi presenta come parti di una medesima strategia industriale: rafforzare la missione del servizio pubblico senza limitarsi a rincorrere la televisione commerciale.
«Italiana – dice l’ad – nasce con l’obiettivo di raccontare l’Italia reale nelle sue dimensioni territoriali, culturali e produttive, sviluppando una narrazione identitaria e allo stesso tempo moderna, capace di valorizzare un patrimonio unico e di renderlo fruibile in forma crossmediale. Siamo i primi in Europa nel racconto del territorio e questo nuovo canale esalterà la straordinaria ricchezza del nostro Paese con una proposta distintiva e fortemente riconoscibile».
Per Rossi anche V/BE rappresenta qualcosa di più di un semplice restyling dell’offerta per ragazzi. «Rai punta alla revisione dell’offerta Kids, un passaggio radicale, con un nuovo brand, V/BE, che nasce con l’obiettivo di coinvolgere direttamente il target della preadolescenza, i ragazzi tra i 10 e i 14 anni, aprendosi allo stesso tempo, in chiave aspirazionale, anche ai più piccoli, a partire dagli 8 anni, e costruendo un’offerta pensata per essere condivisa, capace cioè di parlare all’intera famiglia in una logica che rafforzi il valore relazionale del contenuto». L’amministratore delegato insiste su un concetto: «Queste non sono revisioni. Sono cambi di paradigma».
La scelta della città marchigiana, inevitabilmente, alimenta anche letture politiche. C’è chi osserva che le Marche sono uno dei territori dove Fratelli d’Italia ha costruito una parte importante del proprio consenso e legge nella sede della presentazione un messaggio simbolico. Rossi offre invece una spiegazione completamente diversa.
L’idea, spiega, è quella di valorizzare l’Italia anche lontano dai tradizionali centri produttivi della Rai, facendo diventare protagonisti territori che raccontano il Paese reale. Si parte da qui, dal capoluogo marchigiano che grazie alla conformazione del promontorio a gomito, presenta la caratteristica peculiare di permettere di osservare sia l’alba sia il tramonto sul mare dallo stesso lato.
La presentazione dei nuovi canali offre inevitabilmente il destro a una domanda che accompagna ormai da mesi ogni uscita pubblica dei vertici di Viale Mazzini: Italiana è il simbolo di una Rai sempre più identitaria? È il canale del cosiddetto sovranismo culturale? Rossi respinge con decisione l’etichetta. «Telemeloni è un marchio che ci portiamo appresso e continuo a trovarla una straordinaria operazione di marketing, che in quanto tale, quando funziona, viene riprodotta all’infinito. Lo sforzo che è stato fatto in questi anni in Rai è stato quello di creare il più possibile un’offerta capace di raccontare la molteplicità delle narrazioni e l’identità del nostro Paese e della nostra nazione». E aggiunge una battuta destinata a entrare nel dibattito politico. «Telemeloni è quella che ha fatto rientrare Roberto Benigni in Rai. Mi sembra quindi una dichiarazione che abbia poco fondamento».
L’ad respinge anche le accuse di impoverimento dell’offerta editoriale avanzate dall’opposizione. «Parlare di declino dei palinsesti mi sembra azzardato. La risposta migliore alle polemiche è la presentazione che avete visto oggi». A sostegno porta anche alcuni dati: «Il numero dei programmi e delle ore di inchiesta è aumentato costantemente, passando dalle circa 400 ore del 2023 alle quasi 700 del 2025. La Rai ha investito nell’informazione stabilizzando 127 giornalisti precari».
Il confronto politico, inevitabilmente, entra anche dentro il Teatro delle Muse. La presentazione dei palinsesti arriva infatti meno di ventiquattr’ore dopo il clamoroso azzeramento della Commissione parlamentare di Vigilanza, svuotata prima dalle dimissioni delle opposizioni e poi da quelle della maggioranza.
Per Rossi, tuttavia, non ci saranno conseguenze sulla gestione aziendale e anzi, richiama ai risultati che sono stati raggiunti: piani industriale e immobiliare, oltre all’utile nell’ultimo anno. «Nella governance della Rai non c’è alcun elemento di instabilità. Abbiamo un presidente facente funzioni (Antonio Marano, ndr), un amministratore delegato e un direttore generale. Il consiglio di amministrazione è nei suoi pieni poteri e l’azienda sta portando avanti il più importante piano industriale della sua storia».
Ma l’amministratore delegato non rinuncia neppure a prendere posizione sulla mancata ratifica della presidente designata. «Mi permetto di dire che credo sia stato un errore non nominare Simona Agnes presidente Rai. Conosco questa azienda da venticinque anni e credo che Simona sarebbe stata (poi solo in un caso si corregge dicendo “sarebbe”, ndr) una straordinaria presidente di garanzia. Sarebbe stata di gran lunga superiore a presidenti di garanzia del passato. Lo dico non per ragioni politiche ma aziendali».
Tra le domande che accompagnano la presentazione dei palinsesti c’è anche quella sul futuro di Chi l’ha visto?, dopo l’annunciato passo indietro di Federica Sciarelli. Rossi non si sbilancia. «Stiamo ancora valutando. Non abbiamo un nome, è ancora prematuro farlo. Chi l’ha visto? è un brand storico fondamentale nel palinsesto della Rai e Federica ha lasciato un’impronta fortissima, bella e incisiva anche nella sua redazione. È un lavoro che dobbiamo fare con grande cura». Accanto a lui Stefano Coletta, indicato nelle scorse settimane come possibile successore della giornalista, si sfila con eleganza. Ma conferma che la sua conduzione era più di un’indiscrezione. «Desideravo condurre Chi l’ha visto?, perché è il programma tra quelli che ho scritto che è più sulle mie corde. Ma credo che ciascuno debba fare il suo. Non posso dire che non sia un grande dispiacere, ma la Rai dovrà individuare la formula migliore per raccogliere l’eredità di Federica. La strada più autentica non potrà andare in continuità con la Sciarelli perché è inimitabile».
Spazio anche a una domanda sul possibile ritorno di Amadeus con risposta netta di Rossi: «L’eventuale ritorno di Amadeus è legato a un’idea editoriale e se ne potrà discutere con tranquillità. Rifiuto l’idea che la Rai sia un’azienda chiusa: la Rai è piena di talent di altissimo livello, tra cui quelli che hanno sostituito Amadeus, ma la Rai ha saputo accogliere in passato anche chi è andato via a fronte di un progetto convincente».
Infine una domanda sulle polemiche per l’ultimo post su Gaza di Antonino Monteleone. «Tutti i dipendenti e collaboratori – ha risposto l’ad – sono tenuti al rispetto del codice etico. Ci sono diversi casi, ieri c’è stato quello di Monteleone, prima quello di Ranucci. Sono casi in cui i giornalisti usano i propri social per esprimere opinioni personali. Quello che possiamo fare è chiedere senso di responsabilità e di misura. Non ho mai accettato un ruolo censorio perché la libertà di espressione nei limiti della legge è un valore enorme, ma entra in gioco la responsabilità dei singoli».
La partita della pubblicità
Accanto alla strategia editoriale c’è quella commerciale, illustrata dall’amministratore delegato di Rai Pubblicità, Luca Poggi. La concessionaria celebra i suoi cento anni rivendicando un ecosistema capace di raggiungere il 98% degli italiani ogni mese, sostenuto da 24 milioni di utenti registrati su RaiPlay e circa 20 milioni di contatti profilati.
«Abbiamo compiuto cento anni, siamo la più longeva concessionaria radiotelevisiva d’Europa: vuol dire che qualche risultato ai nostri clienti l’abbiamo portato», osserva Poggi, che rivendica anche «il grandissimo investimento sui Mondiali», capaci di ottenere «il 40% di share medio sui 15-24 anni» e parte di quell’offerta di sport la cui ampiezza è stata rivendicata sia dall’ad di Rai Pubblicità sia dallo stesso Rossi: «Dal 2023 Rai ha investito oltre 600 milioni di euro nell’acquisto dei diritti sportivi sia ordinari che legati ai grandi eventi».
Per l’ad della concessionaria il tema non è più la contrapposizione fra televisione tradizionale e piattaforme. «C’è ancora chi considera Rai un broadcaster lineare. La realtà è un’altra. Ogni giorno il nostro ecosistema genera milioni di contatti certificati che si trasformano in attenzione, fiducia e relazioni autentiche tra brand e persone». È la chiusura di una giornata che, almeno nelle intenzioni dei vertici di Viale Mazzini, avrebbe dovuto parlare soltanto di televisione. Invece, inevitabilmente, ha finito per raccontare anche del rapporto, fin troppo stretto fra la politica e una Rai che da sempre è scolmatore degli umori (e in qualche modo anticipatrice) di quel che accade nell’agone parlamentare.
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