
L’assessore Bugaro: «Le parti ventose sono limitate a due aree dell’Appennino marchigiano con elevato valore ambientale e paesaggistico»
Nelle Marche, l’obiettivo del burden sharing di installare 2,3 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030 è ancora molto lontano. Secondo i dati dell’Osservatorio REgions 2030, a cura di Elemens e Public Affairs Advisors, sono fermi per la valutazione del Mase quattro progetti di fotovoltaico per 108 MW complessivi e otto di eolico per 470 MW. La Regione Marche, che negli ultimi mesi ha bocciato quattro progetti di eolico nell’area appenninica, sta valutando con la procedura unica regionale (Paur) altri progetti per 235 MW di fotovoltaico e altri 90 MW sull’energia del vento, che però hanno poca possibilità di trasformarsi in impianti funzionanti. L’indirizzo strategico annunciato da Palazzo Raffaello sta nei numeri: 182 impianti fotovoltaici autorizzati dal 2020 al maggio scorso, 165 dei quali di piccola taglia (4-5 MW), e nessuno eolico nello stesso periodo.
«Non posso negare che ci siano forti resistenze nei confronti delle installazioni eoliche – spiega Giacomo Bugaro, assessore regionale allo Sviluppo economico -, poiché le parti ventose sono limitate a due aree dell’Appennino marchigiano con elevato valore ambientale e paesaggistico. E il connotato identitario del nostro paesaggio collinare trova resistenza anche verso le installazioni di fotovoltaico in aree agricole». La scelta è selettiva: fare del sole la principale fonte per produrre energia e per arrivare all’obiettivo condiviso in Europa. Ma si rischia di procedere a rilento, visto che rispetto al target 2026 di 930 MW ad oggi mancano 114 MW, che diventano 1,68 GW se si guarda al traguardo finale.
«Le Marche, oltre a non brillare in fatto di approvazione dei progetti presentati – spiega Tommaso Barbetti, partner di Elemens -, non sono riuscite ad attrarre l’interesse del mercato: solo in Trentino, Valle d’Aosta e Umbria sono state fatte meno richieste di autorizzazione negli ultimi anni. Il territorio non è immenso e ha le sue particolarità, ma anche il business environment percepito come poco favorevole potrebbe aver giocato un ruolo».
A oggi, l’energia prodotta localmente da fonti rinnovabili copre meno di un terzo del fabbisogno regionale di consumo annuale (2.381 GWh rispetto a 7.400 GWh), nonostante la spinta che arriva proprio dallo sfruttamento dell’energia solare, che fa della regione quella con il maggior numero di impianti rispetto al numero di abitanti: sono complessivamente 59mila per 1.602 GWh annui e rappresentano il 67,3% dell’energia verde prodotta sul territorio.
Uno studio della Politecnica delle Marche evidenzia la possibilità di raddoppiare la quota di territorio disponibile e utilizzabile per il fotovoltaico, portandola a 900 ettari (circa lo 0,1% del territorio regionale). Più tetti in aree industriali e urbane, più impianti a terra in aree abbandonate, sempre che non intervengano burocrazia o proteste locali che hanno bocciato progetti di fotovoltaico, anche se ubicati all’interno di cave dismesse. Quanto alle altre fonti rinnovabili, dall’eolico arrivano 27,8 GWh, l’idrico è da diversi anni quasi integralmente sfruttato e oggi produce 255,1 GWh (-55,1% tra il 2024 e il 2025), il termoelettrico produce 495,2 GWh, mentre non sono presenti impianti di geotermia ad alta entalpia.
«Alla luce degli scenari di consumo previsti per i prossimi anni – dice Giovanni Galgano, ad di Public Affairs Advisors -, dalle Marche ci dobbiamo attendere uno sforzo in più in termini di accoglienza di impianti rinnovabili di media e grande taglia. Gli impianti piccoli, diffusi nella regione, sono sì importanti ma non bastano per velocizzare la decarbonizzazione dei consumi civili e industriali». Un punto accolto in pieno da Massimo Cecchini, che per Confindustria Marche segue le politiche energetiche della regione: «Ci aspettiamo, infatti, che nel nuovo Piano Regionale Energia e Clima (Prec) 2030 siano indicati alcuni criteri chiari per attrarre grandi investitori con una visione a lungo termine e che, entro il 2027, cercheranno spazi per realizzare impianti da fonti rinnovabili anche nella nostra regione nell’ambito del progetto nazionale Energy Release».
Nel frattempo, avanzano sia la proposta di legge aree idonee, per la quale c’è una proposta della giunta regionale portata al confronto con province e comuni e che andrà al vaglio delle associazioni di categoria, sia il Prec 2030 appunto, in fase di revisione a seguito del parere di Valutazione Ambientale Strategica e che a breve verrà trasmesso dalla giunta all’esame del consiglio regionale. «Ovviamente va monitorato anno per anno l’andamento degli obiettivi per cercare di incidere positivamente nei limiti delle possibilità che hanno le Regioni – conclude l’assessore Bugaro -. Da parte nostra, si sta agendo con bandi di finanziamento nei confronti di imprese e comunità energetiche».
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