Roggero, nuovo appello: il Quirinale valuti mio caso andando oltre le polemiche

Le parole del gioielliere al senatore leghista Giorgio Bergesio, che gli ha fatto visita nel carcere di Bollate, sono state riportate dal quotidiano «La Stampa»

Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e aver ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio, rivolge un nuovo appello in un colloquio riportato da «La Stampa», che riferisce le parole dell’uomo consegnate a Giorgio Bergesio, senatore piemontese della Lega, che gli ha fatto visita sabato 25 luglio nel carcere di Bollate, nel milanese. Il suo caso resta al centro di dibattiti e polemiche politiche anche dopo l’ultimo video realizzato con intelligenza artificiale e diffuso da Roberto Vannacci.

La speranza di Roggero è che «il presidente Mattarella prenda in esame la richiesta di grazia con molta attenzione e umanità, al di là e al di sopra delle polemiche che hanno segnato la mia vicenda».

Al senatore leghista Roggero ha raccontato la sua detenzione: «Dalle 8 alle 21 noi detenuti possiamo rimanere all’esterno delle celle e muoverci, ma sempre nel rispetto degli spazi consentiti». «Riesco a dialogare serenamente con le altre persone recluse – aggiunge – anche se in quest’ambiente trovare un equilibrio nei rapporti non è affatto semplice».

Intanto, «continuo a essere molto grato a tutte le persone mi hanno manifestato e mi stanno tuttora manifestando vicinanza e solidarietà – ha riferito Roggero a Bergesio -. Voglio continuare a essere sereno e fiducioso anche rispetto a quello che succederà nelle prossime settimane».

«So che il negozio ha riaperto e vivo un po’ in apprensione pensando a mia moglie e alle nostre figlie che se ne occupano – afferma il gioielliere – . Mi preoccupa la loro sicurezza, si sa che in questo momento io non sono lì e loro mandano avanti l’attività da sole. Per questo a ogni telefonata mi raccomando perché stiano molto attente».

Da lunedì 27 luglio Roggero lavorerà come volontario allo sportello giuridico e a quello di segretariato sociale, oltre che in biblioteca all’interno dell’istituto. L’auspicio espresso dal senatore Bergesio è che «la sua permanenza in carcere sia breve e che possano essergli concessi al più presto gli arresti domiciliari. Resta poi la richiesta di grazia, una prerogativa che spetta unicamente alla valutazione del presidente della Repubblica».

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