
Fra giuristi avanza l’interpretazione secondo cui cui le aziende possono usare i consensi raccolti prima del decreto Bollette
Le aziende possono fare chiamate per offrire, con telemarketing, offerte di servizi energetici sfruttando i consensi raccolti dai consumatori negli anni precedenti al decreto Bollette. Una linea sposata dagli operatori telefonici sulla scorta di un’interpretazione della norma che ha raccolto l’adesione di molti dei principali giuristi del settore. È quanto emerso durante un evento al Senato il 20 luglio.
Tema fondamentale per le aziende che, dopo il Bollette, si sono trovate in difficoltà, non essendo chiaro come potessero continuare a fare telemarketing dei servizi d’energia. Il decreto, com’è noto, consente chiamate a questo scopo solo verso utenti che le hanno richieste oppure ad attuali clienti degli operatori. Gli operatori telefonici più volte, tramite l’associazione Asstel, hanno denunciato i problemi della norma, giudicandola discriminatoria e distorsiva della concorrenza.
Una soluzione trovata prevede la possibilità di continuare a lavorare su utenti che in passato hanno dato il consenso a queste chiamate, laddove invece una possibile linea interpretativa del decreto, più severa, richiederebbe la richiesta di nuovi consensi ad hoc.
Un decano del diritto civile come Ugo Ruffolo (università di Bologna) ha considerato corretto usare i consensi precedenti, in quanto analoghi (sul piano del diritto) ai nuovi. Si tratta così anche di difendere la libertà del consumatore, oltre che quella d’impresa, come hanno confermato i professori di diritto costituzionale Carlo Colapietro (Roma Tre) e Filippo Donati (università di Firenze).
Attenzione: ciò non implica che il decreto sia passato senza effetti. In realtà, come nota Colapietro, non è più possibile adesso usare consensi ottenuti da terzi, ma solo quelli che gli operatori hanno raccolto direttamente dai consumatori. Caso tipico: il consenso associato a un contratto di telefonia per poter offrire, a quel cliente, anche un pacchetto scontato per l’energia.
Diventano insomma vietate – ma solo per le offerte di energia – le liste di consensi raccattati qui e lì da vari soggetti e poi date in pasto al telemarketing. Una pratica piuttosto comune.
I professori di diritto Cesare San Mauro (università Sapienza di Roma) ed Emiliano Marchisio (Tor Vergata) hanno ribadito questo distinguo e anche la profonda differenza, pratica e legale, tra l’uso di un consenso valido e la chiamata tipica di un call center illecito, che opera ignorando del tutto le norme. La volontà del legislatore era colpire quest’ultimo fenomeno; ma altro piano è quello che riguarda l’uso di consensi leciti, per quanto precedenti alla norma, nota Donati.
Tutti i principali operatori di tlc, a quanto risulta, in effetti – per uscire dall’impasse – hanno già accolto questa interpretazione, che per altro potrebbe presto acquisire peso economico su altri settori. Nella legge sulla Concorrenza, ora in bozza, è prevista infatti una misura per estendere anche al telemarketing dei servizi tlc le regole che ora con il Bollette valgono solo per l’energia.
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