
Il piccolo arcipelago (con Gozo e Comino) è un concentrato di bellezze naturali, storia millenaria e città barocche, ospita anche nuovi locali alla moda e hotel di tendenza
Lungo l’affollata e caotica Triq Santu Wistin, una delle prime insegne che si incontrano camminando verso la spiaggia di St. George’s Bay, a Malta, è quella della scuola EF, famosa per i suoi corsi internazionali di inglese. La località di St. Julian è il cuore della movida dell’isola, da sempre il ritrovo dei giovani che dopo le lezioni alla mattina si riversano in spiaggia nel pomeriggio e nella giungla di disco-bar alla sera. Ora, però, un nuovo complesso sta trasformando la zona anche in un ritrovo di adulti, di turisti più sofisticati.
Il piccolo arcipelago del Mediterraneo, che comprende anche Gozo e l’isolotto di Comino, dove si concentrano le spiagge più belle, per decenni è stato associato soltanto alle scuole estive di lingue straniere: è l’eredità della storia di Malta, che per un secolo e mezzo è stata una colonia inglese e in passato proprio la spiaggia di St. Julian ospitava una guarnigione di soldati inglesi, devoti al santo protettore del paese: da qui il nome della baia, oggi puntellata di ombrelloni privati dei vari alberghi moderni che vi si affacciano.
La geografia ha segnato la storia del paese, il più piccolo dell’Unione Europea ma anche dal passato antichissimo: per millenni, fino all’invenzione delle navi a motore, Malta è stata una sosta obbligata per i viaggi nel Mediterraneo. Dai Romani, che la conquistarono dopo la Seconda Guerra Punica contro Annibale, fino a Napoleone, durante la sua campagna d’Egitto, tutte le navi a vela che solcavano il mare avevano un’autonomia bassa e la natura ha piazzato l’isola proprio a metà tra la Sicilia e l’Africa. E ancora nella Seconda Guerra Mondiale, Malta servì come base della flotta inglese e da lì partì l’invasione della Sicilia. Tutti, prima o poi, passarono da Malta: l’Apostolo Paolo, nel suo viaggio verso Roma, finì sull’isola, per colpa di naufragio. Anche l’eccelso Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio, nelle sue peregrinazioni da fuggiasco, sbarcò alla Valletta, ospite dei Cavalieri Templari.
I primi colonizzatori noti dell’isola furono i Fenici, e ancora oggi gli occhi che decorano la prua di molte barche sono un lascito punico, ma l’isola era già abitata: attorno al 5mila avanti Cristo popoli sicanici sconosciuti costruirono una Stonehenge del Mediterraneo, 1000 anni prima della piramide di Cheope (è ancora oggi visitabile il sito di Hagar Qim).
Forse non la prima scelta che possa venire in mente quando si pensa un’isola del Mediterraneo, Malta combina i tre ingredienti indispensabili per la vacanze ideale: spiagge immacolate e mare cristallino, movida e la cultura. Non necessariamente da assumere tutti assieme, i tre ingredienti sono in grado di soddisfare qualsiasi tipo di turista: dalla bolgia britannica dei disco-pub di St. Julian, ai templi megalitici, dalla incantevole Laguna Blu (immortalata da un omonimo film degli Anni ’80) ai bovindi stile Lisbona della Valletta, Malta è un interessante miscuglio di Magaluf, la famigerata località di Maiorca, e Cnosso, il sito della civiltà minoica a Creta.
Con 5 città italiane collegate da voli diretti, l’arcipelago è raggiungibile da qualsiasi zona del paese: KM Malta Airlines, la compagnia di bandiera, ha voli diretti su Roma, Milano, Catania e da questa estate pure Palermo; ITA Airways vola dall’aeroporto di Fiumicino; mentre Ryanair da Catania. Per chi vuole portarsi l’automobile, ci sono traghetti da Genova, Civitavecchia e Napoli.
A Malta, orde di giovani stanziano a St. Julian, in una teoria infinita di locali. Ma la zona si sta trasformando, per abbracciare un turismo di età e fascia più alta: decine di grattacieli ospitano le più famose catene alberghiere, da Hyatt al palazzo rosa del Westin Fragonara. L’accoppiata Intercontinental-Voco, uniti da una passerella sospesa a venti metri di altezza, sono la struttura più gettonata, anche per la posizione sulla via principale: il primo è un enorme, e sovraffollato, albergo ma con un’enorme piscina al decimo piano e camere tutte con grande terrazzo. Chi cerca esclusività, può optare per le suite, una sezione separata negli ultimi 3 piani, con un piscina a sfioro privata a sfioro; il fratello minore Voco è più un boutique hotel, molto curato e meno affollato.
A St. Julian, la novità dell’estate 2026 è lo “sbarco” della superstar Cristiano Ronaldo. E’ stato inaugurato Tatel, la più recente aggiunta alla catena di ristoranti lanciata dal campione portoghese e da Manuel Campos Guallar. Fondata nel 2014, la catena propone un’atmosfera spagnola, un po’ Billionaire e un po’ cena di classe. Dopo le aperture a Madrid, Ibiza, Valencia, Dubai e Riad, si aggiunge il locale di Malta con la medesima estetica ispirata agli anni ’20, musica dal vivo e intrattenimento. Il complesso, da cui si gode una bella vista sulla baia, ospita anche un Hard Rock Cafè, e durante l’estate si candida a diventare il nuovo punto di ritrovo di St Julian: ad agosto aprirà anche un nuovo albergo, sempre a nome Hard Rock, più un altro debutto di fasci alta: aprirà il suo primo ristorante il francese Bagatelle, forte della fama costruita a New York.
Una clientela più adulta e sofisticata, in cerca di vita da spiaggia ma senza gli eccessi di St. Julian, trova a Sliema un ottimo compromesso: l’esteso lungomare pedonale ha una vista mozzafiato sulla Valletta e sul lato orientale della baia, con l’ex lazzaretto di Manouel. La catena Barcelo è presente con un albergo in un moderno grattacielo, mentre il premio per la cena con il panorama più suggestivo va al doppio locale Tora – Manta: al piano -1 è un ristorante di cucina cinese fusion mentre al piano inferiore, al livello del mare, è un beach club con cucina mediterranea: la piscina a bordo mare, dove si possono prenotare lettini indipendentemente dal ristorante, è perfetta per passare pomeriggi e aperitivi: il momento migliore è dopo il tramonto, con le luci della città che si accendono sullo sfondo e la brezza che arriva dalla baia.
La capitale dell’isola, La Valletta, fondata dagli esuli Cavalieri di Rodi, eredi dei Templari e devoti a San Giovanni, sembra fatta apposta per i viaggiatori. Tutto il centro storico, di fatto un trionfo di architettura barocca siciliana importata a sud, sull’impostazione urbanistica di un allievo di Michelangelo, è tutta un’isola pedonale dove ogni strada porta al mare.
Una tappa obbligata, per un gelato da passeggio, per un caffè nel lungo bancone zincato, per assaggiare i dolcetti ai fichi e miele, o la versione maltese dei cannoli siciliani, è lo storico Caffè Cordina: fondato nel 1837, in piena epoca vittoriana, è un’istituzione locale.
Al centro storico si entra dall’imponente Fontana del Tritone: sul lato sinistro, tra le palme, emerge il Phoenicia Hotel, famoso per aver ospitato, nella sua sala da ballo, la Principessa Elisabetta d’Inghilterra, fresca di matrimonio con il Principe Filippo, in viaggio di nozze poco prima di diventare la futura Regina Elisabetta II. La via d’accesso alla città è stata progettata da Renzo Piano, l’architetto italiano, che ha anche disegnato il Parlamento di Malta, che si incontra subito all’ingresso: è un edificio moderno che ha suscitato molte polemiche quando fu inaugurato. La scalinata accanto al Parlamento porta fino ai Giardini di Barraka: un’oasi verde dentro la città da cui si gode la più bella vista sulla baia. Nella terrazza al piano di sotto dei giardini, ogni giorno, alle 12 e alle 16, soldati in uniforme da esercito coloniale britannico, sparano cannoni a salve. L’ingresso è a pagamento, ma la cerimonia si può anche vedere gratis dai giardini, arrivando con anticipo perché l’evento, per la gioia dei bambini, tende a essere molto affollato.
L’attrazione culturale più importante della Valletta (e di tutto l’arcipelago) è ancora una volta italiana: l’oratorio della Cattedrale di San Giovanni ospita il più grande dipinto di Caravaggio. Il pittore era in fuga dal Papa e, dopo Napoli, aveva trovato rifugio tra i Cavalieri di Malta che lo ammisero pure nell’ordine: ma nemmeno lontano dall’Italia, il turbolento genio trovò pace: fu arrestato e poi scappò in Sicilia, ma rimase giusto il temo per dipingere la Decapitazione di Giovanni Battista. La Cattedrale, dove a un lato svettano una tipica cabina telefonica e una cassetta postale britanniche, nel tradizionale colore rosso, è una zona super-affollata, ma basta girare l’angolo per trovare angoli tranquilli e inaspettati dove riposarsi tra un monumento e l’altro: lungo Strait Street, un vicoletto ombreggiato, alcuni tavoli all’aperto servono il sushi di AKI: il locale vero e proprio è sottoterra, in un tripudio di raffinatezza. Questa è la succursale maltese del celebre, e stellato, ristorante giapponese di Londra, anche se in realtà quello maltese è il primogenito, creato dalla famiglia De Bono, e poi il più celebre locale britannico. L’idea di un ristorante giapponese nel cuore del Mediteranneo potrebbe far storcere il naso ai puristi del turismo, ma il tonno pinnagialla servito da AKI è rigorosamente locale, mentre piatti come il tenerissimo black cod sono in grado di accontentare anche chi non va a Malta per mangiare giapponese. La cantina di vini, poi, è di altissimo livello.
Ancora in ossequio del sincretismo anglo-italiano dell’isola, dopo il raffinato pranzo da AKI, vale la pena camminare pochi metri lungo la via per trovare l’insegna di Mark&Spencer, i grandi magazzini della classe media britannica: una piccola visita dentro al negozio è come fare shopping a Londra.
Gli amanti delle figurine dei calciatori troveranno in città il loro nirvana: la cartoleria Anastasi è il paradiso delle raccolte Panini. Vende vecchi album e tutte le nuove collezioni. E anche un punto di ritrovo per i collezionisti: davanti all’ingresso, giovani e meno giovani, si scambiano le figurine.
La doppia anima italo-anglosassone di Malta plasma anche la vita notturna e l’intrattenimento: questa estate sull’isola si esibiranno il dj Fatboy Slim, celebrità assoluta nel Regno Unito ma quasi sconosciuto in Italia, che però vedrà suonare glorie nazionali come Loredana Bertè e i Ricchi&Poveri.
Per sfuggire all’ormai onnipresente over-turismo, alla Valletta la soluzione è scendere al porto, attraversando gli storici Bastioni di Lascaris e imbarcarsi una gondola, versione locale delle più celebre imbarcazioni, con tenda per l’ombra e motori fuoribordo (i remi sono solo per bellezza). Dall’altro lato della baia, i tre borghi di Vittoriosa (Birgu), Cospicua e Senglea, le Tre Città, offrono un rifugio alle masse a pochi minuti di traversata, che costa 2,5 Euro e regala anche un bellissimo panorama. Qui, sempre nello stesso stile architettonico barocco in pietra gialla, l’atmosfera è molto più rilassata, tranquilla e, soprattutto, locale e autentica.
A Malta si può anche provare l’avventura più originale per un turista: essere su una piccola isola ma non vedere mai il mare. L’insolita esperienza è la proposta di Villa Corinthia, nel villaggio di Attard, a 20 minuti dalla Valletta. L’albergo, fondato dalla famiglia Pasini su un vecchio palazzo degli Anni Venti, ricorda Il Gattopardo, ha suite in stile coloniale, e offre la vista sull’unica zona verde della zona, il rigoglioso San Anton Park. Sul retro, nascosto alla vista, si apre un giardino segreto con una piscina su più livelli ispirata a un tempio megalitico: è una spiaggia privata immersa nel verde, con ristorante e bar. Gli ospiti dell’albergo lo scelgono proprio per la totale riservatezza e la possibilità di ritirarsi. La vera chicca di Villa Corinthia è però il ristorante: il famoso chef calabrese Francesco Mazzei, divenuto celebre a Londra per il locale Sartoria, ha aperto un suo locale dentro all’hotel: è un’esperienza culinaria di alto livello. Il menù è semplice, come ingredienti, ma di lusso, come qualità e ambiente: la fregula ai frutti di mare è uno dei piatti di punta, assieme ai gamberi rossi crudi, pescati a Malta, o le capesante in salsa hollandaise.
Ragioni temporali hanno impedito a Thomas Hardy, il famoso scrittore inglese, di ispirarsi alle Tre Città o Villa Corinthia per il suo romanzo Away from the madding crowd (Via dalla pazza folla), ma di sicuro gli sarebbero piaciute.