Lungo le vie dell’artigianato nella quieta bellezza di Kyoto

Passeggiate fra laboratori tessili, antichi atelier di creazioni in lacca e candele sacre, musei dedicati alle arti della città simbolo della tradizione artigiana del Paese

I rilievi le abbracciano entrambe, come a proteggerle. Kyoto e Firenze hanno celebrato lo scorso anno il 65esimo dal loro gemellaggio, uno dei primi della storia italiana e segnato da una caratteristica comune: essere luoghi di custodia e trasmissione dell’artigianato più prezioso, quello che in un oggetto nasconde non solo bellezza estetica, ma anche il genius loci, lo spirito, la storia e la cultura del suo territorio, e persino il genius personae, i desideri e il sentire di chi l’ha creato.

Kyoto si raggiunge (lo scorso anno il record di sempre, con quasi 63 milioni di visitatori) certamente per i templi, i santuari che la punteggiano con grazia, le passeggiate lungo il fiume Kawo o il celebre Sentiero del Filosofo, ma chi ama l’alto artigianato l’avrà di certo inserita in cima alla lista delle destinazioni imperdibili.

Considerata una “piccola città” con i suoi 1,46 milioni di abitanti, a circa 450 chilometri di distanza da Tokyo – percorribili in appena 2 ore e mezza con il “treno-proiettile” Shinkansen – la città che dell’impero giapponese fu capitale per oltre mille anni e fino al 1868, vive di un ritmo lento, cortese, che invita a una scoperta contemplativa. Non è certo congelata nel tempo, ma anche nelle sue espressioni più contemporanee conserva un sottofondo di profonda considerazione per il passato.

Molte delle sue machiya, le tradizionali dimore in legno pluricentenarie, sono state rinnovate in senso contemporaneo, come quella di 132 anni diventata il nuovo flagship store di Issey Miyake, firmato da Naoto Fukasawa nell’elegante area di Tsuchiyacho. Una visione che anima anche i nuovi progetti di ospitalità, come l’hotel The Imperial, storica insegna di Tokyo (lì il progetto, del 1923, fu di Frank Lloyd Wright) giunta anche a Kyoto lo scorso marzo nell’edificio all’interno del quale sorgeva l’antico teatro Yasaka Kaikan, dove le geishe erano protagoniste: una delle facciate originarie è stata conservata e la sua insegna è in legno di zelkova, risalente a mille anni fa.

 

Dell’hotel di Kyoto è emblematico anche il numero delle stanze, appena 55 contro le ben 909 del collega di Tokyo. Sono invece 74 le arti tradizionali dell’artigianato di Kyoto ufficialmente riconosciute, che comprendono tessuti, legno, lacca, metalli, lavorati con tecniche a volte millenarie e tramandate di generazione in generazione, nell’unico Paese al mondo dove gli artigiani sono considerati patrimonio nazionale.

Con questo mondo complesso e interconnesso degli artigiani si può entrare in un primo ed efficace contatto nei due luoghi che la città ha dedicato loro, nella zona nord-orientale di Sakyo. Il primo, il Kyoto Handicrafts Center, aprì nel 1967 come spazio per lo shopping tax free per i sempre più numerosi turisti internazionali in città, ma nel tempo è diventato anche luogo di divulgazione; a 600 metri di distanza, costeggiando l’area del santuario Heian, sorge il Kyoto Museum of Crafts and Design, dove non si raccontano solo tecniche e si espongono manufatti (anche alla vendita), ma è disponibile un fitto calendario di incontri e laboratori con gli artigiani.

Il quartiere di Nishijin è ricco di machiya-atelier tessili, dove si alimenta una tradizione che risale al quinto secolo: meraviglioso e intimo il museo di tessuti Orinasu-kan, mentre al grande Nishijin Textile Center si organizzano anche sfilate di kimono a ingresso libero. Da Orisho-Hirai si tesse la seta su telai manuali in legno con l’antica tecnica dello tsumegaki – la graffiatura dei fili con le unghie – e il pavimento è in terra battuta che ogni sera viene bagnata per mantenere il giusto tasso di umidità. Sono dei macchinari a fare la stessa funzione nel piccolo laboratorio di Karamaru, nel quartiere di Shimogyo, dove i fogli di carta washi sono stampati a mano con la tecnica del Kyo Karakami, a base di tavolette di legno di magnolia intagliate, gel di alghe e polvere di conchiglie.

La carta washi dipinta a mano, insieme alla cera delle bacche dell’albero della cera giapponese, dà vita anche alle candele warosoku, prodotte dal 1887 da Nakamura Rousoku, nel quartiere Fushimi. Accanto al parco di Gyoen si trova Inui Shikki, dove la gentile proprietaria mostra – e fa provare – la creazione degli oggetti in lacca secondo la peculiare tecnica di Kyoto: portare a casa un natsume, il contenitore per il tè matcha, fatto con le proprie mani sarà infinitamente più soddisfacente di comprare l’ennesimo paio di hashi, le bacchette, prodotte magari in Cina. È la gioia dell’artigiano, che per un po’ e in ogni luogo può appartenere a tutti.

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