Betelgeuse non è sola: scoperta la stella compagna della gigante rossa

Un team di astronomi dell’Osservatorio di Parigi ha immortalato con il VLT la compagna stellare di Betelgeuse: una svolta storica che spiega i misteriosi cambi di luminosità della supergigante di Orione

Da quasi un secolo Betelgeuse è sotto la lente degli astronomi. Ora, finalmente, sembra essersi chiarito uno dei suoi aspetti più affascinanti: la celebre gigante rossa di Orione avrebbe una compagna, molto più debole e piccola.

La scoperta arriva da un gruppo di ricerca francese, che ha utilizzato il Very Large Telescope dell’ESO, sulle ande cilene, nel deserto di Atacama. È un risultato importante, perché Betelgeuse non è una stella qualunque: è una delle più note del cielo invernale, facile da riconoscere a occhio nudo per il suo colore aranciato-rossastro e per la sua posizione, nella parte alta della costellazione di Orione.

Nella tradizione occidentale, Orione era il grande cacciatore con una spada e una pelle di leone appena catturato. La stella che ne segna la spalla destra è proprio Betelgeuse, da sempre oggetto di interesse per almeno due ragioni: la sua luminosità variabile e la sua natura di supergigante rossa, destinata prima o poi, in tempi astronomici, quindi magari domani o fra 10.000 anni, a concludere la propria evoluzione in una supernova.

Betelgeuse si trova a circa 650 anni luce da noi ed è osservata da oltre un secolo nella speranza di confermare l’ipotesi dell’esistenza di una compagna stellare. Per lungo tempo questa è stata la spiegazione più convincente delle variazioni di luminosità della stella: una debole compagna che le passa accanto è un’ipotesi più plausibile, almeno sul piano osservativo, di una nube di gas in orbita attorno alla gigante rossa.

Negli ultimi anni, l’idea di Betelgeuse B ha raccolto indizi sempre più consistenti. Ora, grazie a un’immagine ottenuta con il gruppo francese, la prova appare molto più solida.

«Questa è la conclusione di una ricerca durata un secolo», ha dichiarato Miguel Montargès, a capo del gruppo dell’Osservatorio di Parigi. «Abbiamo dimostrato che Betelgeuse non è una stella solitaria; è accompagnata da una debole compagna stellare. Sono saltato dalla sedia quando ho visto le immagini elaborate».

La nuova evidenza arriva dopo due studi pubblicati nel 2024, che indicavano dicembre di quell’anno come il momento in cui la compagna sarebbe stata alla massima distanza apparente da Betelgeuse A. Forte di questa previsione, il gruppo ha puntato gli strumenti verso il sistema.

«Onestamente, pensavo che non avessimo la sensibilità necessaria per rilevare Betelgeuse B come previsto», ha affermato Montargès. «Essendo più massiccia del previsto, ora la vediamo!»

Dall’analisi emerge che la compagna avrebbe una massa pari a circa due o tre volte quella del Sole, dunque maggiore di quanto si pensasse in precedenza. Non si tratta quindi di un oggetto marginale, ma di una stella vera e propria, seppur molto più debole della sua celebre vicina.

Il risultato è stato possibile grazie allo strumento SPHERE del VLT, dotato di un coronografo, che, con una specie di disco, blocca la luce di Betelgeuse e permette di distinguere ciò che altrimenti resterebbe nascosto. Si tratta di una tecnica sviluppata soprattutto per l’osservazione degli esopianeti, ma che in questo caso si è rivelata preziosa anche per individuare una compagna stellare.

«È straordinario constatare come SPHERE e le tecniche avanzate di post-elaborazione, originariamente sviluppate per la ricerca di esopianeti, si dimostrino altrettanto efficaci nel rilevare una compagna attorno a una stella massiccia ed evoluta come Betelgeuse», ha spiegato Anthony Boccaletti, astronomo dell’Osservatorio di Parigi e membro del gruppo.

Resta comunque ancora qualcosa da verificare. Serviranno ulteriori osservazioni per confermare in modo definitivo la presenza di Betelgeuse B e, soprattutto, per capire se e come la sua presenza influenzi l’evoluzione futura della supergigante rossa. Betelgeuse, infatti, è una stella vicina alla fine del suo cammino cosmico e continua a sorprendere gli astronomi con i suoi comportamenti irregolari.

Per avere una risposta definitiva, occorrerà ancora circa un anno di osservazioni. Ma il quadro che si sta delineando è sempre più chiaro: Betelgeuse, una delle stelle simbolo del cielo invernale, potrebbe non essere sola.

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