
Nasce Fondazione EnerCia per accompagnare le imprese agricole a investire sulla produzione energetica tutelando quella agricola
Con un investimento di 120mila euro sarà possibile soddisfare il fabbisogno energetico dell’azienda agricola oltre a ottenere un possibile reddito aggiuntivo stimato di oltre 2.000 euro al mese. Un’opportunità che per giunta, riguardando l’agricoltura, presenta l’ulteriore importante beneficio di coniugare produzione agricola ed energetica evitando sovrapposizioni o comunque di danneggiare l’una a vantaggio dell’alta.
Sono gli obiettivi di Fondazione EnerCia la nuova comunità energetica rinnovabile nazionale che è stata presentata alla Camera dei Deputati da Cia Agricoltori italiani. Un’iniziativa che ha l’obiettivo di accompagnare le aziende agricole nella transizione energetica semplificando l’accesso ai vantaggi delle Cer (comunità energetiche rinnovabili) evitando la competizione tra food e no food che in passato ha prodotto la proliferazione in Italia di impianti fotovoltaici a scapito della produzione agricola.
Il progetto targato Cia è però più ampio e dietro lo slogan “Rinnovabile è Agricoltura” punta ad accompagnare le aziende in iniziative imprenditoriali sostenibili capaci di combinare i vantaggi dell’agrivoltaico con quelli delle Comunità energetiche rinnovabili in modo da coinvolgere anche i territori e il tessuto sociale il tutto accompagnando le imprese nel percorso irto di ostacoli burocratici, amministrativi e operativi.
L’esempio, illustrato nell’ambito del progetto Cia, un impianto agrivoltaico da 183 kWp può garantire all’agricoltore una fonte aggiuntiva di reddito che va aggiunta al beneficio legato all’autoconsumo che si stima abbia un valore di circa 6mila euro l’anno.
«Si tratta di un passo concreto – ha commentato il presidente di Cia Agricoltori italiani, Cristiano Fini – verso la promozione di modelli innovativi di produzione e condivisione di energia rinnovabile in ambito agricolo e rurale. Un sistema di strumenti, servizi e competenze integrate, a lavoro per una migliore resa produttiva e difesa del suolo, perché cibo ed energia non sono in competizione, ma parte di una sfida comune che porti valore alle piccole e medie imprese, ma anche alla governance complessiva dei territori».
«Lavoreremo insieme ad associazioni agricole e al mondo della rappresentanza – ha commentato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida – che realizzano gli impianti per verificare che gli impianti di produzione di energia siano compatibili con la produzione agricola. Il che non significa, che qualsiasi cosa tu pianti è produzione agricola. La produzione agricola è una cosa seria, deve essere verificata. Su questo evidentemente andranno posti dei paletti chiari e delle regole chiare per verificare che chi dice che produrrà energia compatibilmente con il terreno agricolo lo faccia davvero».
«Nel caso diverso, quando uno volesse utilizzare – ha aggiunto il ministro – il proprio terreno per produrre energia, quindi produzione industriale, può chiedere la modifica della destinazione d’uso del terreno ed evidentemente non farlo risultare agricolo beneficiando di quelli che sono tutti gli elementi agevolativi che il sistema Italia ha garantito e anche l’Unione europea ha garantito agli agricoltori proprio in funzione di due elementi, quello della sicurezza alimentare da una parte e quello, dall’altra, della manutenzione e della cura del territorio che gli agricoltori fanno in primo luogo come custodi dello stesso ed è per questo che vengono messi al centro del nostro interesse».
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