
La diversificazione per realizzare parti hi-tech di mezzi blindati con commesse pluriennali. Nel 2026 in rotta per 20 milioni
«Tutto è partito da una domanda. Questo è il pezzo – ci avevano chiesto – siete in grado di realizzarlo?» Anche se si trattava di un componente decisamente hi-tech, una lastra di alluminio balistico ad alta capacità di assorbimento, non esattamente il core business aziendale, Miriam Gualini ha accettato la sfida posta dal cliente, vincendola.
«Non è stato banale – spiega l’imprenditrice, alla guida della bergamasca Gualini Lamiere – perché per soddisfare le specifiche richieste abbiamo impiegato un anno e mezzo investendo in tempo, ricerca e attrezzature. Ma alla fine ci siamo riusciti».
Percorso importante quello realizzato, non solo per la finalizzazione di un componente critico anti-mina, dalla cui qualità dipende la vita delle persone, ma anche perché da quel momento in poi per la Pmi meccanica, nata 70 anni fa come piccola officina dotata appena di una forgia e di un’incudine, si è aperto un nuovo filone di business legato alla Difesa.
A quella prima commessa se ne sono aggiunte infatti altre, per realizzare parti critiche di mezzi di difesa terrestre, ordini pluriennali che spingono verso l’alto i ricavi della società, ora in rotta per arrivare nel 2026 a 17 milioni, scatto di quasi 20 punti rispetto all’anno precedente, già in progresso a doppia cifra.
«L’idea – spiega l’imprenditrice – è quella di arrivare al massimo ad avere un 40% dei nostri ricavi in questo settore, perché non vogliamo rinunciare alle nostre altre specializzazioni. Stiamo ad esempio crescendo nei supporti per le cabinovie da città, un business che nel mondo è in forte sviluppo. Ma siamo in grado di gestire anche commesse particolari in comparti specifici, come ad esempio un maxi-serbatoio per trattare i sali di Litio che finirà in Sud America, ordine della durata di oltre due anni a cui lavoriamo insieme ad altre quattro aziende lombarde e per cui abbiamo assunto otto nuovi saldatori».
L’azienda opera in generale in comparti ad elevato contenuto tecnologico, dai sistemi per la difesa alle infrastrutture energetiche, dai pali per il trasporto di energia e persone all’impiantistica navale, fino a collaborazioni industriali con partner nazionali e internazionali. A cui si aggiungono commesse iconiche, come ad esempio quella per realizzare componenti del nuovo ponte di Genova. Anche se l’export diretto è contenuto, la circa l’80% del fatturato fa riferimento a impianti, infrastrutture e sistemi destinati a clienti che operano prevalentemente sui mercati esteri.
La crescita dell’organico, arrivato a 75 unità, è un altro effetto collaterale dei progressi dimensionali di Gualini Lamiere, che in parallelo procede con nuovi investimenti. Scelta necessaria, tenendo conto delle lavorazioni connesse, con le lastre di alluminio balistico anti-mina che da sole saturano due turni al giorno completi di una alesatrice.
A sostenere lo sviluppo è un nuovo piano di investimenti industriali: entro la fine del 2026 entrerà in funzione un impianto laser ad alta automazione e altre azioni per 1,5 milioni sono state programmate per il potenziamento produttivo nell’anno in corso. A cui si aggiungono 1,3 milioni per il biennio 2027-2028.
«Essere inseriti nel business della Difesa non è banale – spiega l’imprenditrice – perché ottenere e mantenere le certificazioni e le autorizzazioni necessarie a trattare alcuni materiali è impegnativo. E’ stato importante però anche per farci crescere, con il cliente che ci ha “costretto” a presentare un business plan per dimostrare che potevamo non solo realizzare il singolo pezzo ma scalare verso l’alto i volumi, come poi abbiamo fatto. A breve, anche grazie a questo settore,potremo arrivare a superare i 20 milioni di ricavi, andando oltre il precedente massimo storico dell’azienda».
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