Idroelettrico, la difficile estate 2026: -40% di acqua in alcuni bacini

Poche piogge primaverili e alte temperature hanno portato il settore in sofferenza, anche se non ancora ai livelli del 2022, anno della grande siccità

Estate 2026 difficile per l’idroelettrico. Già nel mese di maggio Terna ha osservato una diminuzione della produzione idroelettrica rinnovabile del 38,5% rispetto allo stesso mese nel 2025, per inferiori livelli di idraulicità. I risultati dei primi cinque mesi 2026 sono invece complessivamente sotto del 19,3% rispetto a quelli del 2025, un anno che già si era chiuso con un calo del 21,2% se confrontato all’anno dei record 2024.

«Se l’inverno è stato mediamente piovoso, lo stesso non si può dire della primavera – spiega Francesco Avanzi, ricercatore della Fondazione Cima -. Questo rappresenta un grosso problema perché la primavera è con l’autunno un pilastro dell’approvvigionamento idrico. Tra marzo e maggio abbiamo visto riduzioni della piovosità tra il 30-50% in tutto il Nord, la zona più presidiata dagli impianti idroelettrici».

Poi ci sono le temperature estreme di giugno: «Questo ha causato l’evaporazione dell’acqua – continua Avanzi – e una fusione molto anticipata della neve, anche un mese prima del previsto in certe zone. L’acqua negli invasi è stata quindi meno: è evaporata ed è venuto a mancare il rifornimento della neve. L’equivalente idrico nivale medio in Italia a marzo era -14%, ad aprile quasi -50%. La piovosità invece a febbraio viaggiava sul +44% a marzo ha segnato -5%, ad aprile -40% e a maggio -32%».

«Non si prospetta una buona annata per l’idroelettrico – sintetizza Giuseppe Argirò, ad di Compagnia Valdostana delle Acque -. È presto per dire come si concluderà perché aspettiamo di capire come andrà luglio, la parte più importante della stagione idroelettrica. Se lo scioglimento della neve sarà già terminato a luglio, visto che normalmente dura di più, la stagione sarà molto complessa. Al momento i dati parziali dicono che siamo sotto la media decennale, anche se non dovrebbe essere come il 2022: all’epoca giugno era stato disastroso, più di quello appena passato. I segnali sono comunque negativi, evidenziano ulteriormente la necessità di investimenti di cui abbiamo urgente bisogno, con la stabilizzazione delle concessioni attraverso la quarta via e il confronto con l’Ue, auspicabilmente dopo l’estate».

La situazione dei bacini non è uguale dappertutto. Filippo Beneventi, direttore della Gestione Idroelettrica di Edison testimonia come la disponibilità di acqua negli invasi gestiti dal gruppo sia attualmente inferiore di circa il 40% rispetto alle medie storiche, «in uno scenario che richiama le condizioni di forte criticità già registrate nel 2022, quando i livelli di accumulo risultavano sensibilmente ridotti già all’inizio dell’estate». Nonostante questo contesto, Edison con Enel e A2A – concessionari delle dighe a monte del lago di Como – in accordo con Regione Lombardia lo scorso 30 giugno hanno previsto il rilascio nel lago di 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno per 15 giorni con l’obiettivo di rispondere alle esigenze irrigue dell’agricoltura del bacino del fiume Adda.

A2A, che sta contribuendo con il 60% del volume al rilascio nel lago, fa sapere che ad oggi il livello dei suoi bacini – gestiti in più regioni – è lievemente inferiore rispetto alla media storica.

In Lombardia lo scorso 2 luglio l’assessore con delega alla gestione della Risorsa idrica Massimo Sertori ha comunicato un deficit del 36% in laghi, invasi ed equivalente idrico nivale rispetto alla media, seppur migliore di quello del -61% registrato nello stesso periodo del 2022. In Trentino, dopo un inizio d’anno all’insegna della normalità, da marzo lo scenario è cambiato: temperature superiori alla media e scarsità di precipitazioni hanno determinato una sensibile riduzione dell’accumulo nevoso nei bacini imbriferi.

Alla stazione di Trento Laste, al 31 maggio 2026, la precipitazione cumulata risultava circa il 40% inferiore rispetto alla media degli ultimi vent’anni. Lo ha registrato la multiutility trentina Dolomiti Energia, che nel primo trimestre ha visto una riduzione della produzione idroelettrica rispetto alla media di circa il 24%, anche dovuta alle scarse precipitazioni di ottobre, novembre e dicembre 2025. A giugno le piogge sono tornate, ma le condizioni meteo dei prossimi mesi saranno determinanti per capire se la stagione si avvicinerà ai numeri (bassi) di 2017 e 2022.

Anche Alperia, multiutility altoatesina, conferma le criticità: i suoi bacini in Alto Adige presentano un livello di riempimento medio pari a circa il 30-40% in meno rispetto a quanto normalmente registrato. Le principali cause: poca neve in inverno, poca pioggia in primavera. «Al momento, diversi indicatori fanno prevedere un anno al di sotto della media per quanto riguarda la produzione di energia elettrica da fonte idroelettrica, ma non tale da configurare un minimo storico», fa sapere l’azienda.

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