
Nell’Isola 407 imprese, circa 2.600 occupati e un giro d’affari di 400 milioni. Il comparto punta su lusso e mercati esteri, ma la carenza di tornianti e decoratori frena la crescita
Gli ordini ci sono, i mercati pure. A mancare sono le mani. La ceramica siciliana vale oltre 400 milioni di euro l’anno, dà lavoro a circa 2.600 persone tra addetti diretti e indotto e prova a uscire dal recinto del souvenir per entrare negli alberghi di lusso, nelle residenze private e nei progetti degli studi di architettura. Ma davanti ai torni sono sempre meno gli artigiani capaci di trasformare l’argilla in un manufatto.
Il comparto conta 407 imprese specializzate, oltre 2.300 occupati diretti e circa 300 lavoratori nell’indotto. Un sistema diffuso tra Caltagirone, Santo Stefano di Camastra, Sciacca, Burgio, Monreale e Collesano, dove la ceramica tiene insieme manifattura, identità locale e turismo.
La bottega resta il cuore della produzione, ma è cambiato il mercato. Accanto al turista che acquista un piatto o un vaso, cresce la domanda di rivestimenti, tavoli e complementi d’arredo destinati all’interior design, all’hotellerie internazionale, al contract e alle abitazioni di fascia alta.
La ceramica siciliana non può competere con la produzione seriale sui volumi e sui prezzi. Può farlo sull’unicità, sulla personalizzazione e sulla qualità progettuale. È questo il salto dal souvenir al design: usare la tradizione per aumentare il valore del prodotto e conquistare clienti internazionali.
Una delle frontiere più interessanti è la pietra lavica maiolicata. Il basalto etneo, decorato e cotto con tecniche ceramiche, viene impiegato per tavoli, cucine, pavimentazioni, rivestimenti e installazioni per esterni. Una produzione che apre spazi nel contract alberghiero, nel design outdoor e nell’architettura paesaggistica.
La filiera ha anche una propria struttura organizzata. Nel 2008 la Regione riconobbe il Distretto produttivo delle ceramiche siciliane con sede a Santo Stefano di Camastra; nel 2021 è stato riconosciuto, per il quinquennio 2021-2025, il Distretto Ceramiche Made in Sicily, con sede a Palermo.
La dimensione distrettuale serve a superare la frammentazione delle imprese e a sostenere attività che le singole botteghe difficilmente potrebbero affrontare da sole: promozione comune, innovazione e internazionalizzazione. Attraverso il programma regionale «Cluster in Sicilia» è stato finanziato un progetto del Distretto per rafforzare l’aggregazione e gli investimenti materiali e immateriali. Nel 2026 il Distretto è stato inoltre ammesso alla New York Now Summer Market, appuntamento dedicato a design, home décor e artigianato.
Mentre si cercano nuovi sbocchi all’estero, dentro le botteghe emerge il problema che rischia di bloccare la crescita. Mancano soprattutto i tornianti, gli artigiani che modellano l’argilla al tornio, ma anche decoratori e modellatori. Alcune imprese avrebbero commesse superiori alla propria capacità produttiva senza riuscire ad aumentare i volumi per l’impossibilità di ampliare gli organici.
La riduzione delle attività laboratoriali negli istituti professionali ha indebolito il ricambio generazionale. Diverse aziende cercano ormai personale qualificato in Tunisia, Marocco ed Egitto. «Il principale ostacolo allo sviluppo del comparto non riguarda la domanda di mercato», si legge nella relazione sul settore. Il nodo è la trasmissione di competenze che richiedono anni di pratica e non possono essere sostituite dall’automazione.
In questo scenario Santo Stefano di Camastra è stata scelta come unico Comune italiano destinatario di un progetto pilota europeo per il riconoscimento dell’Indicazione geografica della ceramica. L’iniziativa, promossa dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, dalla Commissione europea e dall’EUIPO, accompagnerà il territorio nella costituzione dell’associazione dei produttori, nella definizione del disciplinare e nell’avvio dell’iter di registrazione.
«La scelta di Santo Stefano di Camastra rappresenta un riconoscimento del valore storico, artistico e produttivo della nostra tradizione ceramica», afferma il sindaco Francesco Re. L’Indicazione geografica, aggiunge, potrà «contrastare imitazioni e contraffazioni e accrescere la competitività delle imprese sui mercati nazionali e internazionali».
Per l’assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo, il progetto «premia il valore di una tradizione secolare, il talento dei nostri maestri artigiani e la capacità delle imprese di coniugare identità, qualità e innovazione». La certificazione potrà proteggere il nome e rafforzare la presenza commerciale. Ma non produrrà nuovi artigiani. La vera sfida resta dunque doppia: conquistare il design e i mercati internazionali senza perdere le mani capaci di lavorare l’argilla.
-
Articolo precedente
Caso Roggero, Meloni: ho detto io a Nordio di attivarsi per la grazia
-
Articolo successivo
Tim, prospetto Opas: Poste punta a delisting e crescita