
Per mercoledì 15 luglio è prevista l’allerta di livello massimo in sette città, tra cui Roma, Firenze e Torino. In Sardegna, nella valle di Ottana, nel Logudoro e nel Campidano sono attesi picchi superiori ai 45 gradi
Sette bollini rossi e nove arancioni. In giallo, invece, il resto delle 27 città monitorate. Nessun comune in verde. È lo scenario fotografato dal ministero della Salute per mercoledì 15 luglio. Tra le città dove l’allerta sarà di terzo livello – che indica condizioni di emergenza potenzialmente rischiose per la salute anche delle persone sane e attive, e non solo delle fasce più fragili – figurano Bologna, Brescia, Firenze, Frosinone, Perugia, Roma e Torino. Il picco di calore è atteso proprio tra mercoledì e giovedì.
Lunedì ha infatti preso il via una settimana di grande caldo e stabilità atmosferica che, secondo le previsioni di Federico Brescia de iLMeteo.it, vedrà la massa d’aria calda di matrice nordafricana puntare dritta verso l’Italia, interessando soprattutto il centro-sud e la Sardegna, senza però risparmiare il nord.
Una delle regioni maggiormente colpite dalla terza ondata di calore dell’anno – arrivata la scorsa settimana dopo quelle di fine maggio e della seconda metà di giugno – è la Sardegna. Sull’isola la nuova allerta di condizioni meteo avverse emessa dalla Protezione civile regionale sarà valida almeno fino a venerdì 17 luglio. Le temperature massime continueranno a essere elevate, sopra i 37 gradi, e nelle zone interne potranno raggiungere i 43 gradi. Nella valle di Ottana, nel Logudoro e nel Campidano sono attesi picchi superiori ai 45 gradi.
A differenza di quanto successo durante le prime due ondate, nelle quali l’anticiclone africano aveva solo lambito la penisola, la traiettoria dell’attuale massa di aria calda è più spostata verso est e sta, dunque, investendo in pieno l’Italia.
Lorenzo Giovannini, fisico dell’atmosfera dell’Università di Trento, spiega che «questa settimana farà molto caldo più o meno ovunque, forse sarà esclusa solo la zona alpina. Nel fine settimana è previsto l’arrivo di aria più fresca da nord-est, che farà abbassare le temperature prima nelle regioni settentrionali e poi scenderà pian piano verso sud nei giorni seguenti».
Sul fronte dei roghi, il capo del dipartimento di protezione civile Fabio Ciciliano ha rassicurato la popolazione: «È vero che c’è stato maggiore caldo, non è vero che c’è stata una maggiore quantità di incendi. È ovvio che quelli che vengono messi in grandissima evidenza, come gli incendi che stanno interessando il Piemonte, fanno molta notizia perché sono grandi, durano tanto tempo e avvengono in una regione che normalmente non è abituata», sottolineando però che al momento il numero di roghi registrati non è superiore rispetto a quello degli scorsi anni.
Tuttavia, secondo un’analisi di Coldiretti basata su dati Effis – il sistema europeo che monitora i roghi di grandi dimensioni – il caldo record e la siccità aumentano il rischio di incendi e nell’ultimo mese sono andati a fuoco quasi 9mila ettari di boschi e terreni. Per lo studio, le temperature estreme agevolerebbero la propagazione delle fiamme, aggravando i danni già causati dalla siccità nelle campagne italiane.
E, secondo le stime di Coldiretti, ogni ettaro andato in fumo comporta un costo superiore ai 10mila euro tra operazioni di spegnimento, bonifica e ripristino delle aree colpite. Ai danni diretti si devono poi aggiungere quelli per le attività economiche del territorio, il turismo e la biodiversità.
La situazione rimane critica in gran parte del continente. Secondo uno studio dell’Imperial College di Londra, del Met Office e della London School of Hygiene and Tropical Medicine, almeno 2.700 persone potrebbero aver perso la vita in Inghilterra e Galles per cause legate al caldo durante le ondate di calore di maggio e giugno.
In Germania, invece, nel solo mese di giugno è stato registrato un boom di annegamenti: 99 persone sono morte in acqua, il dato più alto rilevato in un mese di giugno da oltre 20 anni. In Francia rimane massima l’allerta per gli incendi. Domenica pomeriggio è infatti scoppiato un incendio nella foresta di Fontainebleau, a circa 60 km da Parigi, che è stato definito «di portata eccezionale» dal viceprefetto della zona Yannis Bouzar.