
Giro d’affari a 3,3 miliardi, ma i listini a quota 60 cent minano la competitività. L’ad Pomella: a rischio è la mozzarella, diventata ormai una commodity globale
«Il 2025 è stato un anno complesso caratterizzato da una forte crescita dei costi della materia prima che ha inciso sull’incremento del fatturato (3,3 miliardi, +4,5%) ma ha penalizzato la redditività (l’Ebitda è calato dello 0,8%). Per il 2026 è necessario uno sforzo di tutta la filiera per lavorare, con senso di responsabilità, a riportare i volumi di latte prodotti in equilibrio rispetto al fabbisogno della trasformazione, continuando un percorso di crescita che, in questi ultimi anni, ha creato valore per tutti».
Sintetizza così il bilancio del 2025 l’ad di Lactalis Italia, Giovanni Pomella. Pomella guida la divisione italiana della multinazionale francese Lactalis, con 30 stabilimenti sul territorio e più di 5mila dipendenti, che vanta nel proprio portafoglio un articolato mix di prodotti della tradizione e mass market. Infatti, accanto alla presenza di formaggi Dop (dal Parmigiano al Grana padano, dal Pecorino toscano al Gorgonzola) detiene marchi molto popolari come Galbani, Santa Lucia, Vallelata, Invernizzi, Cademartori Zymil, Parmalat, Mandara e Ambrosi.
«Il 2025 è stato un anno – spiega Pomella – con la media del prezzo del latte più alta della storia. Quotazioni vicine ai 60 centesimi al litro. E anche i formaggi Dop hanno raggiunto prezzi record: 11 euro al chilo per il Grana Padano 9 mesi, e 14 per il Parmigiano Reggiano 12 mesi. Numeri che hanno determinato il maggior differenziale di sempre tra il prezzo del latte in Italia e il resto d’Europa». Una dinamica che rischia di penalizzare non tanto i prodotti Dop quanto il resto della produzione lattiero casearia italiana.
«Il caso più eloquente è quello della mozzarella – aggiunge Pomella – un prodotto che ormai non ha più un richiamo esclusivo all’Italia anche perché è realizzato ovunque. Ci sono stabilimenti che producono mozzarella in Germania, Olanda, Belgio, Danimarca. Un prodotto chiave del mercato lattiero caseario mondiale per il quale la variabile prezzo rischia di giocare a nostro sfavore. Abbiamo bisogno di lavorare per mantenere il trend positivo di questi ultimi anni e per questo serve un riequilibrio nei volumi di materia prima non Dop coerenti con i consumi e competitivi in termini di valore aggiunto, il rischio è che queste produzioni finiscano fuori mercato. Mentre per noi è fondamentale continuare a esportare anche questi prodotti importanti in termini di volumi».
In questo quadro non aiuta la dinamica discendente dei consumi di latte che nel 2025 hanno perso un altro 3 per cento. «Un trend che va avanti da tempo – dice ancora Pomella –. Stiamo cercando di rispondere con l’innovazione ispirandoci anche all’esperienza straniera puntando sui fresh dairy yogurt che altrove hanno sostituito di latte. In questa ottica lo scorso anno abbiamo lanciato, con Parmalat, Latte Barista, che consente di replicare a casa il cappuccino del bar, o i latti aromatizzati al cacao e caffè sotto il brand Zymil».
Lactalis punta sull’innovazione anche per incontrare nuove fette di consumatori. «Abbiamo un piano di investimenti da 400 milioni fino al 2030 – prosegue l’ad – e che prevede 80-85 milioni quest’anno. Lavoreremo sull’efficientamento dei nostri stabilimenti ma anche sullo sviluppo di nuovi prodotti per reinterpretare in chiave innovativa la tradizione. Nel 2025, con Vallelata, abbiamo lanciato: i bocconcini di mozzarella ripieni di crema di latte e nel 2026 abbiamo lanciato la “Figliata di Bufala” Mandara, uno scrigno di mozzarella di bufala, ripieno di piccole mozzarelle di bufala. Stiamo lavorando nel solco di burrata e stracciatella, prodotti che stanno andando molto bene, meglio all’estero che in Italia».
Un altro filone, infine, è quello delle offerte sostitutive dei pasti. «Tra le nostre referenze – conclude Pomella – abbiamo sia formaggi che salumi e stiamo provando a mettere a punto un’offerta innovativa sotto il profilo proteico insieme a prodotti liquidi a base di latte e con componenti nutrizionali che possano incontrare nuovi profili di consumatori».
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