Negli Stati Uniti, New York sarà il primo Stato a imporre una moratoria sui nuovi data center di tipo “hyperscale”, strutture di grandi dimensioni usate dalle big tech e ora dalle società di AI, nel momento in cui le amministrazioni locali di tutto il Paese cercano di capire come regolamentare la proliferazione di queste strutture ad alto consumo energetico.
La governatrice democratica dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha firmato martedì un ordine esecutivo che vieta per un periodo fino a un anno la costruzione di questi nuovi data center che hanno un fabbisogno energetico pari o superiore a 50 megawatt, impianti che richiedono ingenti quantità di energia, acqua e suolo per le proprie infrastrutture. L’Empire State diventa così il primo Stato americano a imporre un simile divieto.
L’iniziativa di Hochul giunge in un momento in cui i singoli stati e il governo federale cercano di mantenere la competitività nel campo dell’intelligenza artificiale e di creare posti di lavoro per le comunità, garantendo al contempo che i data center non esauriscano le risorse naturali o le capacità della rete elettrica, né gravino eccessivamente sulle tasche dei consumatori.
Secondo quanto dichiarato dai collaboratori della governatrice durante un briefing con la stampa, la decisione mira a concedere allo Stato di New York più tempo per definire un quadro normativo relativo alla costruzione dei data center e per valutare l’impatto di queste grandi strutture sull’ambiente e sui costi delle utenze per gli utenti. I collaboratori hanno precisato che tale sospensione non intende interferire con le attività dei data center che offrono servizi essenziali, ad esempio, a ospedali, istituti scolastici o centri di ricerca.
Nel mese di giugno, l’assemblea legislativa dello Stato di New York ha approvato un provvedimento che, tra le altre misure, impone una moratoria di un anno sul rilascio di determinati permessi per la realizzazione di grandi data center. Un collaboratore della governatrice ha riferito ai giornalisti che l’attuazione del Responsible Data Center Development Act richiederà tempo e che Hochul ha ritenuto necessario intervenire con urgenza per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini di New York. La moratoria verrà revocata una volta che lo Stato avrà messo a punto un quadro organico a sostegno dei comuni e definito standard edilizi rigorosi.
«Ci troviamo nel bel mezzo di uno dei più significativi sconvolgimenti economici degli ultimi decenni… forse di sempre», ha dichiarato la governatrice annunciando l’ordine esecutivo a New York. «Questo tipo di data center per l’intelligenza artificiale consumano quantità enormi di energia, rischiando concretamente di superare la capacità della nostra rete elettrica», ha aggiunto. «Fanno lievitare i costi per gli utenti locali e mi rifiuto di permettere che tali costi ricadano sui cittadini di New York».
La posizione di Hochul rispecchia quella di molti residenti dello Stato e di esponenti del mondo ambientalista, i quali hanno sottoposto a un attento esame questo tipo di data center a causa del loro consumo eccessivo di energia e risorse naturali, in particolare di acqua. L’annuncio ha evidenziato il forte rincaro delle bollette elettriche per i cittadini di New York: dal 2019, il prezzo medio dell’elettricità a uso residenziale nello Stato è aumentato di quasi il 68%. Tale situazione ha orientato nettamente l’opinione pubblica contro la costruzione di nuovi data center, suscitando forti proteste della popolazione riguardo ai progetti previsti in località come Lansing ed East Fishkill.
La decisione della governatrice dello Stato di New York ha fatto felici le organizzazioni ambientaliste ma ha avuto anche l’applauso di politici come le senatrici Kirsten Gillibran e Kristen Gonzalez ed è in linea con i recenti sondaggi nello Stato di New York
Naturalmente non sono mancate le voci contrarie. «La Cina vince», ha commentato il senatore della Pennsylvania John Fetterman in un post su X. Mentre i costruttori di data center hanno sostenuto che i rivali stranieri degli Stati Uniti stiano appoggiando il movimento contrario all’IA; vi sarebbero inoltre prove della pubblicazione, per un pubblico statunitense, di contenuti anti-IA creati all’estero.
Quello che è stato deciso nello Stato di New York si inserisce in una battaglia più ampia contro la proliferazione di data center negli Stati Uniti. Battaglia che ha il volto di nomi noti. Lo scorso marzo il senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders e la deputata democratica di New York, Alexandria Ocasio-Cortez, quindi due figure di spicco dell’opposizione americana di sinistra, hanno presentato, rispettivamente al Senato e alla Camera usa, l’Artificial Intelligence (AI) Data Center Moratorium Act, un disegno di legge che mira a sospendere a livello nazionale la costruzione di nuovi data center fino a quando non saranno implementate adeguate misure di sicurezza. La battaglia di Sanders in particolare va oltre la preoccupazione per i livelli di sicurezza di queste nuove strutture: «L’intelligenza artificiale e la robotica stanno dando vita alla più vasta rivoluzione tecnologica nella storia dell’umanità», ha dichiarato in un comunicato quando ha presentato la proposta con Ocasio-Cortez. «La portata, l’ampiezza e la velocità di tale cambiamento sono senza precedenti».
Se fosse approvata, la moratoria di Sanders al Senato rimarrebbe in vigore fino all’adozione di leggi volte a limitare gli effetti dannosi dei data center, quindi che prevedono il contenimento dell’impatto climatico e ambientale, la garanzia che non provochino un aumento dei costi delle utenze, la prevenzione della perdita di posti di lavoro e la garanzia che la ricchezza generata dalle aziende di AI sia condivisa con la popolazione degli Stati Uniti.
La decisione della governatrice di New York di queste ore e la proposta di Sanders e Ocasio-Cortez di marzo non sono iniziative isolate di politici avvertiti ma il riflesso di una progressiva presa di coscienza collettiva: nel tempo, quelle che erano istanze di nicchia sono diventate temi di ampio dibattito pubblico. A partire dall’agosto 2025, diverse località e contee in tutto il Paese – in Missouri, Indiana, Georgia e Carolina del Nord – hanno approvato divieti temporanei alla costruzione di data center. Secondo Good Jobs First, un organismo di controllo che monitora lo sviluppo economico, almeno 11 stati stanno attualmente valutando misure analoghe.
Lo scorso dicembre, oltre 200 gruppi di pressione, guidati dall’organizzazione ambientalista nazionale Food and Water Watch, hanno inviato una lettera ai vertici di Camera e Senato chiedendo una moratoria federale sui data center; nella missiva venivano espresse preoccupazioni riguardo all’impatto del settore sulle bollette elettriche e sulla crisi climatica. Sanders è stato il primo parlamentare a sostenere tale richiesta, che da allora ha guadagnato slancio grazie all’appoggio di esponenti progressisti come Maxwell Frost, deputato della Florida, e Pramila Jayapal, deputata dello Stato di Washington.
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