Dal 2019 valore aggiunto in crescita di quasi il 60%. Biffi: «Ora avanti sulla trasformazione digitale».
Un’economia stabile, che risente della marcata contrazione delle vendite sui mercati esteri, della debole espansione dei servizi e del contributo negativo del comparto edilizio.
Quadro di luci e ombre quello evidenziato da Assolombarda per la provincia di Lodi, area che nel 2025, a fronte di una produzione manifattura in crescita del 5,5%, ha visto una contrazione di oltre quattro punti per l’export.
Dai primi mesi del 2026, lo scoppio e le conseguenze della nuova guerra in Medio Oriente tra Usa e Iran hanno considerevolmente aumentato l’incertezza relativa all’evoluzione del ciclo internazionale, nuove frizioni si sono aggiunte lungo le catene di approvvigionamento, i prezzi di molte materie prime sono stati spinti al rialzo.
Tra gennaio e marzo 2026 si è registrata una battuta d’arresto nella produzione manifatturiera (-3,7% tendenziale, in controtendenza rispetto al dato regionale al +2,4%) e anche le vendite sui mercati internazionali sono calate sensibilmente del 21,6%, a causa quasi esclusiva del crollo dell’elettronica (anche al netto di questo settore, però, il risultato provinciale rimarrebbe con segno meno, -1,2%). Tenendo conto del contesto internazionale la previsione per il 2026 è di una crescita dello 0,4%.
Lato mercato del lavoro, a fronte della sostanziale stazionarietà economica, nel 2025 gli occupati sono aumentati di circa 2 mila persone rispetto al 2024, cui si è associata una diminuzione di circa 1 mila disoccupati e un calo di analoga entità degli inattivi. Il tasso di occupazione ha così raggiunto il 66,7% e il tasso di disoccupazione è sceso ancora al 2,0%: solo Bergamo in Lombardia presenta un valore inferiore (1,3%).
Lodi è anche la seconda provincia lombarda più virtuosa per disoccupazione nella fascia 15-34 anni, con un tasso che si è ulteriormente assottigliato nell’ultimo anno fino al 3,2%, ma restringendo alla coorte tra i 15 e i 24 anni emerge un rialzo recente al 10,8% che fa perdere posizioni alla provincia, scendendo all’ottavo posto tra le dodici lombarde (media regionale al 10,9%).
Lodi, soprattutto, presenta un rischio serio di dispersione di potenziale dei più giovani: con quasi 5mila giovani Neet (non studiano e non lavorano) tra i 15 e i 29 anni nel 2024, la percentuale sul totale della popolazione di riferimento arriva al 13,8% e colloca la provincia al primo posto in Lombardia e non troppo distante dal dato nazionale (15,2%).
L’analisi di Assolombarda si sofferma su uno dei punti di forza dell’area, cioè l’Agribusiness, rilevante per dimensione economica e caratterizzato da una solida dinamica di crescita.
La sua centralità deriva dal radicamento storico delle attività agricole e dalla presenza di un ecosistema imprenditoriale integrato che copre l’intera catena del valore: dalla produzione agricola e zootecnica, alla fornitura di macchinari e tecnologie, fino alla trasformazione industriale, al commercio e ai servizi specializzati. Alle attività economiche si affiancano gli attori di un sistema della conoscenza fortemente specializzato sui temi dell’agroalimentare, di cui Lodi rappresenta uno dei principali poli in Lombardia, grazia alla presenza di una sede universitaria dedicata, centri di ricerca e sedi ITS.
Filiera che conta oltre mille imprese e quasi 7mila addetti, generando un valore aggiunto di 744 milioni di euro, quasi il 10% del Pil provinciale.
Il segmento più rilevante è la trasformazione industriale che, con 43 società di capitali e 2,5 mila addetti, genera 359 milioni di euro di valore aggiunto e contribuisce per il 4,6% al PIL provinciale. A seguire il comparto agricolo, con 938 imprese e 2.900 addetti e 283 milioni di euro di valore aggiunto (3,6% del PIL provinciale).
In termini di dinamica nel medio termine, la filiera ha mostrato una traiettoria decisamente positiva. Nel periodo 2019–2024, la crescita del valore aggiunto ha sfiorato il 60%, grazie in particolare al traino del comparto della trasformazione alimentare.
Filiera che evidenzia una buona capacità di posizionamento sui mercati internazionali: nel 2025 l’industria alimentare ha esportato 662 milioni di euro (+45% rispetto al 2019), il comparto degli agrofarmaci 74 milioni (+73,7%), il comparto agricolo 4 milioni (+207%), i macchinari agricoli 16 milioni (con, tuttavia, un incremento solo del +7,4% rispetto al 2019).
«Nel lodigiano -commenta Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda – tradizione e innovazione si rafforzano a vicenda. La crescita della filiera dell’agribusiness testimonia la capacità delle imprese di creare valore, ma per consolidare questa traiettoria è necessario accelerare la trasformazione digitale, investire nell’intelligenza artificiale e sviluppare le competenze necessarie per governare il cambiamento. Oggi la competitività si misura sempre più sulla capacità di utilizzare i dati e le nuove tecnologie per rendere i processi più efficienti, sostenibili e produttivi. È proprio con questo obiettivo che Assolombarda ha promosso forgIA, un ecosistema che accompagna le imprese nell’adozione concreta dell’intelligenza artificiale. Un potenziale che può tradursi in opportunità anche per il lodigiano, a condizione di continuare a investire sulle persone, sulle competenze e sulla collaborazione tra imprese, sistema della ricerca e istituzioni. È da questa alleanza che passa la capacità del territorio di attrarre talenti e investimenti, generando innovazione e costruendo una crescita duratura».
«Il dinamismo del lodigiano è confermato dai dati della filiera dell’agribusiness, un comparto che tra il 2019 e il 2024 ha saputo incrementare il proprio valore aggiunto di oltre il 57% – ha affermato Fulvio Pandini, Presidente della Sede di Lodi di Assolombarda- Per difendere questa nostra eccellenza identitaria, legata a doppio filo alla terra, la sfida strategica diventa oggi sia l’implementazione dell’infrastrutturazione digitale in grado di sostenere la competitività delle imprese, sia l’accelerazione della rigenerazione urbana. Recuperare i vecchi siti produttivi dismessi, infatti, è una strada per circoscrivere il consumo di nuovo suolo senza alterare gli equilibri del territorio e, al contempo, per attrarre grandi capitali internazionali. Allo stesso tempo contribuire a far comprendere alle imprese il loro livello di maturità digitale può aiutarle ad accrescere la consapevolezza di come l’innovazione e in particolar modo quella legata al digitale, può sostenerne lo sviluppo e la crescita».
-
Articolo precedente
Inaugurata a Le Havre la Cma Cgm Notre-Dame, gigante portacontainer francese