
Un report controverso accusa l’ex diplomatico britannico di legami con Mosca. Mandelson era già coinvolto nello scandalo Epstein che ha scosso il governo
Peter Mandelson, l’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti già coinvolto nello scandalo Epstein, sarebbe stato per anni un contatto privilegiato dei servizi segreti russi. A rivelarlo è il quotidiano inglese “The Telegraph”, che cita un controverso report redatto dall’ex funzionario del MI6 Christopher Steele, oggi attivo nel campo dell’intelligence privata.
Il dossier, con il nome in codice di “Project Fish”, è stato criticato da alcune fonti vicine a Mandelson secondo cui le informazioni divulgate sono false, e non contiene prove concrete di attività di spionaggio per la Russia da parte dell’ex ambasciatore.
Secondo il documento, il caso di Mandelson rappresenterebbe «uno dei più importanti successi dell’intelligence russa nella manipolazione della politica inglese negli ultimi trent’anni». L’ex politico laburista sarebbe stato contattato per la prima volta dal KGB poco dopo la caduta del Muro di Berlino, intorno al 1990. Da quel momento sarebbe rimasto un contatto privilegiato per i servizi segreti di Mosca, dapprima in quanto promettente funzionario del partito, in seguito come politico affermato e influente con un ruolo di primo piano nel governo di Tony Blair.
Tra le vicende discusse nel rapporto c’è anche l’amicizia con Oleg Deripaska, uno dei più potenti oligarchi russi considerato molto vicino a Putin. Anche grazie all’aiuto di Deripaska, nel 2010 Mandelson avrebbe assicurato un visto russo per Epstein, che sarebbe servito al finanziere pedofilo per incontrare alcune donne a Mosca. Inoltre, “Project Fish” rivela che durante il suo mandato come direttore non esecutivo all’interno del conglomerato russo Sistema, l’ex diplomatico britannico sarebbe entrato in stretto contatto con spie del Cremlino che lavoravano sotto copertura. Anche in questo caso, tuttavia, il report non presenta prove e non ci sono elementi per stabilire se Lord Mandelson ne fosse a conoscenza.
Sembrerebbe che “Project Fish” sia stato prodotto nel 2022, quando Steele aveva lasciato i servizi segreti britannici e lavorava già nel settore privato. Durante la sua carriera da dirigente all’inteno dell’MI6, ha ricoperto per anni il ruolo di capo del desk Russia.
Divenne noto nel 2017 dopo aver rilasciato un dossier su Donald Trump. Questo rapporto, molto discusso e criticato, accusava il team della campagna presidenziale del tycoon di avere cospirato con la Russia per interferire nelle elezioni del 2016. Inoltre, conteneva allusioni a dei presunti materiali compromettenti su Trump in possesso del Cremlino, inclusi video a sfondo sessuale mai verificati.
Oggi, dopo più di vent’anni di servizio per i servizi britannici, Steele è a capo di “Orbis Business Intelligence”, una compagnia di investigazioni private specializzata sulla Russia. È anche membro della dirigenza della società di consulenza “Walsingham Partners”.
L’esecutivo del Regno Unito, e in particolare l’ormai ex primo ministro Keir Starmer, era già stato duramente colpito dallo scandalo nato dopo la nomina di Mandelson come ambasciatore a Washington. Lo stesso Starmer aveva subito forti critiche per aver appoggiato il diplomatico nonostante avesse fallito alcune verifiche di sicurezza necessarie per l’assegnazione di un ruolo di alto profilo. Oggi, dopo mesi di dimissioni culminate con l’addio del premier laburista eletto nel 2024, secondo il Telegraph, nonostante la scarsa verificabilità delle informazioni diffuse, il governo rischia di incontrare nuove difficoltà.
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