
Il presidente Usa dopo gli attacchi alle navi a Hormuz e i raid incrociati: «Non credo che la guerra ricomincerà, qualsiasi cosa accada finirà in fretta». Teheran: «L’era del bullismo è terminata, non ci arrenderemo»
L’accordo provvisorio di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è saltato. Il memorandum d’intesa firmato a metà giugno da Donald Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian avrebbe dovuto dare tempo ai negoziati per raggiungere un accordo più stabile e duraturo, ma è durato venti giorni.
La tregua è finita, lo ha detto lo stesso Trump, lanciando insulti e minacce contro i leader iraniani. «Il cessate il fuoco con l’Iran non esiste più, dopo gli attacchi delle ultime ore, non voglio più avere a che fare con loro», ha detto il presidente americano, da Ankara durante il summit della Nato. «Sono feccia. Sono persone malate. Sono guidati da persone malate. E sono persone spietate, violente. E – ha ribadito – se avessero un’arma nucleare, la userebbero. Per quanto mi riguarda, è finita».
Gli scontri sono ricominciati martedì, con violenza. I Pasdaran hanno lanciato missili e droni contro le navi mercantili a Hormuz, le forze militari statunitensi hanno risposto attaccando obiettivi strategici iraniani. E il regime di Teheran ha reagito tentando di colpire le basi militari Usa in Bahrein e Kuwait.
The Donald ha preannunciato ulteriori attacchi. «Vi avverto: tra poco, nella notte li colpiremo duramente, potremmo colpire di nuovo l’isola di Kharg», ha detto ieri, mentre crescevano le preoccupazioni per la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Ma il presidente americano ha escluso un ritorno alla guerra su vasta scala: «Non credo che ricomincerà. Penso che andrà molto velocemente. Qualsiasi cosa accada finirà molto in fretta… e non farà altro che rendere le cose più sicure, anche per il petrolio».
Il Comando militare congiunto iraniano, ha definito gli attacchi statunitensi «un palese atto di aggressione», che merita «una risposta schiacciante». Ha poi rivendicato il controllo su Hormuz e ha avvertito che non verrà tollerata la presenza militare degli Usa nello Stretto. Per il segretario generale della Nato, Mark Rutte, gli attacchi statunitensi contro l’Iran erano invece «assolutamente necessari». E l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha affermato che «gli attacchi iraniani contro il Bahrein e il Kuwait sono inaccettabili».
Per Trump gli Stati Uniti hanno vinto la guerra perché il regime di Teheran «non potrà avere un’arma nucleare»: è questo il risultato raggiunto, secondo il presidente americano, nel conflitto iniziato a fine febbraio, costato ai cittadini americani – sono stime di Moody’s Analytics – almeno 132 miliardi di dollari, con un dispiegamento militare che non si vedeva da decenni. E che ha contraddetto ogni dichiarazione sulla guerra fatta da Trump alla base Maga che lo ha voluto alla Casa Bianca.
In Iran, inoltre, i raid di Usa e Israele hanno ucciso almeno 3.500 persone, tra civili e militari. Mentre il regime ha represso nel sangue le proteste di piazza, rimaste ormai senza alcun sostegno internazionale.
Ma se la situazione del programma nucleare iraniano è tutta da verificare, gli altri obiettivi della guerra sono stati mancati clamorosamente. Il regime iraniano è stato decapitato, ma i molti leader uccisi nei raid – a cominciare dalla guida suprema Ali Khamenei – sono stati rimpiazzati da nuove figure, spesso più radicali e nemiche dell’Occidente: «Sono il loro bersaglio numero uno», ha affermato lo tesso Trump. La promessa di annientare la capacità militare dell’Iran non è stata mantenuta. E il sostegno di Teheran alle milizie sciite nella regione – da Hezbollah in Libano agli Houthi nello Yemen – sembra non essere più in discussione. In più il regime degli ayatollah ha scoperto di avere nello Stretto di Hormuz l’arma decisiva per mettere in difficoltà l’economia globale.
«Non costruiranno mai un’arma nucleare in base al nostro accordo, ma non so se avremo un accordo, perché queste persone mentono e imbrogliano. Parlerò con i nostri negoziatori, loro vogliono negoziare. Sono bravissimi: Steve Witkoff, Jared Kushner. Ma penso – ha continuato Trump – che trattare con gli iraniani sia solo una perdita di tempo. Sono dei bugiardi».
Da Teheran, il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, uno dei principali negoziatori, ha accusato gli Stati Uniti di aver violato l’accordo di cessate il fuoco e ha poi mandato un chiaro un messaggio: «L’era del bullismo e dell’estorsione è finita: non ci arrendiamo».