Università di Catania, cantiere aperto per il polo dell’health-tech

Dalla diagnostica molecolare ai nuovi farmaci, dall’intelligenza artificiale alla telemedicina: l’ateneo al lavoro per far crescere spin-off, startup e nuovi progetti

È un cantiere aperto, con i lavori che vanno avanti ormai almeno da un paio d’anni. Fuor di metafora, è un percorso che coinvolge mondo accademico, imprese consolidate e startup, medici, ricercatori ed esperti. Al centro di tutto c’è l’Università di Catania, che sta mettendo insieme competenze scientifiche, ricerca clinica e capacità imprenditoriali per costruire una filiera dell’health-tech: dalle biotecnologie alla diagnostica, dall’intelligenza artificiale alla sanità digitale.

Di questo si parlerà nel corso di “Disruptive Innovation in Healthcare – Health-Tech Speed Date”, in programma al Monastero dei Benedettini. La seconda edizione dell’incontro organizzato dal Centro studi avanzato ILHM dell’Università di Catania riunirà oltre 130 relatori, con dieci tavoli di lavoro dedicati a intelligenza artificiale sanitaria, medicina personalizzata, gestione dei dati, nuovi modelli organizzativi, farmaci e startup life science.

«L’obiettivo è fare in modo che la ricerca universitaria non resti chiusa nei laboratori ma diventi innovazione utile, capace di arrivare nei percorsi di cura, creare imprese e generare nuove competenze», dice Elita Schillaci, direttrice del Centro studi avanzato ILHM. «Il digitale nell’ambito della salute richiede un lavoro comune fra università, ospedali, startup, imprese e investitori: è questa la rete che stiamo costruendo».

La mappa delle realtà che gravitano attorno all’ateneo dà già l’idea delle direzioni imboccate. Mimesis, spin-off promosso da Francesco Pappalardo, sviluppa software di simulazione ad alto contenuto tecnologico per la valutazione e la sicurezza dei prodotti medicinali. È uno dei campi nei quali l’informatica applicata può affiancare le fasi tradizionali della ricerca farmaceutica. Sul versante dei farmaci è in corso l’accreditamento di Pharmatrix, proposta da Vincenzo Micale e Gian Marco Leggio. La piattaforma punta ad accompagnare i candidati farmaci dallo scouting molecolare alla validazione preclinica, fino alla protezione della proprietà intellettuale e agli accordi di licensing. Nello stesso campo si muove Moltheria, altro progetto nell’iter di accreditamento, proposto da Simone Ronsisvalle, Giuseppe Forte, Cosimo Gianluca Fortuna e Piero Pavone. L’obiettivo è integrare modellistica molecolare, bioinformatica e intelligenza artificiale per formulare indicazioni terapeutiche personalizzate, con applicazioni nella neurologia pediatrica, nelle malattie rare, nelle patologie oncologiche infantili e nelle strategie antivirali. La diagnostica molecolare è un altro asse della filiera. A.I.D.A., promossa da Stefania Stefani, Dafne Bongiorno, Paolo Bonacci e Salvatore Petralia, sviluppa kit per biologia e oncologia molecolare destinati alla medicina di precisione. DGBiotech, iniziativa proposta da Massimo Gulisano, lavora invece su sistemi per la diagnosi molecolare e l’analisi rapida del Dna.

Nel biotech opera WE.Mitobiotech, nata attorno a Vito Nicola De Pinto, Angela Anna Messina, Francesca Guarino, Simona Reina e Andrea Magrì. Il progetto punta allo sviluppo e alla validazione di molecole capaci di intervenire sulle disfunzioni mitocondriali, con possibili applicazioni nei settori farmaceutico, nutraceutico, cosmetico e veterinario. Nacture, promossa da Gianna Tempera, Rosanna Acquaviva, Daria Nicolosi, Simone Ronsisvalle e Carlo Genovese, sviluppa e commercializza sostanze ad attività biologica. ProBioEtna, avviata da Cinzia Randazzo, Cinzia Caggia e Alessandra Pino, lavora invece su ceppi e colture microbiche per prodotti nutraceutici con applicazioni alimentari, farmaceutiche, cosmetiche e mediche. Tra gli spin-off in fase di accreditamento c’è anche Medithera, che punta alla ricerca, produzione e caratterizzazione di molecole biologicamente attive di origine vegetale. Eclat, proposta da Riccardo Polosa, opera nello sviluppo di prodotti alternativi e potenzialmente a rischio ridotto rispetto al fumo di sigaretta. Fuori dal perimetro sanitario stretto, ma sempre nel campo del trasferimento tecnologico universitario, opera Midi Technology, promossa da Margherita Anna Ferrante, che sviluppa servizi di diagnostica e valutazione del rischio applicati ai beni culturali..

L’health-tech non riguarda soltanto laboratori e molecole. Tobesia, spin-off di Francesco Saverio Latteri, ha costruito un ecosistema digitale che mette in relazione pazienti con obesità e specialisti, con l’obiettivo di rendere più continuo il percorso di assistenza. Tra i progetti ancora in fase iniziale figurano Chelatech, proposto da Giuseppe Floresta, dedicato a carta antibatterica e biomateriali intelligenti basati su chelanti, e IlluminaHeatGuard, di Nunzio Tuccitto, che propone etichette fluorescenti intelligenti per il monitoraggio termico dei prodotti Life Sciences. L’università è il nodo centrale ma non esaurisce il campo. La mappatura di Le Village by Crédit Agricole Sicilia include infatti altre realtà regionali come InnovahElix, attiva sulle molecole bioattive per farmaceutica, cosmetica e nutraceutica; HugBrain, nel digital health legato alle funzioni neuro-cognitive; Ippocratea, nel software per l’e-health; Govisit, nei servizi di telemedicina e telemonitoraggio; Prismed e Paperbox Health, orientate rispettivamente alla prevenzione digitale e alle terapie digitali.

Il contesto di mercato rende questa scommessa concreta. Tra il 2020 e il 2025 in Sicilia sono state censite 53 startup Life Sciences. A livello nazionale il settore ha raccolto 414,1 milioni di euro nel 2025, attraverso 56 round: il medicale è stato il terzo comparto per numero di investimenti di private equity e venture capital, con 115 operazioni.

La Sicilia rappresenta il 6% delle imprese biotech italiane, ma soltanto il 2% del fatturato nazionale e il 3% degli addetti. La sfida del cantiere aperto attorno all’Università di Catania è ridurre questa distanza: trasformare ricerca, brevetti e competenze in imprese capaci di validare prodotti, attrarre capitali e trovare spazio stabile nell’healthcare.

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