Veneto terra di Mecenati, ogni euro in Art Bonus ne genera fino a 5,64

I dati di due ricerche fotografano un fenomeno maturo e a portata anche di Pmi – Nasce un Osservatorio

Il Veneto è la seconda regione d’Italia per numero di imprese attive nel sostegno ad arte e cultura (123 aziende; il comparto culturale regionale genera un valore aggiunto di 9,4 miliardi di euro, pari al 5,3% dell’intera economia veneta, e ogni euro investito in Art Bonus ne genera fino a 5,64.

Sono i risultato di due ricerche – una dell’Osservatorio Impact/Università degli Studi di Padova e l’altra della Fondazione Nord Est –, realizzate con il contributo di Intesa Sanpaolo, che misurano l’impatto economico del mecenatismo delle imprese venete.

Sul versante dell’impatto economico, il report della Fondazione Nord Est quantifica il valore moltiplicativo degli investimenti privati nel restauro dei beni culturali, utilizzando come base di analisi i dati tracciabili dell’Art Bonus, il credito d’imposta al 65% introdotto nel 2014 per incentivare le erogazioni liberali a sostegno della cultura e del patrimonio. A livello nazionale, lo strumento ha raccolto oltre 900 milioni di euro in dieci anni, coinvolgendo più di 41mila mecenati.

In Veneto, nel periodo 2016-2024, la provincia di Venezia guida la classifica degli interventi di restauro e manutenzione finanziati con 92 opere, seguita da Padova con 74. I dieci progetti di maggiore entità includono la manutenzione dell’Isola di San Giorgio Maggiore con 14,2 milioni di euro di contributi privati ricevuti, gli interventi all’Arena di Verona con 9,4 milioni e la realizzazione del nuovo teatro a Treviso con 5,5 milioni. Il picco delle erogazioni private si è registrato nel 2021, con 16,1 milioni di euro raccolti, mentre nel 2024 i contributi si sono attestati a 14,3 milioni. In termini di copertura economica, le province di Rovigo e Venezia mostrano le percentuali più elevate di finanziamento privato rispetto al costo complessivo degli interventi, rispettivamente al 55,3% e al 53,7%.

L’analisi economica, condotta attraverso cinque scenari, mostra che negli scenari in cui il restauro viene effettuato l’investimento genera ritorni economici positivi, anche in assenza di variazioni nei flussi turistici. Nello scenario più conservativo – quello in cui il restauro non produce alcuna variazione negli arrivi – ogni euro investito tramite Art Bonus genera circa 1,50 euro di ritorno economico complessivo. Nel 2024, a fronte di 14,3 milioni di euro di donazioni tramite Art Bonus, il report stima nello scenario senza variazioni dei flussi turistici un impatto economico totale pari a 21,4 milioni di euro. La stima deriva dall’effetto diretto dell’investimento nei lavori di restauro e dall’impatto indotto sulle filiere economiche collegate, indipendentemente da eventuali incrementi turistici.

Il potenziale moltiplicativo cresce in modo significativo con l’incremento dei flussi culturali: con un aumento del 5% dei visitatori, il rendimento sale a 2,88 euro per ogni euro investito; con un incremento del 10%, raggiunge 4,26 euro; nello scenario più ottimistico, con un aumento del 15% degli arrivi, il ritorno economico può arrivare fino a 5,64 euro per ogni euro erogato. Nel 2021, anno record per le erogazioni tramite Art Bonus, il report stima un impatto economico complessivo superiore a 24 milioni di euro già nello scenario neutro, cioè senza variazioni dei flussi turistici.

L’indagine quantitativa – condotta da Impact Srl realizzata su un panel di 179 imprese distribuite su tutte le province venete e approfondita con 66 interviste dirette a imprenditori e referenti aziendali – fotografa un fenomeno in piena maturità: stabile, crescente, sempre più integrato nelle strategie aziendali. La metodologia dell’indagine è stata messa a punto a partire dal 2012 e si è consolidata attraverso cicli successivi di rilevazione.

Ne risulta un Veneto è la seconda regione d’Italia per numero di imprese attive nel sostegno ad arte e cultura (123 aziende), con una quota che sale tra le imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro. Il comparto culturale regionale genera un valore aggiunto di 9,4 miliardi di euro, pari al 5,3% dell’intera economia veneta per un settore che occupa quasi 146.000 addetti — il 6,1% della forza lavoro veneta.

Oltre il 50% delle imprese del panel ha incrementato le risorse destinate al mecenatismo; la quasi totalità dichiara di voler mantenere o ampliare l’impegno. La fascia di investimento più frequente è sotto i 5.000 euro annui (44%), ma crescono le fasce intermedie — segno di una maturità in espansione. Infine, guardando alle dimensioni, le Pmi rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo veneto e il mecenatismo si conferma fenomeno diffuso, non riservato ai grandi.

I settori più sostenuti: spettacolo dal vivo, restauro e conservazione del patrimonio, mostre ed eventi culturali; le iniziative sono sempre meno episodiche e sempre più integrate nelle strategie aziendali.

La principale raccomandazione che emerge dall’indagine è l’istituzione di un Osservatorio permanente sul Mecenatismo Culturale delle Imprese Venete – il primo in Italia con questa continuità metodologica e questo radicamento territoriale. Non un centro di monitoraggio, ma un’infrastruttura di conoscenza: una piattaforma consultabile da imprese, istituzioni culturali e decisori pubblici. L’Osservatorio può servire tre attori: le imprese, per orientamento strategico e benchmarking; le istituzioni culturali, per comprendere le logiche d’impresa e costruire co-progettazione; i decisori pubblici, per progettare e valutare le politiche culturali con dati aggiornati e comparabili.

«Che il Veneto fosse terra di mecenati lo si sapeva da sempre – ha dichiarato Maria Cristina Gribaudi, advisor alla Cultura di Confindustria Veneto – Quello che non sapevamo era la misura esatta del fenomeno, né le sue caratteristiche profonde. Quando Confindustria Veneto avviò la prima mappatura nel 2016, scoprimmo che il 90% dei mecenati proveniva da piccole imprese e che la motivazione prevalente era, semplicemente, quella di voler restituire qualcosa alla comunità in cui si viveva e si lavorava. Dati che hanno cambiato la nostra lettura del territorio. Nel 2024, con la nostra Unit per la Cultura d’impresa e il prezioso supporto di Intesa Sanpaolo, abbiamo ripreso il progetto con una nuova ambizione: istituire un Osservatorio permanente sul mecenatismo d’impresa. La cultura non è un lusso: è un fattore di sviluppo, e i numeri lo confermano senza ambiguità».

E per Valeria Mantovan, assessora alla Cultura della Regione Veneto, «I dati presentati oggi confermano qualcosa che in Veneto sappiamo bene: cultura ed economia non sono mondi separati, si alimentano a vicenda per generare valore economico, sociale e identitario. – Il nostro territorio ha un patrimonio straordinario — per dimensione, qualità e radicamento — e una classe imprenditoriale che lo riconosce come un valore reale, non come un ornamento. Le imprese venete hanno piena consapevolezza che investire nella cultura significa investire anche nella competitività, nell’attrattività e nella crescita del territorio in cui operano».

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